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Behrami: “Vorrei una Fiorentina con lo spirito inglese. I tifosi viola sono i più passionali che abbia mai visto”

Il guerriero viola, in cui Firenze può identificarsi. Ecco chi è Valon Behrami, raccontato tramite una lunga e interessante intervista realizzata da Viola.

Qual è stato il primo impatto coi tifosi di Firenze?

“L’impatto con i tifosi per me è una questione molto emotiva. Una situazione particolare, dove l’emozione mi ha aiutato e spinto. L’emozione di Genova: il mio primo anno da professionista. Quella di Roma: la prima volta in serie A, quando tutto sembrava troppo grande per me. Quella di Verona: una squadra giovane, più piccola. Quindi l’Inghilterra, e poi Firenze dove sono arrivato più maturo, senza grosse paure e con la possibilità di esprimermi al meglio”.

I tifosi sono tutti uguali?

“I tifosi sono sicuramente diversi tra loro. La differenza tra l’Italia e l’Inghilterra è enorme, però anche tra Firenze e Roma, Verona e Genova. Tutti hanno un modo assolutamente proprio di vivere il calcio. Firenze è forse la città che vive il calcio con più intensità. Una modalità che riesce a condizionare il morale di tutti per un’intera settimana. A Firenze la gente vive ogni partita. Lo sento quando cammino in città, quando vado a prendere il caffè, quando vado a prendere il pane. Quando perdiamo mi dispiace quasi uscire, perché quando incontro un tifoso riesco a percepire il suo stato d’animo”.

Con i compagni ha trovato subito il giusto feeling?

“Si, anche per il mio carattere, da subito col gruppo è stato facile. All’inizio sono un po’ timido, ma poi riesco ad aprirmi. Si, con i miei compagni è stato davvero facile e veloce, anche perché sono stati bravi a farmi sentire uno di loro. Un legame particolare? Lo avevo con Santana… anche perché eravamo vicini di posto nello spogliatoio. Mi mancherà”.

La curva le ha dedicato un coro che, prima di lei, è stato gridato a Beppe Iachini. Lo sapeva?

“Dopo la prima volta che le l’hanno dedicato ho saputo a chi era stato cantato in precedenza. Un onore quindi, ma anche una grande responsabilità: io sono uno che non molla mai, ma se anche per un attimo dovessi farlo, chi mi ha dedicato il coro se ne accorgerebbe subito… un bell’impegno”.

La grinta e la voglia di uscire dal campo con la maglia sudata piace molto a Mihajlovic e a tanti allenatori. Ma dove nasce la capacità di non mollare mai?

“Nel mio caso è legata al mio carattere e soprattutto al popolo che rappresento. Sono cresciuto in Svizzera, però sono nato in Kosovo, un paese povero che ha vissuto la guerra… La mia, come quella di molti altri kosovari, è la storia di familiari persi e familiari che si sono salvati. La mia grinta è un modo per ripagare quella gente che si identifica in me. Un modo che alimenta il loro sogno di rivalsa”.

Che tradotto sarebbe come dire: ‘ce la possiamo fare’?

“Più o meno. Sicuramente so di poter regalare una speranza. Tanti bambini oggi si identificano in me e in un altro ragazzo che gioca all’estero. Il loro sogno è quello di arrivare un giorno ai nostri livelli. Per questo non potrei mai ‘imborghesirmi’, loro potrebbero avvertirlo. Io, invece, devo restare uno di loro”.

E se domani ci fosse la possibilità di giocare per il suo Paese d’origine?

“Io ho sempre espresso l’amore per la mia gente e la scelta sarebbe quella del cuore, ma penso sia difficile che questa opportunità si possa presentare a breve. Magari quando smetterò di giocare anche noi avremo la nostra Nazionale… lo spero davvero”.

Mihajlovic vuole giocatori con tecnica e grinta, giocatori simili a lei. Se potesse essere Corvino per un giorno, chi vorrebbe al suo fianco?

“Non faccio nomi, ma dico che vorrei giocatori con mentalità inglese. Ragazzi che fuori dal campo sembrano tutt’altro che giocatori, ma in allenamento e in partita sanno di essere dei professionisti veri”.

Cosa intende con ‘essere professionisti’?

“In Italia si vive il calcio ogni minuto della giornata. Gli inglesi non parlano mai di calcio, però dal momento che scendono in campo, sia in allenamento che in partita, danno il 100%. Anch’io sono un po’ così anche se so di piacere a quelle persone che stanno sempre concentrate sul loro lavoro… ma attenzione perché quando è troppo è troppo. A me piacciono quelli che quando c’è da fare sul serio fanno sul serio, ma che quando è tutto finito sanno ridere e scherzare”.

C’è un giocatore al quale si ispira?

“Non ho mai avuto un idolo in particolare, ho sempre cercato di fare di testa mia, cercando di migliorare i miei difetti e valorizzare al massimo le mie qualità”.

C’è qualcuno della Fiorentina che non conosceva e l’ha impressionata?

“Santana. Uno come me, per i suoi infortuni, è stato un po’ sfortunato. Ma l’ho visto allenarsi. Sempre. Davvero un giocatore di grandissima qualità”.

Il giovane sul quale scommetterebbe?

“Camporese, anche se ormai non è più una scommessa”.

Che voto darebbe alla sua prima ‘mezza’ stagione in viola?

“Sicuramente un voto positivo. Non fosse per il fatto che ho giocato tanto e non ho avuto infortuni. Per me il massimo, dati i problemi che ho avuto in passato. Nella stagione, comunque, ci sono stati momenti esaltanti e in alcuni dovevo dimostrare anch’io la mia personalità. Contro le grandi squadre siamo un po’ venuti a mancare e questa è stata sicuramente una pecca, il motivo che mi fa abbassare il giudizio sulla stagione. Devo, dobbiamo fare meglio”.

La soddisfazione più grande della sua vita?

“Sicuramente Sofia, mia figlia. Un’emozione continua, soprattutto ora che inizia a parlare, ora che capisce che lavoro faccio. Abitiamo alla Cure e la porto spesso al parco. A volte la mattina vuole venire con me allo stadio… con la maglia viola”.

Se non avesse fatto il calciatore, cosa avrebbe fatto?

“Questo è un pensiero che mi spaventa un po’. Domandarmi cosa avrei fato se… e l’ho fatto, mi obbliga a confrontarmi con la realtà vera di tutti i giorni, con la vita delle persone che lavorano dalla mattina alla sera e che devono cercare di dar da mangiare e mandare a scuola i propri figli. Un aspetto della vita, questo, che mi spaventa”.

Il suo rapporto con la religione?

“Credo nei valori della famiglia, ma non mi piace pensare che dobbiamo, per forza, essere guidati da qualcuno”.

Il suo peggior difetto?

“Sono troppo istintivo. Reagisco subito, poi ci penso e cerco di recuperare”.
Ha un sogno nel cassetto?

“Il più grande l’ho realizzato quando è nata mia figlia. Volevo una famiglia e volevo trovare una persona con cui avere dei figli…”.

Ma quando si incontra il compagno della propria vita uno se ne accorge subito?

“Non credo. Devi vivere con questa persona degli anni. Oggi ancora non so se Elena (la compagna) è il sogno della mia vita, ma so di sicuro che con lei oggi sono felice e che lei mi sta dando tanto. Tutto ciò di cui ho bisogno. Penso che le valutazioni arriveranno più avanti… e quando mi fermerò a ragionare saranno passati tanti anni e solo allora, forse, capitò davvero quello che mi è successo nella vita”.

Foto: LF/Fiorentinanews.com

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