#HATERS: I PIÙ ANTIPATICI PER LA TIFOSERIA VIOLA. C’E’ CHI NON RIUSCIVA NEMMENO A FINIRE LA PARTITA…

Foto: Fiorentinanews.com
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Nel calcio, come nella vita, i rapporti non sono sempre facili. A volte, anzi, si innescano antipatie – spontanee o motivate – destinate a durare in eterno. Il tifoso viola non fa eccezione e di stagione in stagione ha collezionato una serie di nemici sportivi di tutto rispetto. Dalle allergie di questi anni per Celestino V Berbatov, per il fedifrago Salah e per il titubante Milinkovic-Savic, fino all’ex c.t. della nazionale Antonio Conte che – reo di una vecchia esultanza alla bandierina in maglia bianconera – è stato più volte oggetto di epiteti non proprio oxfordiani e di osservazioni al vetriolo a proposito della sua folta chioma sintetica. Conte – nell’ultima storica Caporetto juventina al Franchi – fu talmente bersagliato che in una successiva intervista parlò addirittura di Discriminazione umana nei suoi confronti. Curve, maratona, tribuna, bambini, anziani e se ci fosse stato pure il Dalai Lama: per l’allora mister della Juve, nessun settore dello stadio e nessun tifoso lo risparmiò dalla gogna degli improperi. Certo, chissà allora cosa avrebbe pensato se fosse stato presente la sera di Fiorentina-Perugia del 2004, spareggio per tornare in Serie A. In quella circostanza il suo ex compagno di squadra Fabrizio Ravanelli fu talmente sommerso di insulti che in caso di gol – ne sono certo – avrebbe ingiuriato l’intero stadio a costo di rischiare la sua celebre penna bianca. Invece – fortuna sia per lui, che per la FiorentinaCosmi decise bene di sostituirlo e lui tornò in panchina a farsi venire una crisi di nervi tale che il capello – al contrario del normale e naturale procedimento – pare gli stesse assumendo un colore corvino.

Tuttavia, ad ottenere gli insulti più eclatanti, non sono sempre giocatori avversari quali juventini, o campioni temuti alla Totti, o pluricasaccati come Ibrahimovic. Anzi, spesso e volentieri, i target più appetibili per il tifoso fiorentino sono proprio ex viola o bidoni sotto contratto. Per quanto riguarda gli ex è impossibile non citare Nicola Berti che, tornato al Franchi con la maglia dell’Inter, fu mandato tanto in confusione dal vocio poco premuroso proveniente dal pubblico da costringere Trapattoni a sostituirlo a metà partita. Altro calciatore colto da labirintite fu Marco Rossi – responsabile di aver messo in mora la società poco prima del fallimento – che con la maglia del Genoa, nel 2003, fu cambiato da De Canio per un’ostilità troppo feroce da sostenere. Ora, dato che abbiamo riaperto la ferita di quell’infausta stagione, risulta difficile non parlare degli altri principali imputati, anch’essi accuratamente infamati: Nuno Gomes, Pierini, Baronio, Cois, Amoroso e Adani. A tutti loro fu consegnata – come una sorta di tapiro d’oro – una t-shirt bianca con il simbolo dell’euro € al posto del giglio e l’inequivocabile scritta INDEGNO. All’eterno infortunato Cois – tanto per non far mancare un po’ d’ironia – ne fu regalata una speciale a maniche lunghe, affinché non prendesse freddo.

Ma un attimo. Mi ero quasi scordato di Domenico Morfeo. Probabilmente il più detestato, fra questi, tanto da giustificare una raffica di cori contro l’incolpevole madre – accusata ingiustamente di essere molto ghiotta di ghiande – che ancora riecheggia in riva all’Arno. Morfeo – detto il Maradonino – era indiscutibilmente un talento. Fu acquistato in un periodo in cui la Fiorentina trattava pure Stankovic e Morientes, suscitando fra i supporters viola battute da bar che prevedevano una squadra di addormentati. Piede sinistro vellutato, colpi da funambolo, Mimmo ha sempre avuto però un carattere complicato. Solo mister Prandelli, in tante stagioni, è difatti riuscito a fargli dare il meglio di sé. “Non sono nel mondo del calcio perché non mi interessa stare in un posto solo per alzare il tabellone delle sostituzioni,” ha dichiarato qualche tempo fa Morfeo. “E poi, nel calcio, non ho mai rispettato troppo le regole. Ho ricevuto qualche espulsione di troppo. Se c’era da bere un bicchiere di vino o fumare una sigaretta non mi tiravo indietro. E, magari, qualche battibecco con i mister che non sopportavo”. Così – secondo MorfeoDi Carlo era un mezzo allenatore, Mondonico uno che ‘lo stufava’, il team manager ducale Melli uno da prendere a male parole e via dicendo. Come potete vedere, non proprio un fenomeno in diplomazia. Cosa che lo contraddistinse, del resto, fin dai tempi delle giovanili quando, secondo una leggenda, l’Atalanta dovette interpellare uno psicologo affinché smussasse l’atteggiamento piuttosto indisponente del ragazzo nei confronti di allenatore e compagni di squadra. Oggi Morfeo, dopo tante prodezze e altrettante infamate dalla Curva Fiesole, ha aperto un centro commerciale vicino ad Avezzano. Chissà, magari anche lì, si guadagnerà l’antipatia di qualche commesso.

Per i bidoni viola fischiati, c’è poi solo l’imbarazzo della scelta. Una gamma così vasta da poter per davvero risolvere il problema della raccolta differenziata nel casertano. Munari, Amauri, El Tanque Silva, Felipe, Nacho Castillo, Bonazzoli, Almiron, Okon, Potenza, Do Prado, Guigou, Bojinov, Cejas, Delli Carri (affettuosamente soprannominato Il Mostro di Firenze), Helguera, Leon, Felice Evacuo (mai cognome fu più sciagurato), persino il povero Pazzini, che troppo stressato dalle contestazioni stava cominciando a perdere capelli. Si parla però di fischi, mugugni, niente di particolarmente tragico. Insomma, niente a confronto con Riccardo Montolivo. Eterno incompiuto, forse sopravvalutato dalla piazza che si aspettava per lui un futuro da fenomeno, fu prima mal sopportato in maglia gigliata – guadagnandosi, fra i tanti, il nomignolo di Dormolivo – e dopo l’addio a parametro zero accettato di diritto nella recente hit-parade dell’antipatia. E sottolineiamo antipatia perché, quando si travalica un certo limite, come alcuni pseudo tifosi nei confronti dell’attuale capitano milanista, lo sfottò perde qualsiasi vena goliardica ed assume beceramente la deriva della stupidità.

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13 commenti

  1. supercannabilover

    brucia la jaguar e’ un grande falo’.. e il conte pontello e’ andato al creator

  2. Lippi alla Fiorentina non mi dispiacerebbe, mondiale 2010 a parte naturalmente.

  3. La su mamma nn c’è più, quindi nn è il caso di rivangare episodi che di curva erano e in curva devano rimanere, tuttavia io mi riferisco all’articolo e Marcello Lippi è stato sicuramente uno dei più infamati dallo stadio. D’altra parte anche lui si lamentó del fatto che tutte le volte che veniva a Firenze “chiamavano in causa” la su mamma (per la verità anche il babbo) e che la stessa era di Firenze.
    Poi se da giovane simpatizzava Fiorentina nn lo so (anche Marco Rossi era viola) qui si parla di gente antipatica e sicuramente Lippi è stato sempre percepito in città come simbolo di juventinità

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