Bordigoni: “Quella volta che rimasi impressionato dalla tecnica di Bernardeschi…”

Bernardeschi Milan

Mino Bordigoni, ex allenatore della Carrarese Berretti e grande conoscitore di calcio giovanile, parla e racconta a Il Tirreno del suo pupillo, ovvero l’attaccante viola Federico Bernardeschi:

“Quando, nel maggio 2011, invitato dai genitori di Federico Bernardeschi, allora 17enne, a vederlo per la prima volta giocare alla Caldine di Fiesole in occasione della gara Allievi Fiorentina-Sampdoria, venni colpito dalle sue qualità tecniche sopra la media. Mancino naturale, un piede molto educato, raffinato con cui sa trovare spesso la giocata decisiva, con la testa sempre alta, sa sempre cosa deve fare, segna e inventa. Bravo nell’uno contro uno e nel dribblig secco, ha un calcio telecomandato. Non a caso è anche un vero specialista dei calci piazzati. Dopo questa prestazione, dove Bernardeschi, allora gracile, fece vedere gesti tecnici eccellenti, con tocchi di classe ad alto livello, dimostrando di avere la stoffa del giocatore vero e con un futuro di soddisfazioni, lo invitai (lo avevo appena conosciuto) a partecipare a una esibizione calcistica per beneficenza al campo della Covetta di Avenza, il primo luglio 2011. Accettò senza alcuna esitazione (gliene sarò dempre riconoscente): molta gente, piuttosto scettica della sua presenza, rimase sorpresa. Nel numeroso pubblico era presente, da me invitato, l’attuale selezionatore azzurro dell’Under 20 (allora aveva in mano l’Under 18) che lo vide in campo per la prima volta. È sbocciato un germoglio di giglio, aspettiamo la piena fioritura, la natura si esprimerà in tal caso e il campo sarà l’unico, vero, severo giudice di Bernardeschi. L’anatomia umana, favorita dal tempo, ha dato una sentenza, smentendo le perplessità degli scettici sulle doti fisiche (oggi 183 cm di altezza), stravolto tutto, ora è forte e potente. “Sta diventando un giocatore” ha detto Di Biagio in una intervista a Sky Sport. Con soddisfazione, in questi ultimi tempi, titoloni di penne esperte sui quotidiani e riviste sportive, pesanti paragoni che lo definiscono un talento naturale, un predestinato, ma, a mio avviso, per diventare grandi occorre serietà professionale, condurre una vita da atleta, sacrifici, pedalare in silenzio e sudare, altrimenti la palla non si prende. Questo vale per tutti. Ora il giocatore viola, ogni domenica, dovrà affrontare e superare un esame e il terreno di gioco darà un verdetto, contro tutte le valutazioni, i giudizi e le opinioni degli addetti ai lavori. Nel calcio, però, si finisce tristemente sempre col dire “L’avevo detto io! Sia nel bene, che nel male. Federico dopo tutta la trafila nelle giovanili viola con la parentesi in serie B al Crotone, ora è un giocatore della Prima squadra, uno dei tanti della rosa a disposizione di Paulo Sousa, è il numero dieci da lui voluto (e non è poco) della squadra del presidente Della Valle: responsabilizzarlo troppo o far cadere colpe su di lui sarebbe un errore; di sicuro un investimento per la società Fiorentina. Corrado Orrico, saggio maestro di calcio, ha detto in una intervista a un quotidiano della promessa argentina Dybala della Juventus: “Giovane talentuoso e bello da vedersi”. Io, sportivo ormai navigato (da quarant’anni) che giro, a mie spese, per i campi italiani ed esteri, amante del bel calcio e di chi sa giocare bene e che si diverte ancora, non posso dire altrettanto del biondino di Grazzano? Giovedì sera a Lisbona in Europe League, si è sacrificato ancora una volta per coprire tutta la fascia sinistra, segna un gol al Belenenses, (terzo gol in Europe League), difende generosamente, attacca, corre, rincorre, contrasta, alcune volte lo troviamo all’altezza dei difensori, per poi ripartire con le sue falcate con grande dispendio di energie; offre un bellissimo cross a Pepito Rossi. Basta così? Sempre più jolly, Sousa può stare tranquillo dovunque decida posizionarlo. Chapeau! Quando lo vado a vedere giocare è un divertimento, dal suo cilindro può venire fuori qualsiasi sorpresa.”

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA