Questo sito contribuisce alla audience di

Gilardino: “Io e Alice con Firenze nel cuore. Mi porto dietro le vittorie, ma anche Santa Croce e la ribollita. Amauri? Può tornare a grandi livelli”

Sei mesi fa il terrore della gente di perdere Alberto Gilardino era evidente, si respirava, si toccava con mano. Ma Gila è rimasto in viola augurandosi di poter rimanere a lungo a Firenze, di poter addirittura chiudere la carriera con questa maglia addosso: «Sapevo dell’interessamento del Genoa di Preziosi che mi voleva già in estate – ha ricordato il bomber di Biella – ma la scelta mia e della Fiorentina è stata quella di rimanere ancora a Firenze». È rimasto per continuare ad essere il leader silenzioso di una squadra che di leader, negli ultimi anni, ne ha persi fin troppi. Un inizio di stagione col botto, con due reti in due partite (1 in coppa Italia col Cittadella e 1 in campionato all’esordio col Bologna), poi l’infortunio maledetto di Udine (“microfrattura al piatto tibiale associato ad una sollecitazione della capsula articolare e del legamento collaterale mediale del ginocchio sinistro”, come da comunicato dello staff medico viola). Morale della favola? Fuori due mesi. In quel momento non ha fatto crack solamente il suo ginocchio. In quel preciso istante, senza che nessuno se ne accorgesse, ha avuto inizio il distacco con la Fiorentina. E se lui non si fosse fatto male a avesse continuato a segnare come nelle prime due gare? E se lui non avesse dovuto superare un infortunio così fastidioso? E se… Purtroppo il calcio non è fatto di “se” e di “ma”, ma solo di numeri e risultati. Gila è stato impeccabile nella sua professionalità come sempre: ha affrettato i tempi di recupero facendo un mezzo miracolo e dopo poco più di un mese dall’infortunio capitatogli il 18 settembre 2011, è sceso in campo per cercare di dare una mano ai compagni in difficoltà.

DATO TUTTO. Nella gara casalinga contro il Catania del 22 ottobre, Mihajlovic lo porta in panchina dichiarando di gettarlo nella mischia solo in caso di necessità. E purtroppo così è stato: sul risultato di 2-2, il tecnico serbo prova la carta Gilardino. Si vede che il bomber non è lui, non potrebbe essere altrimenti. Si vede che nei movimenti ha bisogno di tempo per tornare quello di prima, ma non si tira indietro dando tutto per la maglia. Poi arriva il cambio di allenatore e per lui inizia davvero la fine dell’avventura in viola: con Delio Rossi le sue caratteristiche di rapace dell’area di rigore non servono più. Rossi vuole un attaccante moderno (toh, come Prandelli in Nazionale…). E allora Gila – finito perfino in panchina a Siena – invece di rinnovare il contratto con la Fiorentina come avrebbe desiderato, si trova costretto a lasciare Firenze per approdare a Genova dove firma un longevo contratto e sicuramente ritroverà le giuste motivazioni: «Il Genoa si è fatto di nuovo sotto nei primi giorni del mese di dicembre per poi chiudere la trattativa alla fine dell’anno. Se siamo riusciti a fare questa operazione è merito del presidente Preziosi e del direttore Capozucca che ci hanno creduto fino alla fine. Mi sento di ringraziare entrambi per avermi dato fiducia e per avermi proposto un contratto importante, ma un ringraziamento sentito va anche alla famiglia Della Valle che mi ha dato la possibilità di passare tre anni bellissimi a Firenze, anni in cui ho vissuto tante emozioni e segnato tanti gol. E poi un grazie ai tifosi della Fiorentina che mi sono sempre stati vicino». Ma che nessuno dica che aveva spento la luce… questo no: «La luce a Firenze non si è mai spenta. Ho dimostrato di dare tutto con quella maglia, testimoni i miei compagni. Se avessi tirato i remi in barca o spento la luce non avrei affrettato i tempi di recupero per rientrare dopo l’infortunio, me la sarei presa con calma. Invece volevo dare una mano alla squadra».

ADDIO CORRETTO. Nonostante quella luce… il rapporto con la Fiorentina si è interrotto, ma con dignità e onestà: «Dopo aver firmato col Genoa ho sentito il presidente Della Valle. Ci siamo lasciati in maniera cordiale e leale, con la correttezza e la stima che ci sono sempre state tra noi. Nei tre anni e mezzo che sono stato a Firenze i Della Valle mi hanno dato tanto». Un addio da signore, senza veleni né polemiche. Un addio arrivato a pochi mesi di distanza da quello di Frey e Mutu e al quale seguirà a breve quello di Montolivo. Situazioni che hanno portato un malcontento generale nella piazza, forse impaurita di un ridimensionamento eccessivo: «Dico ai tifosi di stare tranquilli – ha detto il bomber – fino a quando a Firenze ci saranno i Della Valle la Fiorentina sarà sempre competitiva». Nel frattempo via Gila, il sostituto sembra essere Amauri: «E’ un giocatore importante, sono 6 mesi che non gioca ma credo che a Firenze potrà tornare a grandi livelli. La differenza tra Rossi e Mihajlovic? Sicuramente due allenatori diversi ma non me la sento di dire altro». È giusto così, ora Gila deve pensare al Genoa, non può rimuginare sul passato con la Fiorentina ma lasciarlo in un angolo della sua mente come un ricordo bellissimo in cui è stato protagonista assoluto. Perché un giorno possa riaprire il suo scrigno personale e ritirar fuori il primo gol contro la Juventus, le reti in Champions e in particolare quella di Liverpool, le gioie, le vittorie, ma non solo. Perché Gila si è portato via con sé non solo memorie di campo, bensì cimeli di vita fiorentina. Angoli di una città che ama e che ha imparato a sentire sua nel pieno delle tradizioni: «Porterò con me gli scorci più belli della città. Mi viene in mente piazza Santa Croce e non solo perché l’ho respirata quando mi hanno fatto Magnifico Messere ma perché è stupenda. E ancora i mercatini di Firenze che hanno qualcosa di magico. E poi la veduta mozzafiato e romantica del piazzale Michelangelo. Questa è la Firenze che ricorderò sempre, così come i suoi sapori – ha detto Gilardino – che non sono solo legati alla bistecca, ma alla ribollita e alla pappa al pomodoro per esempio». Angoli e sapori di Firenze, di una tradizionale Toscana che Gila ha lasciato per approdare nella città della Lanterna, così diversa dalla Culla del Rinascimento. E la moglie Alice, come ha preso il trasferimento? «Per lei non ci sono problemi. È contenta se io sono contento. Mi ha sempre seguito con serenità ogni volta che ho cambiato squadra e città. Certo, Firenze ci è rimasta sicuramente nel cuore e non è detto che un giorno non vi torneremo a vivere. È una città stupenda nella quale abbiamo acquistato casa, quindi…». Se Firenze è rimasta nel cuore di Alberto e Alice, Gila è rimasto nel cuore dei piccoli campioncini della Lodus 90, società dilettantistica di Compiobbi alla quale il bomber ha legato il suo nome che apparirà sulle maglie come sponsor. I baby calciatori, dopo l’addio di Gilardino, hanno scritto una lettera aperta a La Nazione per salutarlo: «So della lettera dei bambini e mi ha fatto un enorme piacere. Il loro affetto nei miei confronti mi regala gioia e io ricambio. Li abbraccio tutti calorosamente». È arrivato il momento di salutarci. In bocca al lupo bomber: «Crepi il lupo e in bocca al lupo e un abbraccio da parte mia ai miei ex compagni di squadra. Ho di tutti un bellissimo ricordo». Ciao Gila, perché in fondo questo è solo un arrivederci.

Fonte: Esclusiva Brivido Sportivo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

3 commenti

  1. Eh…ma anche la pappa al pomodoro…

  2. Sono d’accordo sulla ribollita.

  3. Quante stron….te

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*