IL CUORE DEBOLE DI BERNARDESCHI…ABBIAMO FATTO LA SCELTA MIGLIORE

Bernardeschi in volo per saltare un avversario. Foto: Luca Fanfani/Fiorentinanews.com
Bernardeschi in volo per saltare un avversario. Foto: Luca Fanfani/Fiorentinanews.com

Era il 2011. In mezzo all’inferno dei dilettanti, collaboravo anche con Fiorentinanews, per cui seguivo gli Allievi Nazionali. In assoluto la squadra più scarsa dell’intero settore giovanile. Non c’era mai un’anima a vedere le partite. Corvino puntava molto di più sui Giovanissimi dei vari Bangu, Gondo, ecc. Insomma, di giornalisti c’ero sempre e soltanto io, tant’è che il padre di Gulin, un ragazzo triestino, ormai mi offriva spesso dei grappini delle sue parti che di mattina, con i troppi vodka tonic della sera prima sullo stomaco, erano a dir poco improponibili. In quella squadra giocavano anche Lezzerini, Capezzi e Bernardeschi.

Il campionato comincia. La squadra, con grande fatica, riesce a stare comunque nelle prime posizioni. Le difficoltà come giornalista partivano subito dal prendere le note. Corvino era convinto che ad ogni gara ci fossero osservatori di altre squadre, pronti a scippare alla Fiorentina i ragazzi. Risultato? Andavi a chiedere le formazioni e ti dicevano nisba perché, secondo loro, gli osservatori in questione, senza sapere i nomi dei giocatori, non avrebbero mai potuto identificarli e successivamente contattarli. Non sto scherzando. Così mi toccava andare a chiedere informazioni agli osservatori stessi, cioè ai padri e alle madri dei ragazzi, gli unici a staccare il biglietto al Poggioloni di Caldine.

Le partite vanno avanti. Ormai divento quasi autistico, conoscendo le caratteristiche di ogni giocatore e genitore. Ce n’era uno, di quest’ultimi, che mi faceva spezzare. Era convinto che il figlio sarebbe diventato un fenomeno e ogni volta che lo sfioravano dava di matto, imprecava in dialetto campano, quasi si contorceva sul seggiolino, probabilmente pensando a tutti i milioni che avrebbe perso nel caso il giovane si fosse infortunato. Il piccolo Maradona, per la cronaca, credo che attualmente militi fra l’Eccellenza e la Serie D. Comunque. Faccio un primo, piccolo scoop su una rissa scoppiata fra Everton – considerato il nuovo Cafu e adesso spiaggiato a Copacabana – e altri ragazzi del convitto. Il traino del programma di MTV Calciatori giovani speranze mi avrebbe mandato sui giornali, peccato che sarebbe partito solo l’anno dopo. L’articolo fa comunque 7.000 visualizzazioni sul web, che in ottica di giovanili è un’enormità.

Poche giornate dopo noto che Bernardeschi non è in formazione. Per la terza giornata di fila. Dico la verità: all’epoca il ragazzo non era considerato un campione, né dalla società, benché oggi tutti direbbero il contrario, né dalla stampa, cioè io. Era un trequartista atipico, quasi una seconda punta, non aveva l’occhio per il passaggio filtrante, ma come adesso era dotato di un gran sinistro. Insomma, un ottimo giocatore, ma cresciuto all’ombra, senza grandissime aspettative su di lui, cosa che sicuramente è stata la sua forza. A fine gara vado in sala stampa (la stanza dove c’era la macchinetta del caffè all’impianto Poggioloni) e parlo con Leonardo Gabbanini, il mister della squadra, e forse davvero l’unico che vedeva per Bernardeschi un futuro in Serie A. Gli chiedo del numero 10. Scelta tecnica la sua esclusione prolungata o c’è dell’altro? Lui fa una smorfia e mi dice, con grande preoccupazione, che gli è stato trovato un problema al cuore. Con ogni probabilità dovrà smettere. Non è sicuro, ma il rischio c’è. Poi, però, mi dice pure di non scrivere nulla.

Naturalmente quando senti una notizia così il dispiacere è immenso. Lo sarebbe per chiunque, ma in particolare per un ragazzo giovane, che all’epoca non aveva neanche diciassette anni. Non nego però che, giornalisticamente parlando, sarebbe stata una notizia molto altisonante per me. Ero giovane anch’io, agli inizi, inutile fare del politicamente corretto: una cosa del genere può farti notare in un ambiente difficile. Tornai a casa, pensando a cosa fare. Con Gabbanini c’era un rapporto di fiducia. Ero l’unico giornalista che seguisse le partite e quindi per forza di cose si era creata una confidenza. Telefonare al Direttore Del Corona e informarlo della situazione avrebbe voluto dire distruggerla e la cosa mi dispiaceva molto. D’altra parte si trattava di cronaca. Il ragazzo non giocava. Non stavo facendo qualcosa di deontologicamente sbagliato. Certo, solo io potevo averlo notato perché non c’era nessun altro. Cosa fare? Bernardeschi non era ancora considerato il nuovo Baggio, ma era già stato confermato per il salto in Primavera: ci poteva essere interesse. Bernardeschi, però, aveva anche sedici anni. Come avrebbe reagito a vedere la possibile fine della sua carriera cliccata su un sito?

Lasciai perdere. Mettere in difficoltà un ragazzino non valeva migliaia di visualizzazioni. Tenni per me la cosa. E l’ho mantenuta fino a quando in un’intervista, proprio Bernardeschi, ha parlato di quell’esperienza. Leggere come ha vissuto lui quel momento mi ha ancora più convinto che non divulgare la notizia sia stata la miglior cosa che ho combinato in questo mondo. Oggi, fra lavori diversi e collaborazioni, continuo a fare un po’ di giornalismo. In ogni caso sono contento che Federico sia invece riuscito a completare il suo cammino. E non è retorica. Anche perché l’ho preso al Fantacalcio. Il mio Bencazzo – versione trans del Benfica – è terzo in classifica grazie soprattutto ai suoi gol.

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10 commenti

  1. Chapeau. Questo articolo è un raggio di luce nel mezzo di un buio assoluto.

  2. Solo una cortesia: continua a scrivere ed interessarti della Fiorentina perché sembri un marziano rispetto alla troppa fuffa di giornalisti che si vendono ai potenti mirando solo ad una carriera da Yes man. Se puoi dicci dove scrivi che io ti seguo di sicuro!! Grazie mi hai fatto leggere un articolo degno degli anni 70 quando Giannini parlava delle partite al 90′ minuto con una passione e franchezza che anche se sempre in bilico di retrocessione ci faceva innamorare della maglia.

  3. Fossero cosi tutti i giornalisti la viola avrebbe qualche punto in più bravissimo

  4. Fa bene al cuore leggere queste cose…
    Complimenti per la rara e esemplare umanità tra la categoria e auguri di ogni bene!!

  5. Che dire? Una rara boccata di pura bellezza umana..

  6. Ti sei comportato da uomo, bravo Sara.

  7. lucabilly1963, da Atene, Grecia

    Bravo Sarra. Si fa’ cosi’ anche se non è consuetidine. Bravo

  8. Bravo Sarra, tu sei bravo e sano di mente, la stessa cosa non posso dirla per un certo numero di giornalisti che si occupano di Fiorentina, un pò attempati, e con l’hobby, per non dire l’ossessione, della piromania… e ogni tanto dell’evocazione magica.

  9. Nella vita le soddisfazioni non arrivano di certo se non si ha un occhio di riguardo per il bene altrui.
    Complimenti per l’ottima scelta.

  10. Bello rileggerti e si , giusto non pubblicare nulla all’epoca ,non potevi fare scelta migliore.
    Ps:in bocca al lupo per tutto, sei un grande.

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