Il paradosso di Mario: dall’attesa per l’arrivo a quella per la cessione

Poco più di due anni fa, era l’estate del 2013, e Firenze sognava con un Giuseppe Rossi in rampa di lancio ma soprattutto con un vero e proprio botto di mercato, rispondente al nome di Mario Gomez. Un affare talmente incredibile anche solo da pensare fino a poco tempo prima che lo stesso ambiente viola, inizialmente scettico sul buon esito, si presentò in massa, e con numeri mai visti, ad accogliere il tedesco. L’aspetto romantico fu proprio questo ottimismo progressivo che avvolgeva la trattativa, con una città che non pensava ad altro se non a cedere il riottoso Jovetic che accogliere un campione ed un bomber implacabile. Leggendaria insomma la brama con cui tutta Firenze voleva Gomez. Una brama che purtroppo si sgonfiò nel giro di un paio di mesi con il primo infortunio al ginocchio, proseguendo poi con le difficoltà nel rientro in campo. Trascorsa ora anche la seconda stagione, l’attesa intorno a Gomez c’è sempre ma riguarda semplicemente i tempi della sua cessione. Sembra paradossale quanto la Fiorentina auspichi una sua partenza per poter ricostruire la squadra. Una brama che lo avvolge dunque in modo costante ma stavolta con tutt’altro entusiasmo di contorno.

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