Bertini: “Lasciare la Fiorentina nell’anno dello scudetto mi ha fatto girare i cosiddetti…”

Mario Bertini, ex giocatore della Fiorentina, ha rilasciato una bella intervista al Guerin Sportivo. Ecco un estratto delle sue parole a proposito dell’avventura con la maglia gigliata, nella quale ha disputato 97 presenze arricchite da 13 gol: “Che ambiente ho trovato a Firenze? Ottimo. A partire da Beppe Chiappella, l’allenatore, il mio papà calcistico dopo Faccenda. Fu lui che mi volle. Aveva fiducia in me e io in lui. La migliore dimostrazione avvenne all’inizio del terzo campionato. I primi due anni mi fece giocare mezz’ala. Poi arrivò Claudio Merlo ed ebbe l’idea di arretrarmi. Mi disse: “Ti metto mediano, così partendo da dietro sfrutti meglio la tua corsa e puoi essere più utile in attacco”. Un’intuizione vincente”. Chi ricordo dei compagni? Humberto Maschio. Mi colpì il fatto che volle conoscere la mia famiglia. Così un giorno lo invitai dai miei a mangiare le pappardelle alla pecora. Il giorno del mio debutto in A mi disse: “Gioca semplice”. Bastarono queste due parole perchè la tensione si sciogliesse del tutto. Oltre a Maschio, Kurt Hamrin, un fuoriclasse. Nel correre era ridicolo, davvero, ma la palla non gliela toglievi mai. E poi era abilissimo nei giochi di rimpallo con l’avversario. Di lui ho due cose da raccontare. La prima capitò in una partita contro la S.P.A.L. Feci un’entrata troppo dura, e lui mi riprese davanti all’arbitro dicendo che non stavamo giocando in un campo di patate, ma che eravamo in Serie A. La seconda successe nella finale di Coppa Italia contro il Catanzaro, il 19 maggio 1966. 1-1 al novantesimo, si va ai supplementari. Rigore per noi. Lui prende il pallone, viene da me e, consegnandomi la palla, mi fa: “Fammi vedere di che pasta sei fatto”. Io non me lo feci ripetere due volte. Tirai. Palo, palo e poi finalmente gol. Andò bene. E così si vinse anche la Coppa. Firenze mi ha dato le prime soddisfazioni vere. Ho vissuto in una famiglia, con personaggi unici come Amarildo che stava minuti davanti allo specchio a lisciarsi i capelli, e Ricky Albertosi, una grande ala sinistra durante la settimana, visto che in porta si allenava quando ne aveva voglia. Il giorno del mio esordio prese un gol balordo su calcio d’angolo. Io imprecai e lui, senza fare una piega: “Era imparabile, vai, gioca!” Lasciare la Fiorentina nell’anno dello scudetto, beh, fa girare i cosiddetti. Per vincere il campionato la Fiorentina ha dovuto mandare via i migliori: Albertosi, BrugneraBertini…”

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3 commenti

  1. Lo ricordo benissimo grande giocatore. Aveva tutto, classe , tiro, grinta. Solo lo scudetto giustificò la sua partenza. Sottovalutato dai ricordi dei tifosi fiorentini, forse perché poi fu una colonna dell’Inter.

  2. Mario Bernini..ho avuto il piacere di conoscerlo dal vivo a Pracchia quarant’anni fa..mediano solido e grintoso…un combattente vero..bello ricordo

  3. Bei tempi…quando Bertini annullava un certo Signor Rivera e toccava a Lodetti a correre a aiutarlo

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