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Da Van Basten ad Aquilani: Quando il Diavolo si mette di traverso…

Ci sono partite che portano con sè una valigia piena di storia e di ricordi. Fiorentina-Milan è proprio una di queste, forse seconda solo alle eterne sfide contro la Juventus. Tornano alla mente Terim, le prodezze di Rui Costa e Chiesa, il gol che non ti aspetti di Cois e un Pato che segna sempre appena mette piede dentro il Franchi. Questo solo per ricordare il recente passato, che in sede di mercato è stato ricco di colpi di scena. Alberto Aquilani, prima di finire a Milanello, era praticamente un giocatore della Fiorentina. Giorni lunghi di trattativa spingono la dirigenza viola a scoprire le carte, con Cognigni e Corvino che nell’ultimo ritiro di Cortina pregustano già una squadra con il centrocampista romano dietro le punte. Il classico “mancano solo i dettagli”, mai come questa volta si rivela dannoso visto che Aquilani vuole la certezza di essere riscattato obbligatoriamente dal Liverpool nel 2012. Corvino non si fa prendere per la gola e in poche ore salta tutto in aria. Con il suo mancato arrivo naufraga anche l’idea tattica di Mihajlovic di giocare con un trequartista dietro le punte. A proposito di affari saltati, qui ancora nessuno si è dimenticato l’Antonio Cassano fiorentino per una notte. Dall’euforia alla delusione per il genio barese il passo è stato fin troppo breve, con i tifosi della Fiorentina che attraverso i social network si scambiavano già fotomontaggi con il giocatore vestito di viola. Manuel Rui Costa, passato dalla Fiorentina al Milan nell’estate del 2001, è invece il coronamento dei lunghi faccia a faccia tra Berlusconi e Cecchi Cori, ma è anche il simbolo di un calciomercato che non c’è più. Galliani concluse l’affare per 85 miliardi di euro, una cifra che lo stesso Amministratore Delegato rossonero non esitò a definire folle. I contatti fra le due società c’erano stati anche qualche anno prima, perché i più attenti si ricorderanno che la Fiorentina era disposta a fare follie per Zvonimir Boban, in cima alla lista dei rinforzi chiesti da Claudio Ranieri. Nel gennaio del 1997 Cinquini e Antognoni scoprono con piacere che il giocatore croato non rientra più fra i preferiti di Arrigo Sacchi. Cominciano una serie di contatti e colloqui, che sfociano in due ipotesi. Portare Boban subito a Firenze sobbarcandosi una spesa onerosa o aspettare l’estate, con il rischio di veder inserirsi qualche squadra fra le più blasonate in Europa e con il difficile compito di dissuadere il giocatore dal lasciare il campionato italiano. Come spesso accade in questi casi è la terza opzione quella che si realizza, con Boban bloccato dal Milan. Ma il momento in cui il forte giocatore croato è sembrato essere più vicino a vestire la maglia viola è stato senza dubbio l’anno in cui la Fiorentina di Trapattoni si è candidata campione d’inverno (1998-99). Nel gennaio 1999, infatti, Antognoni e Governato partirono all’attacco. Col giocatore rimasto ai margini del Milan, pensarono di portarlo a Firenze in prestito per rinforzare una squadra in lotta per lo scudetto. Ma quando tutto sembrava fatto, ecco che fu l’allora tecnico del Milan Alberto Zaccheroni a ripensarci e a bloccare il passaggio di Boban alla Fiorentina il quale, di lì a poco tempo, divenne pedina fondamentale per contribuire a far vincere ai rossoneri l’ennesimo scudetto. Rinforzo di gennaio per la Fiorentina di Trapattoni al posto di Boban fu tal Fabrizio Ficini.

LA TRIPLA ANGOLAZIONE – Stefano Carobbi è invece il classico esempio di chi ha speso una vita con la maglia viola addosso, ma ha alzato i trofei con quella del Milan. Due sole stagioni in Lombardia sono bastate per vincere una serie di titoli impressionante anche per chi è abituato ad alzare coppe, figurarsi per un onesto mestierante in maglia viola. Una Coppa dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali: può bastare questo per (ri)proiettarlo nel mondo viola come un extraterrestre, di quelli da guardare con un po’ di diffidenza e una buona dose di invidia. Carobbi ha anche un’altra particolarità che lo rende speciale agli occhi dei tifosi viola. Ha vissuto tre ere diverse della squadra gigliata. Ha conosciuto le ricche ambizioni della società dei Pontello, la passionale Fiorentina dei Cecchi Gori e la lucida razionalità dei Della Valle. Da giovane talento emergente è diventato giocatore importante della squadra gigliata grazie a De Sisti (che lo ha fatto esordire a 18 anni in serie A inserendolo in prima squadra), Agroppi (il primo a dargli totale fiducia) ed Eriksson (col quale ha trovato la definitiva continuità). Nell’epoca Pontello, Carobbi ha collezionato oltre 100 presenze in serie A (dal 1982 al 1989). Poi ha lasciato la Fiorentina per vivere due magiche stagioni in rossonero ed è tornato a Firenze nel 1991 trovando una nuova proprietà (i Cecchi Gori), vivendo da protagonista i suoi ultimi due anni in riva all’Arno e diventando anche capitano della squadra nel 1992-93. Infine, con l’avvento dei Della Valle, è diventato dal 2003 uno tra i più stimati allenatori del settore giovanile. Ancora oggi guida i Giovanissimi Regionali viola, con il compito di far crescere i ragazzi a livello umano prima ancora che come calciatori. La Fiorentina gli ha affidato una grande responsabilità, considerato quanto Pantaleo Corvino tenga al settore giovanile. Per quel ‘ragazzo nato vecchio’ (come lo ha sempre definito Aldo Agroppi per quella sua saggezza fin da giovanissimo) è senz’altro una vittoria personale, forse non eclatante come le coppe in rossonero, ma sufficiente per farlo sentire parte integrante della famiglia Fiorentina.

VAN BASTEN, PRATICAMENTE UN EX – Il mercato degli anni ’80 era senz’altro più imprevedibile e affascinante di quello attuale, tanto che non era impossibile assistere a qualche affare a sorpresa anche da parte di quelle squadre che non rientravano nella ristretta cerchia delle grandi. Il colpo di una carriera, nella primavera del 1986, lo aveva messo a segno Claudio Nassi, all’epoca Direttore Sportivo della Fiorentina. Succede tutto un po’ per caso, con Nassi che si accorge del talento di Marco Van Basten mentre è intento a chiudere la trattativa per portare a Firenze l’olandese Wim Kieft. Chiede informazioni sull’attaccante e si fa mandare una videocassetta. Il tempo di vedere il nastro che è già sull’aereo in direzione Amsterdam. Le due partite che Van Basten gioca sotto gli occhi di Nassi sono esemplari (Ajax-Den Bosch e Ajax-Groningen) tanto che al termine della seconda il dirigente viola chiede e ottiene l’incontro con il giocatore. Tutto procede per il meglio, Van Basten è entusiasta dell’ipotesi Fiorentina e accetta il trasferimento per l’estate successiva. Si raggiunge subito anche l’accordo economico con la società che detiene il cartellino del giocatore: la Fiorentina pagherà 7,6 miliardi di lire per Van Basten e Kieft, mentre al Cigno di Utrecht andranno 600 milioni per tre anni, l’automobile per circolare a Firenze e una casa dove alloggiare. Tutto fatto, il direttore sportivo viola pregusta già il colpo del decennio, quando succede qualcosa di inaspettato. La famiglia Pontello, dopo le dimissioni di Ranieri, offre a Nassi la poltrona di presidente della Fiorentina. Lui, legato ai rigidi schemi secondo i quali la carica di presidente deve essere ricoperta dal proprietario del club, rifiuta la proposta e vede interrompersi il suo rapporto con la società viola. La conseguenza è fin troppo logica, con Van Basten che non arriva a Firenze e la stagione successiva si accorda con il Milan. Il contratto che lo legava alla Fiorentina finisce nello scatolone dei ricordi di Nassi, come del resto quella videocassetta da cui tutto ebbe inizio.

Fonte: Il Brivido Sportivo

Foto: LF/Fiorentinanews.com

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