La “garra” pratese

Garra. La chiamano così gli ispanici per indicare letteralmente l’artiglio, la parte più esterna del corpo e quella che per prima incrocia la parte avversa. La garra poi è stato calcisticamente tradotto in “grinta”, “cattiveria agonistica”, “rudezza dei contrasti” e chi più ne ha, più ne metta, rendendo celebri molti calciatori giunti dal Sud America. Eppure in una Fiorentina totalmente votata a quel continente e a quell’idioma, il calciatore con più garra è apparso invece quello a “chilometri zero”: arriva da Prato e si chiama Alessandro Diamanti. Niente di particolarmente speciale o che abbia purtroppo influito sull’esito finale, ma un impatto un po’ più pesante sulla partita, con una cattiveria ed una voglia di andare a dare fastidio alla Juve che avremmo voluto vedere in tutti gli effettivi scesi in campo con la maglia viola. Questa d’altra parte è la caratteristica che più di tutte ha portato Alino da quando è arrivato a gennaio, aldilà delle indiscusse qualità tecniche. La garra è proprio quello che invece martedì ha fatto la differenza, in favore della Juventus.

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