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CRISI D’IDENTITÀ

Non è certamente un periodo facile per Khouma Babacar: l’attaccante della Fiorentina doveva dimostrare nelle ultime partite di poter sopperire all’assenza di Nikola Kalinic, ma i risultati arrivati non sono per niente confortanti. Eppure la media gol/minuti volge a favore del senegalese, che va a segno una volta ogni 133′ (otto gol totali in stagione): numeri importanti, ma purtroppo per Babacar il gol non è l’unica cosa che Paulo Sousa pretende dal suo centravanti. Ed è proprio per questo motivo che il prototipo di attaccante ideale per il tecnico portoghese è sicuramente più vicino a Kalinic, abilissimo anche in fase di sviluppo del gioco, che a Babacar, totalmente avulso dalla manovra gigliata. Le ultime partite giocate dal senegalese (Chievo, Pescara e Genoa) hanno accentuato ancor di più questa tesi, tant’è che i palloni giocati dal numero trenta della Fiorentina si contano sulle dita di una mano. La carriera di Babacar è giunta ad un bivio: continuare con la società di Viale Manfredo Fanti, confidando in un addio di Kalinic in estate e sperando di trovare fin da subito il feeling ideale con il successore di Sousa, o lasciare dopo molti anni Firenze e cercare gloria in qualche altra piazza. Il senegalese non è ormai più così giovane (a marzo compirà ventiquattro anni) e da adesso in poi dovrà provare a cogliere con successo ogni occasione che Sousa gli concederà, anche se con il rientro di Kalinic le possibilità di giocare saranno sempre meno.

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1 Commento

  1. Babacar non ha segnato poco, considerati i minuti giocati e la totale mancanza di fiducia da parte di Sousa, e si può essere più o meno appariscenti in campo ma le partite si vincono con i gol. Come giustamente dicono in molti il grosso limite del giocatore è di natura caratteriale perché se avesse la determinazione ed il furore agonistico di Kalinic sarebbe tra i primi tre attaccanti del campionato italiano. Secondo me l’utilizzo sbagliato , ed anche l’atteggiamento di Sousa nei suoi confronti incide molto perché se lo rimproveri dal primo all’ultimo minuto quando è in campo non lo aiuti certo a trovare la serenità necessaria per incidere nella partita. Se arriva una grossa offerta si può anche prendere in considerazione ma sarebbe un grave errore cederlo per quattro soldi (cosa che succederà se allenatore e stampa continueranno a farne calare la valutazione) perché ha delle grosse potenzialità e può bastare una scintilla a volte per trasformare un giocatore di grande talento ma incompiuto, destinato ad una corriera di secondo piano con grossi rimpianti, in un crack.

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