DIECI E LODE!

Bernardeschi Genoa Grande

Bernardeschi dieci e… lode. Ambizioso ma non presuntuoso. Riconoscente ma non ruffiano. Concreto ma non arido. Emozionato ma non imbarazzato. La conferenza stampa di Federico Bernardeschi, per celebrare la firma sul contratto che lo legherà alla Fiorentina fino al 2019 (niente clausole ha assicurato Pradè, fidiamoci), ci consegna un giocatore di talento ed un ragazzo di buon senso, forse la qualità più rara nel mondo del pallone. Ha scelto di indossare la maglia numero 10. Per lui, nato a Carrara ma cresciuto calcisticamente a Firenze, non è un azzardo. Sa perfettamente cosa significa avere quelle due cifre sulle spalle. Anche se ultimamente il “10” è stato “profanato” da Olivera e dal Tanque Silva e non certo onorato a dovere da Aquilani.

In un momento in cui la società e la squadra sono circondate dallo scetticismo e dallo sconforto dei tifosi (come ha ammesso, meravigliandosi, Pradè), Bernardeschi costituisce un’ancora di salvezza. Lui, Babacar e magari Diakhatè, proiettato dal calcio dei giardinetti o poco più al Franchi, costituiscono la chiave di volta di una stagione che, partita in grigio, potrebbe improvvisamente trasformarsi in technicolor. Bernardeschi, non deve essere considerato una promessa ma una certezza. Un titolare della Fiorentina di oggi e di domani. Che il settore giovanile viola produca giocatori di qualità è condizione necessaria ma non sufficiente perché questi possano costituire la spina dorsale della squadra. La filiera corta nel calcio prevede osservatori vispi, preparatori capaci e, alla fine, un allenatore coraggioso che offra una, anzi più, chances.

Bernardeschi, sotto questo aspetto ha già svoltato. Ogni volta che la palla passa dai suoi piedi acquisisce traiettorie intelligenti e imprevedibili. Sogna di poter diventare una bandiera della Fiorentina. Il calcio contemporaneo non prevede quasi più questa figura, ma è confortante lo stesso sentirlo dire. Nel frattempo ha capito perfettamente cosa significa giocare con la maglia viola avendola indossata da sempre: ogni emozione viene esaltata. Quando c’è da soffrire, si soffre di più. Quando c’è da gioire, si arriva all’estasi. Caro Bernardeschi, che i grandi numeri 10 del passato, da Montuori a De Sisti, da Antognoni a Baggio, da Rui Costa a Mutu siano con te.

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12 commenti

  1. Finalmente un bell’articolo

  2. Spero che qualcuno di questi giovani esploda ne abbiamo BISOGNO..vorrei vedere Berna andare più in verticale

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