Dagli esordi alle lacrime: il secondo Natale di Firenze si chiama Batistuta

1 febbraio. Per Firenze una specie di secondo Natale, con Avellaneda al posto di Betlemme. Gabriel Omar Batistuta compie oggi 48 anni. In maglia viola 332 presenze complessive e 207 gol, oltre ad una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e ad una striscia di record più lunga di quella di Gaza. Impossibile trovare le parole giuste per descrivere il suo rapporto con Firenze. Ha dato tutto e gli è stato dato tutto: chiavi della città, cittadinanza onoraria, una statua e probabilmente la cosa che rende più fiero un giocatore: l’immortalità calcistica. Campione fra i più idolatrati dal tifo fiorentino, il «Re Leone» resterà con il giglio sul petto per nove, indimenticabili stagioni – una addirittura in B – legando per sempre il suo nome a quello della squadra. Un guerriero senza paura di infiltrazioni, di difensori leggendari come Baresi, Nesta o Cannavaro, di palcoscenici mozzafiato in giro per l’Italia e l’Europa. Un guerriero che ha vissuto solo ed unicamente per il gol. Nel giorno del suo compleanno, ecco alcuni momenti cult della sua lunga storia d’amore con la Fiorentina.

L’ARRIVO

1991. Batistuta non è ancora «Batigol» ma «El Camion», soprannome che deriva dalla sua potenza e dalle sue movenze ancora non aggraziatissime. Il 18 agosto, dopo le grandi prestazioni in Coppa America, il suo procuratore Settimio Aloisio riesce a farlo sbarcare a Firenze. Davanti al pubblico del Franchi, riunito per un’amichevole estiva, Bati si esibisce in qualche palleggio. La prima impressione non è delle migliori. Del resto il suo primo allenatore, tale Mastroianni, a vederlo addomesticare il pallone gli aveva chiesto: «Bati, ma a Reconquista palleggiavi con i cocomeri?». L’inizio è tosto. Con Lazaroni prima e Radice poi, Bati stenta a decollare in campo, non aiutato da compagni di squadra come Branca e Dunga, che lo ostacolano. Poi la svolta. 26 febbraio 1992. Gol di testa alla Juve. È la scintilla che fa scoccare l’amore. La Gazzetta chiede ai tifosi di inviare un fax al bomber. In redazione arriva una quantità di carta da disboscare l’Amazzonia.

LA COPPA ITALIA

Nel novembre del 1994, dopo aver passato un anno di purgatorio in cadetteria, Bati straccia il record di gol consecutivi firmato da Ezio Pascutti nel campionato ‘63. È semplicemente infermabile. Undici reti in undici partite. A fine stagione sarà il capocannoniere della serie A con 26 marcature. Era dai tempi di Alberto Orlando che la Fiorentina non vedeva un proprio calciatore con lo scettro dei bomber. Da lì un crescendo rossiniano di prodezze. Indimenticabili, in tal senso, i gol nella Coppa Italia del ’96. Le quattro reti rifilate all’Inter in semifinale – delizioso il lob a Pagliuca segnato a San Siro – e gli altri due gol all’Atalanta nelle finalissime sono decisivi per la vittoria del titolo. Gabriel alza la coppa al cielo da capitano. È una notte magica. Forse il momento più importante di Bati a Firenze, in un periodo fantastico con Rui Costa e Toldo a completare una squadra strepitosa. 40 mila tifosi attendono il rientro della Fiorentina a Firenze.

LA SUPERCOPPA ITALIANA

Il ciclo con Ranieri non è ancora finito e Sebastiano Rossi e la difesa del Milan se ne accorgono a loro spese. È ancora Batistuta a fare il mattatore nella Supercoppa italiana, tre mesi dopo il trionfo di Bergamo. Stadio San Siro. I viola sembrano spacciati, ma anche Davide non era ben quotato dai bookmakers contro Golia. Prima Batistuta va in gol con un capolavoro: pallonetto a Baresi – che va in crisi d’identità – e bolide alle spalle di Rossi. Poi ancora il numero 9, quando il match sembra destinato ai supplementari, tira fuori il suo marchio di fabbrica: il missile su punizione. Destro sopra la barriera e Rossi deve prendersi un altro Moment. La gioia è irrefrenabile. Gabriel cerca una telecamera e urla «Te amo Irina!». Peccato che la consorte, al momento, sia in vacanza al mare senza televisore. Ma, come si dice, è il gesto che conta. La Fiorentina è la prima squadra di sempre a battere, durante la Supercoppa, i campioni d’Italia uscenti da vincitrice della Coppa Italia.

I GOL IN EUROPA

Stagione 1996/1997. Un’annata in chiaroscuro, con serate esaltanti e momenti bui, soprattutto dal dischetto, dove Batistuta sbaglia ben quattro calci di rigore. Se però in Italia le cose non vanno benissimo, ecco che ci pensa la Coppa delle Coppe a regalare emozioni da brividi. In questa nostalgica competizione, Batistuta dà il meglio di sé. 6 marzo ‘97. Lisbona. Allo stadio Da Luz, Gabriel prima serve l’assist dell’1 a 0 a Baiano e poi raddoppia con una rete clamorosa. Passaggio di Cois a Piacentini, cross dalla trequarti, ed il numero 9 batte il portiere belga Preud’homme con un piatto di destro al volo. Niente in confronto, però, a quanto succede in semifinale contro il Barcellona. È lì che Bati zittisce – in tutti i sensi – il pubblico del Camp Nou. Siluro imprendibile per Vitor Baia e cala il gelo per i 100 mila blaugrana presenti. Per assistere ad uno spettacolo del genere, Firenze dovrà attendere un paio d’anni, quando nel santuario di Wembley Bati elimina l’Arsenal con una cannonata che rischia di decapitare David Seaman.

L’INFORTUNIO

Il più grande rimpianto nella carriera del Re Leone. Campionato 1998/1999. Quello delle «Sette sorelle». Sulla panchina della Fiorentina c’è il Trap. Bati, nel girone d’andata che decreta la Fiorentina campione d’inverno, segna 17 gol in 17 match. Una media pazzesca. Poi, però, arriva il colpo da K.O. 7 febbraio ’99. Contro il Milan, al Franchi, la Fiorentina vuole continuare la sua marcia. I viola sono primi con 41 punti. I rossoneri di Zaccheroni, distanti, a 36. Lo stadio è una bolgia. 42 mila spettatori. In casa la Fiorentina è reduce da sedici vittorie di fila e nell’aria si respira l’odore dell’impresa. Il match però è combattutissimo. Bati su punizione sfiora il palo. Edmundo colpisce una traversa. Ma anche il Diavolo c’è e Toldo deve superarsi. Minuto 88. La Fiorentina va in contropiede. Edmundo vede Batistuta e lo lancia in profondità. Crac. Lui si accascia. Barella. Cade un silenzio irreale. 0 a 0. Edmundo parte per il Carnevale di Rio. Fine dei sogni.

LE ESULTANZE

«Mi innamoro solo se – vedo segnar Batistuta – corri alla bandierina – bomber della Fiorentina!». Per un campione così iconico non potevano mancare delle esultanze altrettanto cult. La prima fu la celebre corsa verso la bandierina, dove Gabriel si metteva in posa, petto in fuori, reggendo la stessa con una mano. Un tipo di festeggiamento suggerito da Francesco Flachi ed immortalato nei poster attaccati in tutti i bar di Firenze ad inizio anni ‘90. Dopo, l’era post bandierina, con la celebre mitraglia. Stavolta la trovata è ispirata dal massaggiatore Luciano Dati. Bati segna, si gira verso la panchina, finge di imbracciare un mitra e spara come Rambo. «L’idea», spiega Dati, «mi è venuta in Francia durante i mondiali. Io seguivo Gabriel ovunque e mi sentivo come 007, l’agente segreto in missione speciale. Così mi sono fatto una maglia con la pistola di Bond disegnata dietro la schiena. Bati l’ha vista e… ha cominciato a sparare». Unica eccezione degna di nota? La schitarrata sotto la Fiesole per il gol vittoria alla Juve nella stagione 1998/1999.

LA STATUA

«Guerriero mai domo, duro nella lotta, leale nell’animo». Parole incise nella memoria. E non solo su quella. 5 novembre ’95. Non è Michelangelo a realizzarla, né un Papa o un de Medici a commissionarla, ma in ogni caso la statua di Batistuta assume fin da subito un’importanza storica a Firenze. Mai era capitato che un tale onore fosse riservato ad un giocatore e mai ricapiterà in futuro. Voluta dal Collettivo e firmata dagli artigiani del Carnevale di Viareggio, la statua – in cartapesta dorata – verrà consegnata al centravanti prima di un Fiorentina-Lazio in cui Batigol metterà a segno una doppietta. Era la centesima partita di Gabriel in Serie A. Un bellissimo gesto d’amore. Un monumento alla grandezza di un calciatore irripetibile. Peccato che oggi, la statua, non ci sia più. Era il 2000, quando pezzo dopo pezzo, fu smembrata. Prima la testa, poi la bandierina, e piano piano il Bati in cartapesta, piazzato allo stadio Franchi, sparì per sempre, forse per la rabbia causata dall’imminente addio del capitano, forse – come dissero alcuni ironicamente – per racimolare qualche quattrino in società, viste le condizioni economiche di Cecchi Gori.

LE POLEMICHE

«Avevo deciso di restare zitto fino a venerdì, ma non ce la faccio più. Ho bisogno di parlare. Tutte queste voci sulla mia vita personale mi stanno distruggendo. Ho sentito dire che ho l’amante, che mia moglie mi ha sbattuto fuori di casa. Quante bugie… Pretendo rispetto da Firenze». 1996. Il gossip dilania Bati, in astinenza da gol. C’è chi giura che abbia una relazione con Sabrina Ferilli. Il rapporto con Firenze, per la prima volta, scricchiola. E tira fuori il lato scontroso dell’argentino, quello che farà dichiarare anni dopo a Massimo Orlando: «Se abbiamo vinto qualcosa il merito è tutto suo e per questo lo ringrazio ancora. Giocatore fenomenale, ma tanto piccolo nei rapporti umani». Celebri, negli anni, anche i suoi battibecchi con il giornalista David Guetta, reo di accusarlo di sceneggiate ad ogni rinnovo del contratto. Una presunta «parsimonia», quella di Gabriel, molto chiacchierata. Alcuni sostenevano persino che riciclasse i regali dei viola club… meglio sorvolare.

LE LACRIME

«Batistuta è incedibile. Firmato, il Presidente». Fu Vittorio Cecchi Gori, alla fine della stagione 1997/1998, a volere questo gigantesco striscione sotto la sua balaustra. Ogni estate, infatti, partiva sui giornali sportivi sempre lo stesso tormentone riguardante Batistuta ed il suo futuro lontano da Firenze. Un futuro lontano da Firenze che purtroppo, nonostante il sopracitato striscione, arrivò un paio d’anni più tardi. Prima l’ultimo gol in casa contro il Venezia, e le lacrime di commozione dell’attaccante argentino, poi il gol dell’ex con la maglia della Roma. 26 novembre 2000. Allo stadio Olimpico la Roma di Capello è bloccata sullo 0 a 0 da una Fiorentina ostica e decisa a portare a casa almeno un punto. Mancano sette minuti al triplice fischio dell’arbitro. Palla vagante poco fuori dall’area. La sfera rimbalza. Batistuta la colpisce di destro con la consueta violenza. Toldo prova ad arrivarci, ma non può nulla. La Roma vince. La curva Sud è in delirio. Bati, affossato dagli abbracci dei giallorossi, non esulta e piange.

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8 commenti

  1. Quando ha sparato quel missile all,Arsenal, giuro, mi sono messo a piangere. Il più grande centravanti in assoluto.

  2. francescobellino

    Auguri nostro amore .

  3. Vendiamo tomovic

    Auguri re leone numero 1

  4. Auguri immensa leggenda!!!!!
    Quanto mi manchi….

  5. Solo una frase che riassume tutto…IL PIÙ GRANDE ❤

  6. Quante volte le lacrime agli occhi dopo un tuo goal ! Auguri, Campione, anche se mi resta sul gozzo quando andasti alla Roma…

  7. Auguri campione ricordo sempre con gioia il tuo compleanno. .auguriiiiiiiiiiii???????????????????

  8. Cosa dire: IL PIÙ GRANDE… INIMITABILE…. INARRIVABILE… semplicemente…BATIGOL!!!!!!

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