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Ivan smette con il calcio. Il portiere a FN: “La Fiorentina una scelta di cuore. Tradito da Cavasin e da alcuni dirigenti viola”

Siamo nel 1983: un bimbo fiorentino si infila i guantoni da portiere, entra nel campo di terra dell’Isolotto e si getta nella polvere. Come tutti i suoi coetanei, sogna di arrivare in Serie A. Magari proprio con la squadra del cuore, la Fiorentina. Siamo nel 2017: quel bimbo fiorentino è diventato un uomo. Ha ormai quarantaquattro anni. Il suo vecchio sogno si è avverato, anche se in maniera sicuramente diversa da come poteva immaginarsi. Oggi, Andrea Ivan – diventato da poco babbo di Dimitry – ha dato l’addio al calcio dopo l’ultima stagione in Prima Categoria con la maglia dell’Incisa. In totale, per lui, vent’anni di professionismo ed altri dieci tra i dilettanti: una vita intera tra i pali. Ma andiamo con ordine, riavvolgiamo il nastro: Andrea, 19enne, approda al Poggibonsi. Siamo in Serie C2, nei primissimi anni ‘90. Ivan è un portiere moderno: è bravo e spregiudicato nelle uscite, ha un piede sinistro più da fantasista, che da estremo difensore. Anche il carattere è da guascone. Durante un match un suo difensore dell’epoca, Antonio Strano, gli passa un pallone all’indietro. La sfera è piuttosto alta, ma a quei tempi non ci sono ancora le regole per i portieri sui retropassaggi: Ivan potrebbe attendere in area di rigore e bloccare la palla con le mani. L’istinto, però, prevale sulla ragione, lo spettacolo supera la routine: Andrea esce fuori dal limite per colpire al volo e rinviare. La palla, tuttavia, lo supera beffardamente con un rimbalzo. Sta andando in rete. Ivan allora si gira e, con una rovesciata alla René Higuita, sventa la minaccia. Roba da Holly e Benji.

La bravura di Andrea, follie a parte, è comunque innegabile. Prima viene preso dall’Ascoli in Serie B, collezionando una manciata di presenze. Poi dal Siena, in Serie C1. Le buone prove offerte in terra ghibellina, gli valgono la chiamata alla Salernitana. L’allenatore dei campani è un certo Delio, che a Firenze non lascerà proprio un bel ricordo. Ivan, cazzotti a Ljajic o meno, non è dello stesso avviso: “Mister Rossi è spettacolare – racconta – È uno dei pochissimi allenatori che insegnano calcio. Poi, a livello personale, è fantastico. Puoi riderci, puoi scherzarci, ci puoi parlare liberamente. È sempre pronto a darti consigli. Ho imparato tanto, con lui”. Andrea, a Salerno, esordisce in Serie A, parando un rigore a Hernan Crespo e prendendosi delle belle soddisfazioni personali. Purtroppo, nel 2000, dopo tante annate positive, i granata retrocedono in Serie B. Ivan fa le valigie e va a Livorno: “Gli anni con i labronici sono stati, senz’altro, tra i più belli della mia vita – spiega – Avevo un rapporto stupendo con la città. Io amo molto i cani e all’epoca ne avevo due. Scendevo per fare una passeggiata con loro e mi fermavo a parlare con la gente. Non solo di calcio, ma anche di donne, di politica. Di tutto, insomma. I tifosi, poi, erano eccezionali. Spesso il giovedì sera ci ritrovavamo per andare a cena insieme e partivano centinaia di gag. Devo ammettere che un po’ mi sono pentito di lasciare Livorno. Con mister Jaconi abbiamo fatto stagioni fantastiche, insieme a grandi giocatori come Igor Protti: il mio unico, vero capitano. Di quella città mi porto ancora dietro un soprannome che mi diedero gli ultras: l’Angelo Biondo”.

Siamo nel 2002, e dopo aver vinto il campionato di C1 proprio con il Livorno, per Ivan arriva la chiamata aspettata da una vita. La Fiorentina. Certo, c’è qualche differenza sostanziale con la squadra che per anni ha calcato i campi della massima divisione, con giocatori come Hamrin, Antognoni, Baggio e Batistuta. I gigliati, difatti, sono appena falliti. Adesso la squadra si chiama Florentia Viola e si parte dalla C2. Non più palcoscenici prestigiosi come San Siro, l’Olimpico, il Delle Alpi, ma rustiche location tra Gualdo Tadino, Fano e San Giovanni Valdarno. Non più talenti alla Rui Costa, ma gregari come Andreotti: un’ala destra col vizio del gol su punizione che, a Firenze, vive in un condominio di Viale Volta, lontano dalla stereotipo del calciatore che sta in villa, con Porsche Cayenne, velina della tv e via dicendo. Ma Ivan non ci pensa due volte: “Quando sono andato alla Fiorentina nel 2002 ho fatto una scelta di cuore – racconta Andrea – Era tutto da rifondare, ma essere nella squadra per la quale tifi è un’emozione indescrivibile. Io sono di Firenze e sono andato tante volte in Curva Fiesole, da ultrà. Era davvero strano vederla da un’altra prospettiva. Sono orgoglioso di essere stato uno dei pochi fiorentini a giocare con il giglio sul petto”. Una favola, però, con qualche nota dolente: “Dopo una buona stagione in maglia viola mi aspettavo di essere più considerato. Invece la società comprò Cejas per la Serie B. Cavasin mi ha deluso molto, come alcuni dirigenti di allora: mi sono sentito tradito”.

L’avventura, comunque, continua: si volta pagina. Ivan diventa uno zingaro. Prima è a Pescara, poi a Bergamo, poi addirittura a Mapello, in Eccellenza. La tappa che desta più curiosità resta però quella in terra iberica: «A trentasei anni, dopo aver pensato di smettere, provai l’esperienza all’estero, ad Ibiza. È stato come essere in vacanza: feste su feste, divertimento, tanti nuovi amici. Su questo non mi posso lamentare. Per il lato calcistico invece è stata un’annata disastrosa. Il presidente non ci pagava gli stipendi, poi la società cambiò ed arrivò un altro presidente, che però non aveva a sua volta una lira. Lasciamo perdere: giocavamo in Tercera Division (la nostra Lega Pro, ndr) e pareva di stare negli amatori». Negli ultimi anni di carriera, infine, Andrea decide di stabilirsi per sempre a Firenze, dopo una breve parentesi nel Castelfranco, Prima Categoria pisana. Ivan difende così la porta del FiesoleCaldine, con cui vince il campionato di Eccellenza, e successivamente dello Scandicci, dell’Audax Rufina e dell’Incisa, alternando il calcio giocato al ruolo di preparatore dei portieri per i più piccoli. Certo, il look non è più quello con capello platinato e cerchietto, ma il sinistro magico con cui rilanciava bomber Riganò è sempre lo stesso, anche ora che lo userà solo per allenare i giovani portieri del futuro nello Sporting Arno. Chissà: magari proprio da Badia a Settimo, un giorno o l’altro, spiccherà il volo un nuovo ‘Angelo Biondo’.

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1 Commento

  1. grande andrea,io ti avrei tenuto in serie b eccome! in fin dei conti il livorno alla promozione ce l’avevi portato te!!

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