Da “Corvino non è Secco” al colpo rifilato in casa Zamparini: Ecco i top affari firmati dal ‘Mago di Vernole’

Foto: Bressan/Fiorentinanews.com

Non è nel nostro stile proporre agiografie, né srotolare chilometri di lingua da competere con Fabio Fazio, ma cerchiamo di fare un’analisi amarcord che esalta le doti di Corvino come talent scout, con intuizioni, manovre e pacchi rifilati in giro peggio di una puntata di «Affari tuoi». Già, i pacchi. È proprio con una mossa del genere che il dirigente gigliato – ovviamente non ancora sotto contratto con la Fiorentina – cominciò a farsi conoscere al pubblico del Franchi. Stagione 2004/2005. La famiglia Della Valle è arrivata solo da un paio d’anni in riva all’Arno e si respira entusiasmo. Niente Gabriel Omar Plusvalenza. Niente cartellini viola. Niente quarti posti valutati come scudetti. C’è solo tanta voglia di sognare e di arrivare ai vertici del calcio italiano. L’allenatore, subentrato a Mondonico, è il povero Sergio Buso, fissato con le tattiche di guerra. «È stato Annibale ad inventare il gioco sulle fasce», dirà lui. «Nella battaglia di Canne sconfisse l’esercito romano guidato da Lucio Emilio Paolo e Caio Terenzio Varrone, fingendosi debole al centro…». Okay, bellissimo aneddoto, ma purtroppo in campo non ci vanno gli elefanti e la Fiorentina infatti arranca. Mercato di Gennaio. C’è bisogno di un grande acquisto. Arriva dal Lecce Valeri Bojinov, attaccante bulgaro di diciotto anni. Quindici milioni, il costo del suo cartellino. Risultato? La giocata migliore di Bojinov a Firenze sarà tatuarsi l’indiano del Collettivo sul braccio, credendolo il simbolo della città. Un vero e proprio pacco. Indovinate spedito da chi…

LUCA TONI
Pantaleo Corvino arriva a Firenze nel 2005 e stravolge l’assetto della squadra. Basta filo diretto con la Juve – se ne vanno Miccoli, Chiellini e Maresca – e dentro, fra i tanti, mister Prandelli, Stefano Fiore, Cristian Brocchi, Sebastien Frey, Riccardo Montolivo, Alessandro Gamberini, Manuel Pasqual. Insomma, la Fiorentina ha un nuovo sgargiante look e la ciliegina sulla torta la mette un gigante di 193 cm chiamato Luca. Toni e fulmini su Firenze. Il bomber, strappato al Palermo, vivrà la migliore stagione della sua carriera, culminata con la vittoria della classifica cannonieri, della scarpa d’oro e del Mondiale in Germania. E dire che il presidente rosanero Zamparini è convinto di aver fatto un affare. Dieci milioni per un ventinovenne? Come affidare il proprio portafoglio a Lapo Elkann in zona Cascine: una follia. Corvino, invece, potrebbe prenderne già venticinque nel 2006, con l’Inter che vuole Toni al centro del suo attacco. Ma arriva Calciopoli. La Fiorentina viene penalizzata e Toni resta un’altra stagione per aiutare la squadra, insieme ad un altro grande acquisto del Corvo, Adrian Mutu, pure lui preso per un tozzo di pane.

MATJIA NASTASIC
Diawara a Bologna. E prima Chevanton, Ledesma e Vucinic a Lecce. E ancora prima Miccoli col Casarano. Nonostante i risultati non esaltanti con la Fiorentina – ingenti spese nel settore giovanile ed i soli Babacar e Bernardeschi arrivati alla prima squadra – Pantaleo Corvino ha sempre avuto un fiuto da segugio nello scovare ragazzini fenomenali. Uno di questi è senza dubbio un imberbe stopper serbo. Siamo nel mercato di riparazione del 2011. Dopo essersi fatto scappare per un soffio Vidic, Corvino non vuole perdere l’occasione di accaparrarsi colui che in patria è visto come l’erede naturale di Nemanja: stiamo parlando di Matja Nastasic, diciassette anni, proprietà del Partizan Belgrado. Stavolta la missione va a buon fine, anche se l’approdo a Firenze viene posticipato al mese di Luglio. 2,5 milioni il costo dell’operazione. Se ne andrà dopo un solo anno al Manchester City in cambio di 16 milioni di euro più il cartellino di Stefan Savic. Certo, per la cronaca, la cessione è di Pradè, ma i meriti sono in gran parte del Mago di Vernole.

ADEM LJAJIC
Alzi la mano chi, al momento dell’acquisto, credeva davvero nelle potenzialità di questo ragazzo, all’epoca sconosciuto. Ecco, nessuno. Con l’aggravante che, visti i 6,5 milioni di euro investiti per convincere il Partizan a privarsene, la piazza aveva bollato l’operazione come un vero e proprio atto tafazziano. Anzi. Ci verrebbe in mente una metafora ancora più colorita, con protagonisti una saponetta ed il classico detenuto sbadato, ma meglio fermarsi qui. Anche perché non servirà nessuna confezione di Daflon: sul talento del serbo, difatti, c’è poco da dire. Pure ad intermittenza, Adem fa innamorare Firenze con le sue giocate, nonostante qualche bischerata di troppo. Celebre, in tal senso, l’incontro da Street Fighter con mister Delio Rossi. Nel 2013, poi, la sua definitiva trasformazione da brutto anatroccolo a cigno: 11 gol, 7 assist ed un’intesa straordinaria con Jovetic. Se non fosse per le successive bizze, e per la dabbenaggine dirigenziale nel non rinnovargli più celermente il contratto, chissà quale sarebbe stata la plusvalenza per la sua cessione senza compromessi. Roba che per Cognigni equivarrebbe ad un’intera scatola di Chalis.

FELIPE MELO
«Voi con l’acqua noi cor… vino». È il 2008. Probabilmente l’anno in cui il direttore fa la sua migliore campagna acquisti. Arrivano a Firenze Vargas, Gilardino, Jovetic ed un mediano brasiliano con evidenti problemi nella gestione della rabbia: Felipe Melo. Prelevato da Almeria – zona conosciuta in Italia solo perché location di diversi spaghetti western – il centrocampista, pagato 8 milioni di euro, si impone come uno dei migliori giocatori del campionato. Tant’è che a fine stagione, a bussare alla porta di Pantaleo, arriva nientemeno che la Vecchia Signora, con un’offerta monstre. 25 milioni in contanti più i cartellini di Cristiano Zanetti e Marco Marchionni. Non fatevi ingannare dal mercato attuale, sconvolto dagli investitori cinesi, capacissimi di mettere sotto contratto pure vostra nonna come nuova ala sinistra del Guangzhou Evergrande, alla modica cifra un paio di milioni a stagione. Stiamo parlando di un prezzo irreale. E le performance di Melo in bianconero l’anno successivo lo confermano. Tanti gialli, tanti rossi, tante bestemmie fra i Drughi. «Corvino non è Secco», scriveranno i tifosi viola scherzando sulla silhouette di Pantaleo e sul poco lungimirante dirigente juventino.

STEVAN JOVETIC
Nella vita di un dirigente, spesso, si mancano dei colpi per un niente. Lo stesso Corvino, recentemente, ha dichiarato di aver ricevuto una maglietta regalo da Arturo Vidal che, più o meno simpaticamente, gli dava del ‘coglione’ per non averlo acquistato durante la sua prima esperienza in viola. Quando però si riesce nell’impresa di azzeccare l’acquisto di un ragazzo di diciannove anni, certo seguito da mezza Europa ma ancora acerbissimo, si raggiungono livelli di libidine degni di quelli di Jerry Calà in «Bomber». Jo-Jo approda nel capoluogo toscano per 8 milioni di euro e, dopo un iniziale ambientamento, diventa uno dei giocatori più ambiti del mercato. Gli acciacchi, purtroppo, non lo faranno mai rendere al meglio, ma non impediranno alla dirigenza gigliata di venderlo comunque ad un’ottima cifra: 26 milioni più 4 di bonus. Ancora al Manchester City, che ormai considera la Fiorentina come una boutique di Via Tornabuoni. È forse la vittoria più bella della gestione Corvino, anche perché di titoli veri – per ora, come del resto in tutta l’era dellavalliana – non ne sono mai arrivati. C’è comunque tutto il tempo per rimediare. O almeno lo speriamo. Anche perché un Corvino senza budget non vale un Corvino con la possibilità di spendere. Può sembrare una banalità, ma non lo è. In bocca al lupo, direttore.

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4 commenti

  1. Gradirei che con la stessa simpatica leggerezza si facesse l’elenco dettagliato dei BIDONI VERI rifilatici dal Corvo Magno, ogni affare un guadagno, a partire dal giovane Lattanzio e giù a seguire compreso il ladro di Rolex nonchè falso sequestrato (novello Lapo Fiat), sparito anche dal campionato del Burkina Fasa, ma acquistato dal West Ham.

  2. Gli elefanti comunque a Canne non c’erano. Scusate, ci tengo all’argomento.

  3. Tifolamagliaviola

    Io invece Lapo Elkann e Cognini con il Cialis non li avrei messi, fanno “scadere” un articolo buono a discorsi da Bar Sport con le usuali imprescindibili “grezzate” … de gustibus …

  4. Sergio Buso lo avevo completamente rimosso, ma Annibale sulle fasce e il portafoglio affidato a Lapo Elkan in zona cascine, son molto belle. Articolo molto godibile. Complimenti.

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