EDMUNDO, LE BESTEMMIE DI FICINI E BENE…MA NON BENALOUANE: I CAMPIONI E I BIDONI DI GENNAIO

Boom viola. Riccardo Saponara è il colpo di mercato della Fiorentina per questa finestra invernale. Prestito con obbligo di riscatto già fissato a 9 milioni di euro. Un acquisto che ha riportato entusiasmo in città, dopo la paura di perdere Kalinic e la cessione di Zarate in Inghilterra. Saponara è un centrocampista offensivo «alla Kakà»: grande corsa, ottimo dribbling, capacità innata nel servire assist ai compagni e discreto tiro dalla distanza. Ora, a ventisei anni – dopo una parentesi deludente al Milan ed il lungo apprendistato in provincia – il definitivo salto di qualità. Sarà un affare o un flop? In attesa del riscontro sul campo, ecco un amarcord con alcuni acquisti della Fiorentina durante il mercato di riparazione, fra stelle, giovani promettenti e classici bidoni.

EDMUNDO

 Gennaio del ‘98. In una Piazza Savonarola gremita arriva lui, O’Animal, il campione brasiliano tutto genio e sregolatezza strappato al Vasco da Gama. È l’inizio di una tormentata storia di odio, amore, polemiche e giocate sublimi. Malesani, inizialmente, non inserisce Edmundo nell’undici titolare, preferendogli Morfeo. Lui non la prende bene. Del resto, parliamo di un tipo capace di far ubriacare una scimmia a forza di birra. Insomma, non proprio un ragazzo morigerato. Il rapporto con i compagni di squadra infatti – specie con Oliveira, Batistuta e Rui Costa – è conflittuale. A febbraio c’ è il Carnevale di Rio. L’attaccante non ottiene garanzie di titolarità nel match contro la Juve e vola via, cosa che farà purtroppo anche in seguito. Sembra la fine. Ma a metà marzo arriva il pentimento post multa ed il ritorno a Firenze. Contro il Napoli è uno show carioca. Edmundo serve a Batigol l’assist dell’1 a 0 e segna la quarta rete per il poker finale. La settimana dopo altro capolavoro a Parma. Nel bene e nel male ne combinerà di tutti i colori.

FABRIZIO FICINI

 Stagione 1998/1999. La Fiorentina di Trapattoni punta a vincere lo scudetto. Il mister chiede un rinforzo importante a Vittorio Cecchi Gori ed il presidente lo accontenta. Si fa per dire. Da Genova, sponda blucerchiata, arriva l’empolese Fabrizio Ficini. Decisamente non l’uomo della provvidenza, valutando il suo score: più di cento presenze da professionista e zero reti. Non è un caso che i supporter azzurri lo chiamino affettuosamente «Tagliaerba». L’incolpevole Ficini colleziona solo tredici anonime partite in viola. La Fiorentina, ovviamente, non conquista il tricolore e lui fa ritorno a casa, nella sua Empoli, dove prosegue un’onesta carriera da gregario. Senza comunque mai riuscire a buttarla dentro. Salvo in un’occasione. In cui segna nella propria porta. Qualche anno fa, nelle serie minori, pare che Ficini si sia preso una squalifica di otto giornate per bestemmie. Non saranno, in ogni caso, mai state pesanti quanto quelle gridate al Franchi dai tifosi gigliati vedendolo giocare. Come il carbone della Befana.

ADRIANO

Un fenomeno. Anzi, un «Imperatore». Vabbè. Comunque lo si voglia chiamare, l’Adriano che arriva a Firenze in prestito, nel gennaio del 2002, è un vero e proprio mostro. Un concentrato di classe e potenza racchiuso in un piede mancino che è arma di distruzione di massa. Ha solo diciannove anni, il brasiliano, nella sua breve esperienza in riva all’Arno, ma le stimmate del campione versano già talento. Sei reti in viola per il numero 90, che tuttavia non riesce a salvare la Fiorentina dalla B in un’annata disastrosa, caratterizzata dai problemi economici della società e da una rosa che senza Chiesa infortunato non si dimostra all’altezza della situazione. Poi la storia è nota. Dopo l’exploit a Parma, e le annate in chiaroscuro con l’Inter, l’oblio calcistico, causato dai demoni della movida, dalle amicizie sbagliate e, probabilmente, dal retaggio di un’infanzia difficile trascorsa nelle favelas. Ma l’Adriano fiorentino era davvero qualcosa speciale. Uno dei migliori colpi di sempre, a gennaio, anche in chiave fantacalcistica.

VALERI BOJINOV

Stagione 2004/2005. Quella della salvezza all’ultima giornata con Zoff in panchina. È Corvino, all’epoca DS del Lecce, a vendere Bojinov alla Fiorentina per 13 milioni cash più il cartellino di Jaime Valdes. Sei mesi da extraterrestre agli ordini di Zeman, 11 gol in campionato e appena diciott’anni di età sembrano legittimare una spesa del genere. L’attesa è enorme, ma arrivato in viola Valeri stenta a confermarsi. L’enfant prodige accusa qualche infortunio di troppo ed il rendimento della squadra è da film horror. Alla fine saranno soltanto due le reti in nove presenze, a cui si aggiungeranno le sei marcature della stagione successiva. In totale – considerando pure le coppe – quarantuno match ed undici gol. Bottino assai magro per un potenziale campione. Seguiranno una stagione in B con la Juve ed un paio di sfortunate annate al Manchester City, con i guai in serie al ginocchio ed al tendine d’Achille. Valeri non si riprenderà più. Tanta serie B, qualche campionato minore – oggi è al Partizan – ma soprattutto molti rimpianti.

ADEM LJAJIC

Quando Corvino decide di spendere 6,5 milioni di euro per questo sconosciuto ragazzino serbo di diciott’anni, alcuni vorrebbero sottoporlo al TSO. Ma il direttore, invece, ci vede lungo. Ljajic, dopo un iniziale ambientamento, esplode sotto la guida di mister Montella. In coppia con Jovetic è una forza della natura, tocca la palla e si sente la musica di Goran Bregovic in sottofondo. Sono ben 11 le reti in campionato. E dire che la stagione precedente, dopo la celebre rissa con Delio Rossi, la società era ormai sul punto di cacciarlo dalla Fiorentina. Forse è proprio per questo episodio che a nessuno viene in mente di rinnovargli il contratto in scadenza. Ci proverà in extremis – ed inutilmente – il DS Daniele Pradè. Ma niente da fare. Adem vuole giocare la Champions League, vincere qualcosa di importante. Per farlo impone alla società il passaggio alla Roma. Non proprio una scelta azzeccata. «Nutellino», come lo aveva ribattezzato Sinisa Mihajlovic, non ripeterà le magie viste in viola. Oggi è al Torino, che non pare proprio in pole position per la lotta scudetto.

AMAURI

 La Fiorentina, a dispetto della saudade, è solita acquistare brasiliani nel mercato di gennaio. Questo però è un caso particolare: Amauri Carvalho de Oliveira è un sudamericano atipico, che ha passato quasi tutta la sua vita in Italia, e che nel 2010 ha addirittura accettato di naturalizzarsi e vestire la maglia azzurra. Dopo alcune grandi stagioni con Chievo, Palermo e Juve, l’attaccante sembra tuttavia in fase involutiva, tant’è che i bianconeri, nonostante una buona parentesi in prestito con il Parma, lo lasciano libero di accasarsi a Firenze per soli 500.000 euro. Il contratto è di sei mesi. Se le prestazioni saranno buone se ne riparlerà a giugno. Amauri, così, arriva con la voglia di spaccare il mondo. L’unica cosa che si spaccherà, purtroppo, sarà la giunzione miotendinea degli adduttori. Tredici presenze, un unico gol – decisivo per la salvezza a San Siro contro il Milan – ed una stagione chiusa in anticipo per il sopracitato infortunio. Alla fine del campionato 2012 la Fiorentina non ci pensa nemmeno a riscattarlo. Floppissimo.

GIUSEPPE ROSSI

 Forse fra i giocatori più amati dal popolo fiorentino nel recente passato. Pepito Rossi arriva a Firenze nella finestra di mercato del 2013. È ancora infortunato, visto che al Villareal ha rimediato una rottura del legamento crociato del ginocchio destro, ma la voglia di recuperarlo è tanta, confermata anche dall’investimento: dieci milioni più bonus per vestirlo di viola. Rossi, nel suo primo frammento di stagione con la maglia della Fiorentina, scende in campo solo per l’ultima giornata contro il Pescara. La stagione successiva, però, parte alla grande. Gol contro il Catania, rete in Europa League, doppietta a Genova, tripletta nella rimonta con la Juve, altra doppietta in casa per abbattere la Sampdoria. Tutto troppo bello e difatti il 5 gennaio arriva la mazzata: fallaccio di Rinaudo del Livorno ed altro crac del ginocchio. È la fine di una favola. Pepito vola in America per tentare un recupero impossibile in vista dei Mondiali. Prandelli lo valuta, ma non si fida delle sue condizioni, nonostante il ritorno al gol in campionato. E fa bene… Un vero peccato.

ANDERSON

Mercato di riparazione 2014. Vicenda degna di un cinepanettone. Quando Anderson arriva a Firenze, in prestito dal Manchester United, il gossip in città arriva a livelli da Alfonso Signorini. Manco si trattasse di Pamela, la bagnina di Baywatch. L’ex promessa brasiliana, infatti, è secondo molte voci il primo giocatore in attività a certi livelli ad aver fatto coming out. Un calciatore gay dichiarato in Serie A: un fatto destinato a passare alla storia. E proprio per questo, durante la conferenza stampa di presentazione, la prima domanda dei giornalisti riguarda proprio la sua presunta omosessualità. Faccia esterrefatta del sudamericano. «Io gay? Ho molto rispetto per loro, ma a me piacciono le donne. Ho quattro figli ed in casa mia per questo non ho neppure la tv…». Fine del sogno della comunità LGBT. Fine del gossip. Ma soprattutto fine dei riflettori puntati su Anderson. Il centrocampista si rivela difatti incredibilmente appesantito da qualche churrasco di troppo. Sono lontane le performance che avevano fatto spendere ad Alex Ferguson più di trenta milioni per il suo cartellino. Molto lontane. Un’operazione da dimenticare.

MOHAMED SALAH

 Galeotto fu il documento privato, e chi scrisse. Momo Salah viene acquistato dalla Fiorentina nel mercato di riparazione del 2015. L’affare rientra nell’ambito del passaggio di Juan Cuadrado al Chelsea. Prestito fino al 30 giugno con possibilità di prolungarlo anche per l’anno successivo, a fronte del pagamento di un milione di euro. Non solo. Con altri quindici milioni il cartellino diverrebbe di proprietà esclusiva della Fiorentina. Almeno in teoria. Perché a fine stagione, dopo che l’egiziano ha fatto letteralmente faville, spunta una scrittura privata che permette a Salah di liberarsi unilateralmente dal club gigliato. Una specie di foglio word, con le firme dei suoi avvocati e dei dirigenti viola. Sembra assurdo, ma tanto basta, e a niente valgono le azioni legali della Fiorentina presso la Fifa. Salah resta a Roma ed il suo manager si prende pure gioco dei tifosi: «Se Mohamed venisse squalificato per la storia con la Fiorentina, io cucinerò kebab in pubblico a Firenze per un giorno intero». Nessuno, purtroppo, ha modo di gustare le sue specialità.

YOHAN BENALOUANE  

 «Bene, ma non Benalouane», scriverebbe uno dei migliaia di utenti Facebook sottoposti a vasectomia del sense of humor. Il difensore tunisino è prelevato nel gennaio del 2016 dal magico Leicester dei miracoli di Claudio Ranieri. Peccato che Yohan, in sei mesi, non abbia acquisito per osmosi nemmeno un po’ di quella magia, se non per sparire nel nulla. Durante il periodo fiorentino, Benalouane non giocherà infatti neanche un minuto di campionato. Si scoprirà poi che la necessità impellente di un difensore da aggiungere all’organico viola aveva fatto passare in secondo piano le visite mediche. L’unica rassicurazione prima della firma? Il parere dello staff inglese. Un po’ come chiedere all’oste se il vino della casa è buono. Il difensore così, complice un misterioso problema alla schiena, fatica persino ad allenarsi. Un fantasma con la sciatalgia che rispunta sugli schermi solo per la festa scudetto del Leicester. Ma non è l’ultima beffa. La Fiorentina decide di non pagargli gli stipendi. Lui mette in mora la società. E vince. Il Collegio Arbitrale Lega Serie A condanna i viola a retribuirgli tutti i compensi «meritatamente» guadagnati. Insomma: lui con il dolore alla schiena, la Fiorentina con lo stesso problema in una zona più a sud.

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9 commenti

  1. Grazie ragazzi, mi avete evitato una figuraccia…. Anche perché ha solo qualche anno più di me, ne ho 38, ed é diventato amico del mio compagno. Adesso Enrico fa l’allenatore di una squadra di provincia insieme a lui. Io proprio lo avevo rimosso…. Grazie!

  2. Pazzo dopo aver segnato nello spareggio con il Perugia per la serie A stava per rovinare tutto facendosi espellere, per fortuna l’arbitro quella volta aveva ordini precisi e come la palla era per l”aria rischiava a nostro favore
    Sempre forza viola

  3. …margheviola,ma scherzi?? se (SE) è lui, è quello che ci ha permesso di vincere lo spareggio per venire in serie a all’epoca di riganò,in quelle partite infortunato o squalificato,non ricordo. ora frande è una parola grossa,ma in quelle partite per noi lo è stato!!!

  4. Redazione…o Tifosi..
    Forse ci incastra poco con l’articolo ma mi sono trasferita per lavoro in Piemonte e il mio vicino di casa mi continua a dire che é stato un grande giocatore viola. Sicuramente ha giocato perché mi ha regalato la maglietta n 76 FANTINI ma io proprio non lo ricordo…. Come era? Grazie

  5. Quanti bidoni avete saltato redazione!
    SANTIAGO SILVA
    FELIPE
    LARRONDO
    EL HAMDOAUI(era preso e vide una partita in tribuna poi il calcio burocratrico di Corvino)
    SISSOKO
    WOLSKI
    COMPPER che vive attualmente una stagione strepitosa da protagonista e andrà a vincere la Bundesliga con Lipsia
    DIAMANTI
    ROSATI
    ROSI
    TINO COSTA
    BOLATTI
    CASTILLO
    ROMULO
    MUNARI
    KHARJA
    SALIFU

  6. Edmundo fenomeno vero..classe pura,una delizia…la testa purtroppo andava di pari passo con la classe,se uno è un genio in una cosa poi qualcosa tralascia nella vita…peccato con lui e un acquisto vero a gennaio….e senza l’infortunio del Bati,era scudetto…

  7. Il grullo vero fu quello che mise nel contratto di Edmundo di poter andare al carnevale di Rio. Lui strepitoso giocatore (tecnicamente il più forte che io abbia mai visto), ma con i demoni nella testa (in Brasile aveva investito e provocato la morte di una persona), un Caravaggio del pallone.

  8. Michele da Milano

    Bene ma non benalouane ???

  9. Edmundo su tutti. Genio e follia. Nel 1999 si fa male bati in un match decisivo col Milan finito purtroppo zero a zero. Si era primi col Trap se non sbaglio. Che fa lui? Prende e se ne va al Carnevale di Rio, fregandosene di tutti e tutto…Con la palla un fenomeno (scartò tutta la difesa della Juve, 1-0 per noi a Firenze, gol di Bati), ma da prendere a ceffoni un giorno sì e l’altro pure. Ma anche il Trap ebbe paura. Se poi qualcuno prese Ficini come “rinforzo”, beh siamo alle solite, e in questo O’ Animal non c’entra.

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