La maturazione di Matias: da talento incompreso a pedina fondamentale di Sousa e qualche ringraziamento a Sarri

La storia in viola di Matias Vecino parte da lontano: arrivato a Firenze nel gennaio 2013, l’uruguaiano passa i primi mesi della sua nuova avventura soltanto ad allenarsi per via di problemi burocratici che ne impediscono il tesseramento. Nella stagione successiva colleziona sei presenze con la maglia viola prima di essere ceduto nella finestra del mercato inverare in prestito al Cagliari: in Sardegna gioca nove partite segnando anche due reti. A giugno il ritorno alla base ed il nuovo prestito, questa volta destinazione Empoli: la chiamata di Sarri è di quelle importanti. È la stagione dell’esplosione in Italia di Vecino, che diviene un perno fondamentale di quella squadra e di quell’allenatore che hanno incantato per una stagione intera il campionato italiano: Matias colleziona 36 presenze, tutte dal primo minuto, arricchite da due gol e tre assist. La conseguenza naturale è il ritorno a Firenze: nonostante le offerte del Napoli, il neo tecnico viola Paulo Sousa si oppone alla cessione dell’uruguaiano e gli consegna fin da subito i gradi di titolare: con Badelj al suo fianco, forma una coppia di centrocampo ottimamente assortita. Unico difetto, quello zero nella casella dei gol fatti: ma per ora possiamo pure accontentarci e, perché no, ringraziare Sarri che in una stagione ha fatto il lavaggio del cervello ad un talento incompreso che è a tornato a Firenze totalmente cambiato, pronto a guidare la Fiorentina nel presente e soprattutto nel futuro, come dimostra la carta d’identità che alla voce data di nascita segna 24/08/1991.

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6 commenti

  1. Anzi Marius.

  2. Markus non ci capisce una mazza di calcio.

  3. complimenti a mauro !!!! lavoro e lavoro …

  4. CARO MAURO.NON SONO D ACCORDO CON TE. RICORDI FALCAO? QUANTI GOL FACEVA? POCHISSIMI MA FACEVA GIRARE TUTTA LA SQUADRA.LO STESSO DICASI DEL BRASILIANO DINO SANI, REGISTA DEL MILAN MONDIALE. ANCHE ANTOGNONI E RUI COSTA NON ERANO TANTO PROLIFICI.

  5. Ma guardate che trentadei presenze,due gol e tre assist,sono numeri che parlano di un mediocre,non di uno che varrebbe piu’di quindici milioni.

  6. Buon giocatore, deve allenarsi ore ed ore a tirare in porta perchè non esiste che in serie A un mediano non faccia neppure un gol in una stagione.Con la costanza l’impostazione al tiro si migliora(vedi esempio inarrivabile di Batistuta).Perchè gira e rigira è importante si bloccare il gioco e proporre ripartenze,ma quando le gare sono bloccate (e con i viola sono le più numerose),un bel tiro da fuori ti cava le castagne dal fuoco èd il gioco è fatto.Quindi lavorare, lavorare, con i tiri in porta

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