Gallovich a FN: “Jorgensen è un numero uno, ideale più accanto a Corvino che a Sousa. Diventerà il Nedved della Fiorentina”

Jorgensen Barcellona

Storico procuratore, ma anche qualcosa di più, di Martin Jorgensen, prossimo a diventare un nuovo componente del team di Pantaleo Corvino, con mansioni anche di scouting nell’area scandinava. Fiorentinanews.com ha contattato Ippolito Gallovich, suo storico procuratore, all’indomani della quasi ufficializzazione di questo nuovo incarico per l’ex esterno viola, pronto a tornare a Firenze, per capire le origini dello Jorgensen dirigente: “Martin è un personaggio di grande levatura, che lo stesso Morten Olsen volle nello staff della nazionale danese per la sua autorevolezza e per quel carisma e leadership che ha sempre espresso, senza bisogno di alzare i toni, con il suo atteggiamento pacato. E’ un ruolo importante, che lui può interpretare benissimo, diventando molto utile alla Fiorentina“.

Se lo immaginava in veste dirigenziale quando giocava in maglia viola?
“Si era parlato a suo tempo anche di un ruolo in una possibile fondazione che stava per nascere nell’ambito della Fiorentina, poi però non se ne fece di nulla. Lui è comunque un uomo dai grandi valori e principi e sa dare l’esempio, è un predestinato a questo tipo di incarichi. Lo vedo molto bene in situazioni del genere più che in campo, non che non fosse bravo anche lì ma proprio per la sua attitudine a creare dialogo e smussare i toni. E poi perché ha una visione di insieme, essendo figlio di imprenditori, avendone svolto l’attività. Martin non ha fatto solo il calciatore, per cui la considero una scelta azzeccata”.

Sembrava una corsa a due con Rui Costa: in cosa si differenzia Jorgensen?
“Non conosco Rui Costa, come giocatore l’ho apprezzato moltissimo era un grande interprete e a Firenze ha dimostrato di esserlo. Credo, per quanto ha dimostrato, che si tratti di un altro nome che avrebbe potuto svolgere questo ruolo. Martin è più utile forse per le origini geografiche perché può avere contatti con un grande bacino che è il mondo scandinavo, dove è un personaggio con relazioni importanti: in Danimarca arrivare presto su un giovane è determinante perché i ragazzi di 15-16 anni vanno più verso il calcio inglese e quello tedesco. Se si vuole valorizzare questo aspetto, credo che sia più opportuno Martin. Fermo restando che rimane una scelta tra due giganti”.

Versatile da calciatore, lo può essere quindi anche da dirigente?
“Assolutamente sì, Martin è di un’intelligenza e duttilità incredibili. Sarà dietro scrivania quello che è stato in campo e nello spogliatoio, sa dirigere e coordinare senza far rumore, senza esporsi, senza esibizionismi. E’ un ragazzo intelligente, sa comportarsi, ha i tempi giusti anche fuori dal campo. Per me è come un fratello, siamo rimasti amici e collaboratori anche dopo il suo ritiro, tra i calciatori che ho seguito, dal punto di vista umano, lavorativo, è il numero uno”.

Con Corvino e i Della Valle invece è rimasta la sintonia?
“Sicuramente sì, non vedo nessun problema nei rapporti con Corvino. Ma anche con i Della Valle. Quando un giocatore passa e lascia una traccia importante, mette un’ipoteca sul futuro, perché poi qualcuno lo richiama. Vediamo l’esempio di Nedved, che esercita un ruolo molto importante per l scelte tecniche della Juve. Martin è l’elemento perfetto per diventare il Nedved della Fiorentina“.

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