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Beha: “Della Valle, De Laurentiis (Fiorentina e Napoli) così uguali e così diversi…”

Il giornalista e tifoso viola, Oliviero Beha, ha pubblicato un articolo sul proprio blog, dove si fa un parallelo tra Fiorentina e Napoli, due realtà in ascesa nel nostro calcio: “In un Paese normale & decente la decisione di Aurelio De Laurentiis, tycoon cinematografico del Napoli, sarebbe normale & decente: rinviare la festa di ieri sera al San Paolo, in occasione dell’amichevole con il Galatasaray per rispetto alla tragedia irpina del bus precipitato e dei 38 morti di Pozzuoli parrebbe il minimo. E invece in un’Italia così è comunque sensibilità rimarcabile che sposta i riflettori dal calcio e dal tifo alla società: che non è il club che fu di Maradona ed ora è di Higuain, el pipita, presentato davanti ai suoi primi 60mila, bensì il sistema-Paese. Che se la passa male, malissimo, con tragedie incorporate, tanto che lo dica Beppe Grillo, Casaleggio o Delrio cambia poco. Anche perché, come spesso accade in quest’estate di ritiri calcistici movimentati dal mercato ospitati da un’Italia a rischio default si rischia di “non vedere ciò che si ha davanti agli occhi, impresa più difficile dello scoprire verità nascoste”(citazione da Massimo Mauro, arguto commentatore d’area piddina con trascorsi da buon calciatore e pessimo “imprenditore” pallonaro. O la citazione era invece da Ludwig Wittgenstein? Bah…).

E che cosa abbiamo davanti agli occhi? Il rischio tifo nello stadio-Italia. Altrimenti detto, è evidente che in un Paese in disarmo c’è comunque bisogno di ricreazione/distrazione emotiva, e nulla come Rotondomania e Rotondolatria sembrano garantirlo. L’entusiasmo di molte piazze, da quella juventina abituata a vincere a quella di un Torino di conserva, dalle province pallonare che si riempiono di identità con le squadre locali ai due veri casi del momento, cioè il Napoli e la Fiorentina che significano due città importanti così uguali e così diverse nella loro versione rotondopatica, ci dice una cosa precisa: il calcio fa ancora da bacino per grandi investimenti emotivi, malgrado gli scandali e l’inattendibilità dell’insieme per cui non sai mai se i giocatori sbagliano apposta oppure no, perché hanno scommesso, campioni multimilionari inclusi. E’ come per le lotterie e i giochi, “tassa sulla povertà e sulla disperazione”. Almeno il calcio lasciatecelo, si dice a inizio stagione dalle Alpi alle Piramidi, mischiando i commenti sulle disposizioni tattiche a venire con le ultime dal fronte dei femminicidi. Che volete, siamo fatti così…

E fin qui i nostri eroi politici di vertice, del “piove, governo ladro” di mai tramontata memoria, potrebbero fregarsi le mani: grazie al pallone teniamo buono un popolo a pezzi, per mano appunto di imprenditori che sconfiggono la crisi come De Laurentiis e Della Valle, della sempiterna Fiat con i rampolli Agnelli, dell’indonesiano Moratti e di chi mischia le carte in tutti i settori come nessuno sa fare, naturalmente il Sovrano di Arcore e Milanello. Sarebbe invece un errore marchiano, buono per far correre altri rischi di ordine pubblico colossali al Paese. Perché? Perché l’investimento emotivo tifoso da parte di un popolo intiero o giù di lì non è di “grado zero” né “a costo zero”. Funziona in positivo se la squadra del cuore, della coratella, del fegato ecc. va bene oppure viene battuta da chi è più forte nel rispetto di quelle 17 regole fondamentali e facilissime da capire che ordinano il Reame rotondo. Altrimenti sono mortaretti e fuochi artificiali dell’anima (per dirla alla vesuviana) o bombe carta alla guelfa o ghibellina, per restare a Firenze. Con tutte le declinazioni differenti in giro per l’Italia.

A quel punto la disperazione del tifoso si salderebbe nella stessa persona o tra persone diverse alla disperazione dell’italiano in crisi lungo tutta la settimana, con quel che ne potrebbe conseguire in termini di quell’ordine pubblico che quando lo stadio esplode sembra rimanere riduttivamente sempre confinato al “teppismo” di genere. Non credo che in questo caso sarebbe così. Per questo mi piace l’idea che un Aurelio insieme a un Diego e a un Andrea bros. abbiano degnato di molta attenzione il contesto, a partire dalla sensibilità di cui sopra per continuare con l’idea fiorentina di rimuovere le barriere tra spalti e campo, come in Inghilterra dove pure non le mandano a dire quando socialmente “scendono in campo”. Esperienza questa già varata da tempo dall’Udinese di Pozzo.

Sono discorsi-ponte, certo, in un ambiente in cui contano Higuain e Gomez, magari Jackson Martinez e di sicuro “Pepito” Rossi ecc. Ma sono discorsi che vanno insieme al fair-play economico tanto sbandierato e così poco praticato. In questo senso due squadre che arrivano dalla C2 dopo lutti e rovine in città pallonare fino al midollo debbono a un management avveduto (a Firenze solo ex post… e grazie alla rissa da saloon tra Delio Rossi e Lijaic specchio di un fondo ormai raggiunto e “scavato”) questo progresso, grazie al quale contenderanno alla Fiat – forse – il prossimo scudetto. Dentro il campo e lo stadio, e in società, cioè nei club… Ma nello stadio-Italia? Che succederà se la Roma “non funziona” neppure stavolta? E la Lazio perderà Mauri e punti di penalizzazione oppure peserà di più il loro vero Klose federale, cioè il bomber Lotito? E Moratti giocherà ancora a lungo con le sue figurine o il boss Thohir gliele comprerà e toglierà di mano? E per Berlusconi ci sarà anche la Cassazione del calcio-mercato oppure ci fermeremo a quell’altra e il rossonero cromaticamente non ne risentirà? Ah , saperlo…

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3 commenti

  1. o non sono in giornata o cambia il tempo…..comunque e’ peso l’omo, ma parecchio, questo ricercare il forbito parlare oggi non lo tollero e poi subito citazioni di Massimo Mauro………uuuuhhhhhh che testicoli ci fai

  2. Meno male che nessuno infama piu’ Beha. Finalmente hanno capito che e’ uno dei pochi giornalisti seri rimasti. mi ricordo che quando la Viola faceva pena e lui lo riconosceva nei suoi articoli, si aprivano le cateratte degli insulti. Noi tutti a criticare la squadra, ma se lo faceva lui, apriti cielo. Noi tutti a criticare i Della Valle per il braccino corto, se lo faceva lui……….

  3. Articolo interessante , poi va beha difficilmente e’ banale,

    Comunque speriamo proprio di poterlo scoprire con una condanna se la cassazione contera’ anche per il milan.
    Dopo 12 mesi in cui son passati da montolivo ad un campionato falsa in pieno stile moggi se non peggio alla corte a Adem proprio ora che sta diventando un campione ed aveva trovato serenita’
    Che condannino s b che il milan non passi il turno e magari dal campionato prenda solo sconfitte e retroceda, almeno potremmo seguire il campionato riuscendo a distaccarci realmente dalla realta’ , ad oggi e da che ero piccolo e ci stava Bati non riesco a non pensare che stia perdendo tempo con qualcosa che sia poco piu’ di una presa in giro oltre che senza molto senso , ma l’amore per la viola resta una dilendenza peggio di una droga x me ,
    col fumo in una settimana smisi ma rinunciare alla viola sarebbe si un problema .

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