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Bucciantini a FN: “Sintetizzo la Fiorentina con… Gil Dias ma il silenzio dei Della Valle è insopportabile. Napoli e Lazio non hanno niente più di Firenze”

Diego Della Valle, Andrea Della Valle e Dario Nardella. Foto: LF/Fiorentinanews.com

Firma prestigiosa, opinionista e tifoso viola, Marco Bucciantini ha parlato a Fiorentinanews.com della situazione attuale in casa gigliata: dalla proprietà che non si vede, alla gestione del club, fino al lavoro di Pioli e del suo gruppo:

La Fiorentina è reduce da due sconfitte consecutive con Crotone e Roma. Impressioni sulla squadra gigliata?

“La squadra è giovane, forse anche indebolita. Contro la Roma nel primo tempo la Fiorentina era messa bene in campo. Nel secondo poi, è emersa la superiorità fisica e tecnica della Roma, la sua profondità di organico, ma va sottolineato come la Viola nel primo tempo avrebbe potuto segnare 4 reti alla difesa migliore del campionato. Gil Dias incarna bene la Fiorentina attuale: ha qualità, ha prospettive e ha tante fragilità e incognite che derivano dalla gioventù. E soprattutto, non è nostro, ma in prestito biennale con un riscatto altissimo. La Fiorentina è entrata a far parte delle squadre che dipendono dagli altri e non fanno un loro calcio. Però ciò su cui noi giornalisti ed opinionisti dobbiamo ora soffermarci non è ciò che accade dentro il campo ma fuori. Della partita di domenica a me è rimasto impresso il colpo d’occhio dello stadio: raccontava perfettamente i veri problemi della Fiorentina“.

Vada pure avanti

“L’assenza della proprietà ci deve preoccupare. Corvino e Pioli ci sono, una continuità tecnica-societaria c’è. Manca la forza della presenza della proprietà e a lungo andare questa frattura incide molto. Pioli e Corvino sbagliano sicuramente qualcosa, ma giustifico o tollero i loro errori, loro cercano di fare qualcosa, ci provano. Ma il perdurante silenzio dei proprietari è insopportabile. Toglie all’industria del calcio una sua componente decisiva: il senso di comunità, la condivisione di tutto, vittorie e sconfitte. È il sentimento nel calcio non è una parola poetica, ma assai pratica: crea ricchezza, sostanza. Oltre a fare classifica perché uno stadio pieno è un vantaggio che incide sulla partita: nel suo stadio, sempre pieno, La Juventus ha costruito i suoi sei scudetti”.

Tra Curva e società sembra invece essersi aperta una frattura di una certa entità…

“Le squadre che piacciono ai tifosi aumentano l’entusiasmo e fanno in modo che il numero dei sostenitori aumenti. Sassuolo, Atalanta e Napoli lo testimoniano. Questo a Firenze si è dimenticato. I Della Valle rivendicano lo stadio quasi come lo strumento necessario per fare calcio. Di questo tema se ne parla da 10 anni, della copertura del Franchi da 40. Dell’aeroporto- che sembra necessario per parlare poi di stadio – da mezzo secolo. A Firenze penso ad alcune gare in cui non si riuscivano a mettere i tifosi, da quanti erano. Invece domenica lo stadio era deserto (e perfino dimesso nei presenti): così si è già perso. Il senso di comunità e di appartenenza è consumato da questo silenzio politico: dall’attesa di un’infrastruttura, da chissà cosa. Ma è evidente che a Firenze è in atto una destrutturazione sentimentale del calcio: se togli la passione, resta il deserto”.

Qual è la sua opinione riguardo al tema del nuovo stadio di cui tanto si discute?

“Che è decisivo, anzi, è osceno che non ci siano stadi nuovi, comodi e di proprietà in un Paese che dà questa importanza a questo sport. È un fallimento della politica e delle classi dirigenti sportive ed economiche dell’Italia. Firenze (tutta) deve o dovrebbe lottare per fare lo stadio. Il sindaco non deve pensare che lo stadio è un favore ai Della Valle: deve invece essere un suo tarlo, una necessità di amministratore della cittadinanza. Dovrebbe provare dispiacere e senso di colpa nel vedere la gente spendere centinaia di euro e prendere acqua per partecipare a un evento di festa. Adesso si parla di tempi, iter… la politica mette gli ostacoli per guadagnare tempo. Deve rimuoverli e ammodernare il Paese. Se una cosa si vuole fare si può fare. Lo stadio interessa migliaia di persone che spendono e hanno diritto di starci bene. L’amministrazione non è che non sta facendo un favore ai Della Valle, ma a Firenze, ai fiorentini, ai tifosi viola. A una comunità ampia, importante, un pezzo vero di cultura popolare”.

La proprietà viola non si vede più al Franchi e ha lasciato tutto in mano ai manager. Cosa pensa di questo comportamento dei Della Valle?

“I Della Valle devono dimostrare che hanno piacere nel gestire la Fiorentina, tornando ad essere presenti nel calcio. Lazio e Napoli sono esempi di chi sa fare calcio. Nella divisione della Serie A, che ha scremato un vertice robusto e credibile, sono state premiate due avventure che storicamente, socialmente ed economicamente non hanno niente di superiore a Firenze e ai Della Valle. De Laurentiis col Napoli si arricchisce, produce calcio e soldi. E la sua squadra è raccontata come prodigiosa in tutto il mondo, la gente ha piacere a vedere il Napoli. Questo diventa virtuoso, creando ancora interesse, ancora ricchezza e possibilità. La squadra campana ha raggiunto i punteggi massimi della sua storia anche senza stadio e settore giovanile. In questi anni Lazio e Napoli hanno fatto calcio, hanno vinto qualcosa e ora sono avanti con idee calcistiche. I Della Valle hanno saputo all’inizio comunicare una loro idea e visione del calcio: erano presenti fisicamente ed emotivamente. Abbiamo affrontato anche Calciopoli per colpa loro, ma lo stadio era pieno, perché c’era voglia di fare calcio. Il loro è un silenzio politico e io penso che questa frattura sentimentale siano punti persi in classifica. Se a Napoli l’atteggiamento è virtuoso, a Firenze è vizioso: così si perdono i soldi, non solo i tifosi”.

Quale modulo è attualmente il più adatto per la Fiorentina?

Pioli voleva fare il 4-2-3-1 e sono arrivati calciatori funzionali per questo modulo. Ci sono 4 esterni bassi, tanti esterni alti. C’era la necessità di inserire al centro della squadra Saponara, pagato 9 milioni. Pioli, in attesa di Saponara, ha scelto di adattare Benassi, provando ad azzardare e vedere se la squadra trovava un suo marchio. Ha poi notato come la squadra non riusciva ad avere continuità, che Saponara non era disponibile nel breve e ha scelto di passare al centrocampo a 3. Sono cresciute così le prestazioni non solo di Benassi ma anche di Veretout, a cui piace arrivare in fondo all’azione. Thereau ha aiutato Simeone che era molto isolato. Pioli ha avuto la squadra solo ad Agosto e ha dovuto organizzarla, partendo dalle sue idee ma sapendo essere duttile. Nel campionato non eravamo pronti ed il primo mese si è visto. Ora possiamo lottare per il settimo posto, anche se per me è per motivi diversi Samp, Torino e Atalanta sono più avanti e non sarà facile. Con la proprietà più vicina in ogni caso, potremmo costruire una base per il futuro, e col tempo risalire, magari vincere una coppa: Lazio e Napoli lo hanno fatto, partendo dal nostro stesso livello, dai debiti la Lazio e dalla serie C il Napoli. Non mi spaventa arrivare decimo: mi spaventa, tanto, non poter sognare”.

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21 commenti

  1. VIA I CIABATTINI DA FIRENZE!!!

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