BABA peggiorato? Eppure i numeri dicono altro

La scorsa stagione di Babacar, spesso e volentieri alle spalle di Gomez, sembrava autorizzare a pensieri d’alto livello: Montella si era opposto alla cessione ed il senegalese aveva trovato gol, qualche doppietta, anche un gol spettacolare all’Inter. In attesa del gioiellino più giovane, Bernardeschi, l’attaccante classe ’93 sembrava insomma ben indirizzato e destinato a rappresentare il futuro dell’attacco viola. Una certezza che sembra svanita ad oggi, dove i giudizi sulla sua stagione vertono decisamente al negativo. Colpa anche di un rinnovo molto oneroso firmato nel frattempo e di aspettative aumentate inevitabilmente. Eppure se si analizzano i numeri si scopre che Baba, magari poco partecipe alla manovra, ma decisivo lo è ancor di più di dodici mesi fa. L’anno scorso, giunti alla sosta di Pasqua, aveva giocato 25 partite, tra campionato, Coppa Italia ed Europa League, conditi da 8 gol: un totale 1328 minuti, ovvero un gol ogni 166 minuti. Alla fine della stagione sarebbero stati pochi di più, 1366 (complice un infortunio), con la rete alla Dinamo Kiev a chiudere dal punto di vista del bottino personale ed una media gol/minuti salita ad una rete ogni 170.
In questa stagione invece Babacar ha messo insieme 23 presenze totali, 1136 minuti (192 in meno e va considerato che la sosta pasquale l’anno scorso giunse dopo la 28^ giornata, non alla 30^); 7 invece i gol: uno ogni 162 minuti. Un miglioramento insomma, anche se piccolo, dal punto di vista statistico, che racconta, se non tutta, almeno una parte della verità. Perché indubbiamente ci si attendeva una crescita più impetuosa ed un’integrazione maggiore con il gioco di Sousa; era difficile però immaginare l’esplosione di Kalinic e la riduzione degli spazi a sua disposizione. Babacar resta un talento non proprio sbocciato ma comunque decisivo (ha portato 12 punti tra campionato ed Europa League) e in questa stagione si è comunque, in qualche modo, migliorato.

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4 commenti

  1. Non è un male, ma se riesci ad esserlo al massimo contro queste squadrette non sei un campione né tantomeno uno da un milione e mezzo netti a stagione. Stop. Non è molto difficile da capire, semplice meritocrazia.

  2. supercannabilover

    Baba è un buon giocatore, potrebbe essere provato da esterno rimettendo Bernardeschi nella sua posizione ideale

  3. Gabriele, per te è un male essere decisivo contro carpi e frosinone? Magari ci fosse stato un giocatore decisivo contro verona e frosinone nel girone di ritorno…

  4. I numeri, al solito, devono o per meglio dire dovrebbero essere INTERPRETATI. Uso il condizionale, dato che quasi nessuno lo fa. Perché se è vero che Paracar in alcune partite di questa stagione è risultato decisivo e magari qualche golletto l’ha pure segnato, è altrettanto ineluttabile che se tu mi segni e risulti decisivo contro Carpi, Genoa, Frosinone (riferendosi alle partite d’andata) e Belenenses, fallendo invece tutti i big match (Inter esclusa, contro la quale tuttavia ha “solo” messo dentro un rimpallo) e anche molte altre gare sulla carta più semplici (il Verona per fare l’ultimo esempio), allora è evidente che tu NON sia migliorato per davvero, ma al massimo sia rimasto sui livelli dello scorso anno. Quando facesti una bella prestazione in casa contro l’Inter e poco altro, senza mai completamente riuscire a convincere Montella a preferirti a un Gomez in evidente difficoltà.

    Sennò, se andiamo a leggere i numeri e basta, questi ci direbbero anche che la difesa della Fiorentina sarebbe la sesta migliore su venti, in campionato, per mero numero di gol subiti. Quindi, una retroguardia di medio-alto livello. MA:
    1) leggendo i medesimi dati, si scopre che le cinque difese migliori della nostra sono quelle di tutte le altre big, con l’unica eccezione di quella di una Lazio disastrata e priva, fin dall’inizio, di de Vrij.
    E comunque 2) vogliamo stare qui a contare tutti i punti persi tra le varie roncagliate, tomovicciate e pasqualate assortite?

    Cosa c’entra la difesa con un attaccante? Niente, di per sé, ma anche tutto, poiché dimostra come i numeri debbano sempre essere interpretati, per non incorrere in inesattezze anche grandi.

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