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La PAGELLA di Pradè: Diamo i voti al direttore sportivo. E c’è una nota dolente…

Pradè2Negli ultimi tempi – soprattutto per la querelle fra Adriano Galliani e Barbara Berlusconi – si è parlato della possibilità di un Daniele Pradè sulla scrivania del Milan, con il compito di rilanciare la società rossonera. Non solo. Anche il magnate indonesiano Erick Thohir, sull’altra sponda dei Navigli, pare abbia pensato al manager romano come alternativa al possibile ritorno in nerazzurro di Leonardo. Tuttavia, queste sembrano destinate a rimanere solo chiacchiere da bar. Per Pradè è già pronto un nuovo contratto in viola con scadenza nel giugno 2015. Manca solo la firma. Certo – come si dice in questi casi – fra il dire e il fare c’è di mezzo e il, ma le sensazioni paiono comunque positive. Del resto, come sarebbe possibile metabolizzare l’eventuale addio ad uno dei principali artefici del nuovo rinascimento viola?

Daniele Pradè è arrivato a Firenze il 25 Maggio 2012, trovandosi a ricostruire sulle macerie di una Fiorentina che, sportivamente parlando, sembrava Dresda dopo il bombardamento della Royal Air Force britannica. Ad oggi, il suo curriculum in Toscana parla di una qualificazione alla Champions League rubata in stile Arsenio Lupin nell’ultima partita della stagione scorsa. Ora, analizziamo nello specifico il lavoro del Ds nato nel quartiere Aventino, andando a scandagliare quelle che sono le competenze di un addetto ai lavori nel campo del management sportivo.

PRIMA PARTE: ASPETTO GESTIONALE

IMMAGINE E COMUNICAZIONE (Voto 7):Non posso comprare lana pagandola come fosse seta”. Il predecessore di Daniele Pradè, Pantaleo Corvino, amava questo tipo di esternazioni ad effetto. Si sa, però, che il calcio mercato è un ambiente poco propenso al senso dell’umorismo. Proprio per questo, quando lo stesso Corvino cominciò a vantarsi con mezzo mondo di aver dato alla Juve – col bidone d’oro Felipe Melo – una fregatura da 25 milioni di euro, per lui iniziò un periodo difficilissimo nel trattare con altre società che temevano ulteriori bluff da navigato giocatore di Texas hold’em. Pradè, probabilmente, non ha la stessa poker face di Corvino, abilissimo peraltro nel saper vendere anche se stesso, ma ha dimostrato – grazie anche ad una proprietà nuovamente vicina alla squadra – di saper trattare con media ed avversari. Attraverso un atteggiamento pacato, ma allo stesso tempo forte e deciso, Pradè ha trasmesso l’immagine di una Fiorentina non più disposta a farsi mettere nel mezzo dalla prepotenza di certi dirigenti del nord. La presa di posizione nei recenti casi di Ljajic e Jovetic con Milan e Juventus, ne è la riprova. A questo va ad aggiungersi una naturale eleganza in pendant con Firenze e la famiglia Della Valle.

SCELTA DEL TECNICO (Voto 7,5): Oggi pare scontato, ma chi dopo tutti i casini con Mihajlovic e Delio Rossi avrebbe rischiato di affidare la panchina della Fiorentina ad un coach promettente come Montella ma sicuramente ancora a digiuno di esperienza? Non in molti. Con Montella, Pradè ha scelto di cominciare un progetto, di dare vita ad una filosofia di gioco. Ovviamente, ogni soluzione di tipo tecnico ha i suoi limiti e i suoi difetti da smussare, ma di certo la Fiorentina dell’ultimo anno e mezzo ha espresso un gioco che sarebbe stato utopistico con un qualsiasi altro allenatore alla guida della squadra – eccezion fatta per Guardiola che al momento è inarrivabile per la società gigliata.

GESTIONE DELLO STAFF (Voto 7): Anno del Signore 2011. Vado a vedere una partita degli Allievi viola – allora allenati da Gabbanini, con Bernardeschi in campo. A fine match chiedo un’intervista per Calciopiù (settimanale con un bacino d’utenza non certo da Gazzetta dello Sport) proprio a Gabbanini. Lui mi dice di no. Rimango allibito. Poi mi spiega. Prima di concedermi l’intervista deve contattare Corvino. Mezz’ora di telefonata dopo – manco si discutesse di un intervento dell’Onu – arriva finalmente l’okay dal direttore. Ribadisco: mezz’ora di chiamata per un’intervista di Calciopiù ad un allenatore degli Allievi. Rispetto all’era Corvino, per fortuna, è cambiato tutto. Corvino – come visto nell’esempio precedente – era un accentratore di potere. Corvino era Ds, responsabile del settore giovanile, osservatore. Avrebbe fatto anche il magazziniere, fosse stato per lui. Pradè ha un atteggiamento più moderno, più aperto. Nella sua Fiorentina collabora con un esperto come Eduardo Macìa e – anche grazie all’avallo di Montella – ha piano piano inserito figure professionali non solo in ambito amministrativo. Figure professionali quali il collaboratore tecnico per le analisi tattiche, il preparatore per le palle inattive, il training load analyst: il calcio moderno significa delegare le competenze.

GESTIONE DEI CONTRATTI (voto 5,5): Piccola nota dolente. Okay, la proprietà viola non ne poteva più dei braccio di ferro con Ramadani e si voleva a tutti i costi liberarsi della sua presenza, ma possibile che – con un po’ più di sangue freddo e programmazione – non si sia potuto proprio fare niente per trattare almeno i rinnovi di Ljajic e Seferovic con opportuno anticipo, senza arrivare con l’acqua alla gola? Le cessioni dei due attaccanti, con le risapute condizioni che andremo a vedere, sono state da Oscar. Ciononostante, è innegabile asserire che sarebbe stato più positivo per la Fiorentina continuare a plasmare due giovani che rimangono, in ogni caso, futuribili campioni. Ljajic, in particolare, per quanto il padre del ragazzo stesso puntasse alla cessione, poteva forse essere convinto con un’offerta economica adeguata. Si è voluto privilegiare una coerenza societaria granitica riguardante la stipulazione dei contratti.

Foto: LF/Fiorentinanews.com

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7 commenti

  1. L ultimo voto mi pare non centrato…nessuno di noi sapra mai cosa c era dietro la questione nutellino…e poi a parte rare eccezioni v tomovic..quelli che finiscono in IC fanno sempre casino…vorrei una viola tutta italiana ma sono sogni…

  2. Per me Pradè è stato bravo. Seferovic ha fatto bene a venderlo perchè non sarà mai un bravo attaccante. Ljaic invece si era già promesso al Milan, quindi avremmo dovuto subire ancora una volta uno schiaffo da parte di Galliani.
    Bravo pradè, Macia e tutti gli altri dirigenti

  3. Finalmente un articolo serio di Sarra. D’accordo con lui.
    A Pradé darei 10 come primo anno e 5 al secondo anno, per motivi che ho giá spiegato in post precedenti.

  4. Non sono daccordo sull’ultimo voto visto che quel si poteva era impossibile visto che Liajic aveva già in mano un contratto con il Milan per 2 ml ed infatti la Roma ha fatto un accordo per 1,9 ml.

  5. LUCA (Tifate la maglia)

    In effetti, è un bell’articolo, completo e scritto bene. Bravo Sarra!
    PS: manca giusto .. il “mare” …

  6. Per i casi Ljajic e Seferovic bisognerebbe sapere quanto le decisioni siano dipese da lui, quanto dai DV e quanto da Montella. In questa società, a quanto ho capito, c’è molto dialogo e decisioni del genere non possono dipendere da una sola persona. Saluti. Fausto

  7. bellissimo STO ARTICOLO !!!!!!

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