COME PASSARE DA UNA BIONDA A UNA MORA

Pantaleo Corvino in primo piano. Foto: Fiorentinanews.com

E’ come passare da una bionda a una mora (o da un biondo a un moro). Da crema e cioccolata a cocomero e maracujas. Da Jim Carrey a David Niven. Da Lodetti a Rivera. Non è una questione di qualità ma di caratteristiche. Insomma l’ormai probabile avvicendamento fra Pradè e Corvino mette la Fiorentina al centro di una rivoluzione copernicana nell’assetto societario. Si passa da una parcellizzazione delle competenze (e relative responsabilità) all’accentramento più drastico. A meno che il buon Pantaleo, negli anni trascorsi lontani da Firenze, non abbia radicalmente mutato carattere e metodo di lavoro. Ma siamo abbastanza certi che così non è.

L’addio a Pradè è stato sfilacciato e tormentato oltremisura. Il taglio avrebbe dovuto essere anticipato e netto, al di là della possibilità di sostituirlo con Corvino. Niente di personale con l’ormai ex ds viola. Tuttavia un dirigente che in un anno inanella i casi Neto, Salah, Milinkovic-Savic, Joaquin, Lopez, Mammana e ingaggia, tra estate e inverno, Suarez, Verdù, Gilberto, Blaszczykowski, Sepe, Tino Costa, Kone, oltre a Benalouane (apoteosi dell’assurdo) qualcosa deve pagare. Sostenere, come fa qualcuno, che non è colpa di Pradè, perché non è stato messo in condizione di lavorare, è volergli male. Significa svilire il suo ruolo e ritenere che sia privo di dignità. Se davvero fosse stato così avrebbe dovuto dimettersi sbattendo la porta, invece… E’ vero, comunque, che le responsabilità vanno divise con tutti gli altri membri della squadra dirigenziale, il cui lavoro d’equipe (dal mercato allo sponsor) è stato deficitario.

Il ritorno di Corvino può rimediare a tutto questo come un tocco di bacchetta magica? Difficile anche per un dirigente preparato e navigato come l’ex direttore sportivo del Bologna. E’ chiaro che il suo rientro in viola deve coincidere con un cambio di impostazione. Magari non farà, come ama, l’uomo solo al comando. Ma sarà difficile convincerlo a confrontarsi con più di un paio di persone (il presidente Cognigni, l’allenatore Paulo Sousa). Fondamentale sarà il rapporto che instaurerà con questi due, soprattutto col tecnico, che di solito vuole essere lui a scegliere. Alla città e ai tifosi è rimasto profondamente attaccato. In fondo qui ha ottenuto le maggiori soddisfazioni della sua carriera. E i fiorentini aveva imparato a conoscerli meglio di molti altri. Se davvero ha deciso di tornare a Firenze è anche per una scelta di cuore, e Dio sa quanto bisogno c’è di spruzzare la Fiorentina con un po’ di passione. Prepariamoci al Corvino 2.0 e incrociamo le dita.

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36 commenti

  1. Hai solo dimenticato di dire che ci sono stati giocatori buoni per la causa e soprattutto per la proprieta’ un centinaio di milioni di euro di cessioni quasi del tutto plusvalenze. Le ho tutte in dettaglio. Poi tanti acquisti e cessioni mediocri irrilevanti e una trentina di milioni di euro di investimenti non rientrati.

  2. Bentornato e speriamo in beneeee!!!

  3. La scelta Corvino credo che sia stata presa xche ha un gran fiuto x i giovani, e Sousa gradisce molto osservare insegnare ai giovani. Coppia vincente !!

  4. I due messaggi che mi precedono ripetono(meglio di quanto io abbia detto)dei concetti che da mesi vado esternando sui siti Viola.Concetti che sono riassumibili in uno solo”La proprietà pro tempore della Viola non è assolutamente interessata allo sviluppo e al miglioramento della squadra,per congenita indifferenza e poca passione per la gloriosa storia della Fiorentina”Il calcio è una azienda anomala,bisogna conoscerlo,esserne presi,essere capaci di rendere compatibili i conti economici e quelli sportivi.I Della Valle,grandi imprenditori purtroppo per loro(per noi)di calcio ne masticano poco.Udine è una città di poco meno di 200 mila abitanti,non è conosciuta nel mondo come Firenze,non ha la storia della Fiorentina e della città, ma perdio ha una società alla guida seria che non promette mari e monti,ha i conti in regola e ogni anno sforna giocatori importanti.Siviglia è simile e potrei continuare..

  5. Tra Pradè e Corvino ho preferito il primo per le squadre degli ultimi anni. Sarà anche per gli allenatori di cui ho apprezzato maggiormente gioco e filosofia, Montella e sopratutto Sousa, rispetto ad un compassato quanto efficace modulo di Prandelli o a una disastrosa annata con Mihailovic. Fatto sta che anche la scelta degli allenatori ricade direttamente ai DS, quindi sono indicatori di un modo diverso di pensare calcio. Il fatto che questa rosa sia costruita da Pradè per un tipo di calcio non proprio di Corvino infatti un po’ mi preoccupa e non vorrei che questa scelta potesse dare il là a cessioni dolorose che con Pradè, in segno di continuità, non ci sarebbero state mentre invece sono possibili con Corvino (Vecino? Borja? Badelj? Kalinic? Bernardeschi?). Cessioni, magari, dettate dalla proprietà desiderosa di rientrare (il trend è quello), nascondosi dietro le spalle larghe e il decisionismo di Pantaleo. Non mi dimentico di quando Corvino si insediò per la prima volta stravolgendo tutto e facendo scelte anche poco popolari (tipo non riscattare Miccoli e Chiellini, gli unici da salvare in una stagione disastrata). Ripensando ai giocatori in rosa mi ricordo molti più acquisti assurdi e mangiastipendi di Corvino rispetto a quelli di Pradè in cui in pianta stabile ricordo principalmente Iakovenko (arrivato comunque a zero) o al massimo prestiti non rivelati efficaci. Non posso dimenticarmi di giocatori mitologici come Do Prado o Da Costa, Hable e Mazucco, Gulan, Vanden Borre, mister 7 milioni Semioli, mister 9 milioni Felipe Dal Bello, Bonazzoli, Savio Nrseko, Di Tacchio (il nuovo De Rossi), Bolatti, riserve di attacco del calibro di Nacho Castillo, Tanque Silva e Keirrison, Lupoli, Ruben Oliveira, Kharja, Lazzari, Munari, Zohore e potrei continuare. La qualità media della squadra inoltre me la ricordo molto peggiore rispetto a quella di Pradè, sopratutto a centrocampo e in difesa, campioni a parte (Mutu, Toni, Gilardino e Frey). In questo contesto spero che la rosa attuale non venga stravolta, trattandosi comunque di una rosa di partenza molto superiore rispetto alla prima fase Corvino. Mi ricordo anche della terra bruciata che si fece Corvino intorno e delle linee di mercato sempre stabilite (vedi Ramadani). Delle trattative estenuanti e dei mancati acquisti (ve la ricordate la storia di Ivanovic? ce ne sono tantissime). Insomma per tutti questi motivi troppo fiducioso non sono ma spero di ricredermi. Corvino se non parla di quarti posti come scudetti, resta comunque uno dei migliori DS italiani. Ringrazio Pradè per aver portato a Firenze dei signori giocatori, sopratutto Borja e Gonzalo, ma anche Pizarro (altro che Liverani). Una scelta migliore, cambiando, poteva esser trovata. Pradè ormai aveva perso la fiducia e non potevamo andare avanti a rinnovi annuali che non permettevano di programmare niente. Il suo raggio di azione si era notevolmente ridotto e qualche errore in concomitanza con altri dirigenti unità alla poca volontà di investire della proprietà ha fatto il resto. Una soluzione che metteva d’ accordo tutti c’ era ed era Manuel Rui Costa.

  6. Detto questo, voglio essere chiaro: non ritengo Corvino la causa di tutti i mali. E’ un bravo professionista e una persona perbene e simpatica. Le sue conferenze stampa sono l’unica cosa che ricordo con il sorriso, di quel periodo.

    Sto solo affermando, corroborato dai fatti che credo di avere chiaramente esposto in precedenza, che con l’autofinanziamento c’azzecca poco o niente, come direbbe Di Pietro. Se la proprietà avesse davvero voglia di rilanciarsi, e quindi di spendere qualcosa, Corvino di sicuro riporterebbe i Toni, i Mutu, i Gila, i Frey e così via. Ma se ai piani altissimi avessero voglia di spendere, andrebbe bene anche Pradè; anzi, forse anche meglio, essendo uno che, sempre senza budget, ha vinto diverse coppe e supercoppe e quasi conquistato uno scudetto con la Roma in amministrazione controllata, prim’ancora di fare quattro partecipazioni su quattro anni (più una finale di coppa Italia e una semifinale di Europa League) qua.

    Il che ci riporta alla considerazione iniziale, del tutto assente nell’articolo sopra riportato: la vera rivoluzione non avrebbe dovuto riguardare il taglio della testa del d.s. e di qualche figura di secondo piano come Angeloni, Baiesi o Guerini, giusto per far esultare il popolino di fronte alla ghigliottina. Avrebbe dovuto essere l’accantonamento di Gnignigni, il ritorno in plancia di comando di un personaggio competente e legato alla vera storia della Fiorentina (Antognoni o, meglio ancora, Rui Costa) nonché una rinnovata voglia di spendere e di vincere dei due fratellucci. A quel punto, Corvino o Pradè, Pradè o Corvino, saresti stato in buone mani comunque.

    Adesso invece ti trovi un ragioniere in plancia di comando, i Della Valle con le tasche chiuse e lontani migliaia di chilometri, e un direttore sportivo che col mercato a costo zero manca poco ci porta in Serie B. Fate voi.

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