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Cosa dico a mio figlio Andrea?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Gentile Direttore Stefano Del Corona, quando Borja Valero, durante la conferenza stampa ci ha raccontato il suo imbarazzo verso suo figlio che gli chiedeva “perché…”, mi sono sentito molto vicino a lui, è quello che mi capita ogni volta che mio figlio Andrea mi chiede lo stesso “perché…”.

E io mi tengo sempre per me risposte del genere complottistico, anche perché Andrea gioca a calcio, crede nelle regole e nella lealtà di tutti e togliergli queste certezze a 13 anni vorrebbe dire togliergli la fiducia verso gli “uomini” con tutte le conseguenze che ne deriverebbero.
Tanto meno credo nelle storie che ho sentito del tipo che siamo antipatici (tutte le squadre sono antipatiche e simpatiche). Forse la sudditanza ci può stare, ma non regge per esempio nel caso del Parma.
Allora cosa gli racconto ad Andrea, cosa posso dirgli per placare l’ingiustizia che cresce dentro di lui?
Il pensiero più naturale e direi educativo, è quello che l’uomo non è perfetto e a tutti può capitare di sbagliare e forse questo è anche il fascino del calcio e lo devi accettare come parte del giuoco e della vita.

Ma stavolta Andrea continuava a chiedermi il perché, lo sguardo di rabbia, di scherno, di odio dell’arbitro mentre guarda la sua spalla sfiorata dalla mano di Borja Valero, le parole irripetibili rivolte a Mario Gomez, per un bambino di 13 anni quella risposta non bastava e allora continuava a chiedermi “perché”.
Così sono andato a cercare un’altra ragione.

In questa nostra Italia dove tutto si muove attraverso il controllo dei poteri forti, dove le decisioni non vengono mai prese per l’interesse dell’intera comunità, ma solo per soddisfare pochi gruppi di persone, anche il calcio non ne è immune da tutto questo e nascosto da un apparente e direi comunque sostanziale rispetto delle regole, si possono mandare messaggi più o meno espliciti a destra e a manca.
Vorrei ricordarle che la diatriba tra Agnelli e Della Valle dura da un paio di anni, potremmo dire che è stato un crescendo, nel quale le opinioni si incrociavano con lanci di offese più o meno esplicite.
Adesso proviamo a metterci nei panni di Elkann, rappresentante della famiglia Agnelli che si sente dare dell’imbecille a brucia pelo…
La famiglia Agnelli, da quasi un secolo ha fatto il bello e il cattivo tempo e come dice Della Valle ha avuto tutto da questo Paese senza dare niente in cambio.
Un giorno si sveglia e si sente trattato come un cretinetto qualsiasi, come un ragazzino da mandare a letto senza carosello.
E’ probabile che sia un cretinetto, ma resta sempre Agnelli e resta sempre a far parte di quei poteri forti di cui sopra.
E allora penso che la sudditanza non vive tanto durante la partita, quanto fuori dal campo, nelle stanze dei palazzi dove non c’è bisogno neanche che un Agnelli di turno venga a chiederti direttamente di mettere a cuccia il suddito Della Valle, quello che si permette di alzare la testa, quello che si prova ad esprimere un’opinione, libero da tutto e da tutti, la casta arbitrale ci pensa da sola a salvaguardare l’onore del “padrone”, attraverso piccoli e grandi messaggi sul campo di calcio, che implicitamente invitino il “suddito” Della Valle a starsene appunto in posizione di riposo canina. E’ roba che “mangiamo” tutti i giorni in questo nostro amato Bel Paese, la rappresentazione più alta e folcloristica è la mafia, se ci pensa, ma la mentalità è purtroppo di quasi tutta la comunità Italia; quasi…!

Caro Direttore, adesso che faccio, al perché di Andrea le sembra il caso di rispondere così?
Grazie
Pasquale Filastò

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19 commenti

  1. I della valle sono persone perbene e di buon senso e come tutti noi vogliono che in italia si riesca, in tutti i settori, ad avere giustizia ed equità! Io voglio credere nel loro modo di pensare e di agire, voglio credere che finalmente possano cambiare le cose e anche nel calcio le lobby e i conflitti d’interesse (banche, cattiva politica, tv ecc..) escano una volta x tutte dal gestire federcalcio, lega e settore arbitrale! È una battaglia di buon senso che si può e si deve vincere!

  2. Bravissimo Pierluigi ………. Si sono arricchiti loro e impoveriti noi , perchè adesso non aiuta quella povera gente che ha bisogno? Perchè non rinuncia lui. A qualcosa? Tutti quei soldi (rubati) che prende dal calcio anziché comprare giocatori di cifre da capo giro ( uno schiaffo alla poverta’) li distribuisca a chi ha bisogno …

  3. Gli dici la verità. Che in questo paese non esiste né merito, né giustizia. Esistono persone piú o meno potenti con i loro carri su cui gli altri si spintonano per salirci su. I posti sono pochi e molto ambiti perché garantiscono introiti e potere. L’assoluta libertà di fare quello che gli pare. Gli insegni che in questa Italia il medioevo è tornato da qualche anno. Che il rinascimento e l’illuminismo sono stati cancellati dalla politica e dal dio quattrino. Che aziende che facevano bellissime auto come la Lancia. L’autobianchi, l’alfa-romeo e perché no, pure l’olivetti che esprimevano prima di tutto eccellenza nella creatività sono anch’esse state distrutte per far ancora più ricco qualche famiglia e qualche carro chiamato lobby. Gli spieghi che se vorrà fare carriera per quello che saprà fare, dovrà cambiare paese o lottare pagandone un prezzo esagerato per cambiare le cose con il rischio che dopo qualche anno, gli rimanga solo il prezzo che non avrà cambiato niente nonostante gli sforzi.
    Ecco, cosa gli devi dire. Con affetto.

  4. gianni bernardini

    Naturalmente non c’è niente di cui scusarsi, caro Pasquale: anzi, ti ringrazio per l’attenzione. Tuo nonno e mio padre – avvocato per una vita – si conoscevano (credo. Anche per questo possiamo darci del tu). Anch’io ho preso una strada diversa dalla professione (quella universitaria: dove si guadagna meno degli avvocati, ma che dà tanto più tempo “libero”). Ora basta, altrimenti FN ci licenzia per “fatto personale”; un caro saluto

  5. Caro figliolo gli arbitri in italia sono tutti corrotti e scambiano le pesone a posta per far del male alle brave persone, e siccome sono cattivi dicono le bugie e così papà estato squlificato ingistamente!

  6. Pasquale Filastò

    Mi scuso con Gianni per il cambio di persona, non ho molta dimestichezza con questi mezzi di comunicazione, in questo sono molto più vicino al mio vecchio nonno.

  7. DDV è stato l’unico che ha avuto il buon senso di riprendere quel bamboccione messo li a fare il presidente con le pretese di portare per i fondelli tutti noi Italiani che gli garantiamo il posto. Teniamo presente che l’Italia ha rifiutato in passato l’insediamento della WV e della Toyota per favorire la Fiat.
    Sarebbe l’ora che insieme a DDV si schierasse l’imprenditoria sana che non ha bisogno di una squadra di calcio per distogliere gli Italiani dai danni che hanno fatto gli Agnelli.

  8. francesco 1956-1969

    Interessante chiedersi chi “..ha pagato gli stipendi di migliaia di operai in questi ultimi 70 anni alla fiat.Io una certa idea ce l’avrei……..

  9. gianni bernardini

    Caro Filastò, sono (anche) io che ho individuato il musicista (e il nonno avvocato): e ne ho piacere. Quanto a Enrico: la Fiat ha dato, ma come ogni assetto produttivo ha preso tanto di più agli operai e all’indotto. Una volta, secondo categorie desuete, si parlava di sfruttamento…

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