Questo sito contribuisce alla audience di

DALLA RABBIA ALLA RIVALSA: IL SEGRETO DI FIRENZE

Superare i diecimila abbonamenti sarebbe già un bel risultato. Questo, nel momento di massimo sconforto generale, fanno sapere le associazioni del tifo. Praticamente la metà rispetto allo scorso anno. Un calo, che se confermato, farebbe spavento: un tifoso su due, nel giro di dodici mesi, avrebbe deciso di non andare più allo stadio. E non si può certo dare la colpa ai prezzi, o alla crisi italiana. Questa la cronaca, queste le previsioni, con molte centinaia di migliaia di euro in meno nel bilancio della Fiorentina. Ma forse, dopo gli ultimi due anni, passati ad occuparsi così tanto dei ‘conti’ viola sembra davvero tempo perso.

D’altronde ultimamente, anche con i risultati, il Franchi non ha mai brillato per calore: con Sousa tra il primo e il secondo posto, per più di tre mesi, gli spazi vuoti sugli spalti non mancavano. E allora si torna ai soliti argomenti: manca altro. Manca quella passione che, un po’ il calcio di oggi, un po’ questa gestione molto distaccata e poco autentica, ha generato. C’è però Pioli. Un allenatore normale, che allenerà una squadra normale, in modo normale. Ed è proprio nella normalità che, alle volte, possono nascere i miracoli. Il mondo del pallone, da sempre, è particolare. Una squadra che arriva ottava con Bernardeschi, Borja Valero, Ilicic, Gonzalo e Kalinic non è detto che non possa arrivare ottava senza nessuno di loro. O, magari, ‘addirittura’ settima. Certo, le ambizioni si sono ridimensionate, di sogni non se ne fanno più, ma se si vuol parlare in modo spiccio di pallone possiamo tranquillamente dire che i soldi non vanno in campo. E che, con l’asticella degli obiettivi abbassata, i risultati potrebbero essere addirittura migliori. Con i giovani che, magari, potrebbero trovare l’habitat naturale per regalare sorprese.

Ma basterebbe a Firenze tutto questo? Forse con i Della Valle lontani, ormai completamente disinteressati alle vicende di casa gigliata (parole loro, dette e ribadite), Firenze e i fiorentini potrebbero ritrovarsi attorno ad una squadra lasciata ‘sola’, come una nave abbandonata dal capitano ma, con alle spalle, una bandiera che è tornata a sventolare: quella di Giancarlo Antognoni. E dalla ripicca, per rivalsa, potrebbe nascere anche qualcosa di bello. D’altronde Casette d’Ete, oggi, sembra più lontana che mai. E se i Della Valle non hanno più voglia di parlare di Fiorentina, i fiorentini potrebbero benissimo decidere di non parlare più di loro. E forse l’atteggiamento giusto potrebbe essere davvero questo. Per tornare ad amare una squadra che, ultimamente, è spesso passata in secondo piano. Soffocata dalla rabbia, dalla permalosità, dall’acredine. La Fiorentina è di Firenze e dei tifosi viola, non scordiamocelo mai.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

56 commenti

  1. Troppo comodo, troppo facile defilarsi e dite “arrangiatevi da soli”. Non vedo cosa ci stiaano a fare al timone della società: che le vendano al più presto e così non solo non sentiremo più parlere di loro ma non vedremo nemmeno più le loro facce!

  2. Quelli che vanno a Moena sono tifosi per modo di dire.
    Il 99% di loro non sa nulla di cio che accade alla squadra e durante le partitelle chiede al vicino “ma quello chi è? Chiesa?” E il vicino “no no mi pare che sia Hagi”.
    Poi risponde un terzo che dice “no no quello li è l’ultimo acquisto si chiama rebic”….!!!!
    Poi guardi bene e stanno parlando di Gori!!!

  3. Non importa fare manifestazioni pro-DV. A Moena ci sono tifosi pro-Fiorentina che gioiscono per i primi goal di Chiesa, mentre qui quattro bischeri sono ad attaccare lenzuola in rima baciata. Chissà, forse pensano che un concetto (sic!) si possa esprimere solo così.

  4. Bravo Poppe, infatti gli unonoveduesei ci sono sempre, a Firenze e in trasferta.
    I dellavallici son tifosi virtuali, si trovano solo in chat.
    Ancora nn si è vista la famosa manifestazione pro dv, forse nessuno sela sente di arrivare fino a Cinecittà per scritturare comparse.

  5. Alex1950, ancora non ci siamo. Io dell’entusiasmo concertato non ho bisogno, io vado allo stadio perché amo la Fiorentina. Chi non ci va e potrebbe la ama meno o la ama poco. Non è un crimine, ognuno è libero di volgere i propri interessi dove vuole. Certo che i Della Valle risponderanno prima di tutto a chi dimostra maggior amore per la Viola e questi ultimi non sono certo quelli che non vengono a guardare le partite.

  6. Più o meno il gatto che si morde la coda. Ma voi che siete figli di Machiavelli, dovreste ben capire che il fine giustifica i mezzi. Io la penso così. Riflettici.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*