Corvino vota Pepito. Manca intesa Sousa-Rossi

Giuseppe Rossi in primo piano. Foto: Luca Fanfani/Fiorentinanews.com
Giuseppe Rossi in primo piano. Foto: Luca Fanfani/Fiorentinanews.com

Fosse per Corvino Giuseppe Rossi la prossima stagione giocherebbe con la Fiorentina, ma lui è solo una delle parti chiamate a decidere del futuro di Pepito. Tra poche ore Andrea Pastorello incontrerà proprio Corvino per cominciare a discutere proprio del futuro del giocatore. Non ci sono problemi personali tra Sousa e Rossi ma è evidente che il tecnico ha deciso di improntare la prossima Fiorentina sul 4-3-3 ed è questo il grande nodo che in questo momento porta Pepito a fare altri ragionamenti sul suo futuro. Nell’incontro del pomeriggio Corvino cercherà di capire se e quali margini di manovra ci sono tra le parti così che poi si possa prendere una decisione sul futuro di Rossi. Porte chiuse alla Fiorentina per Pepito? Assolutamente no.

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3 commenti

  1. Credo fortissimamente in Rossi e Balotelli.
    Speriamo che il Bologna li possa schierare insieme.

  2. Sarebbe un grave errore protrarre oltre il tentativo di recupero di Rossi. Nel calcio moderno i giocatori devono essere integri, frasi tipo “anche al 70% può dare tanto” sono colossali stronzate, possono valere al limite per Messi ma non certo per Rossi. E’ stato un’errore puntarci ed ora è meglio che le strade si dividono, anche al costo di regalarlo.

  3. Parliamoci chiaro, non è una questione di modulo, né di Sousa. Nel Levante Rossi giocava nel suo ruolo (seconda punta con libertà di muoversi ovunque, alle spalle di un attaccante più forte fisicamente come Deyverson) e in un campionato tatticamente molto meno duro rispetto al nostro, in cui anche altri giocatori fisicamente non al massimo hanno maggiore possibilità di esprimersi.

    Ha fatto sei gol (i primi due molto fortunosi) in diciassette presenze, un paio d’assist e qualche altra buona giocata, ma non ha inciso e non ha salvato la squadra valenciana dalla retrocessione, come invece gli era riuscito di fare con il Parma di Ranieri, quando segnò di più e lo fece, ripeto, in un campionato molto meno valido tecnicamente ma molto più difficile tatticamente rispetto alla Liga. L’ultimo gol segnato, anche il più bello e importante (quello del definitivo 2-1 all’Atlético Madrid), lo ha fatto subito dopo essere entrato in campo, a meno di dieci minuti dalla fine.

    E quando una squadra come il Levante, che si deve salvare, lascia in panchina quello che in teoria dovrebbe essere il suo giocatore più importante fino quasi al termine di una partita contro una big del calcio europeo oltre che spagnolo, questo qualcosa significa. Dispiace da morire dirlo, ma è imbolsito, non ha più quella mobilità che lo rende(va) quasi immarcabile, si salva quando può inventare qualcosa da fermo con quel mancino meraviglioso di cui è dotato ma, in un calcio in cui il movimento è la base, non si capisce come possa ancora rendere ad alti livelli.

    Come riserva di Kalinic (ma è una riserva adeguata per uno con quelle caratteristiche) o eventualmente per giocarci insieme a qualcosa può forse servire, ma servirebbe molto di più e molto di meglio. Soprattutto se lui invece credesse ancora di essere un giocatore determinante, e quindi meritevole di essere titolare fisso. Certo, se il problema è l’autofinanziamento e la necessità di monetizzare al massimo la cessione di Paracar non spendendo nessuno dei dieci (speriamo) milioni che arriveranno per una riserva di Kalinic allora il discorso è diverso, ma non si costruisce una squadra che possa “vincere un trofeo” (cit. Corvino).

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