L’addio di Macia e l’italianizzazione della Fiorentina

MaciaPalazzoVecchioManca solo l’ufficialità ma ormai non ci sono più dubbi: a fine stagione Eduardo Macia lascerà la Fiorentina per trasferirsi al Betis Siviglia, attualmente primo nella Liga Adelante e quindi con buone possibilità di salire in prima divisione. Ad oggi non si conoscono ancora i motivi di un addio che ha colto impreparata tutta Firenze: il rapporto tra Macia e la proprietà viola era descritto da tutti come positivo e lo stesso direttore tecnico si era ambientato molto bene nel capoluogo toscano, a tal punto da rinunciare alla famiglia, che abita a Valencia, per calarsi nel progetto Fiorentina.

Dopo l’esperienza al Liverpool, Macia era arrivato a Firenze voluto fortemente da Pantaleo Corvino, all’epoca ds viola, ed era rimasto nonostante l’addio del pugliese: con l’arrivo di Pradè, i due hanno formato una coppia formidabile che è riuscita a portare a Firenze giocatori del calibro di Giuseppe Rossi e Mario Gomez. Mentre Pradè pensava al mercato italiano, quello straniero era compito di Macia: conosciuto da tutti come grandissimo esperto di calcio internazionale, ha messo la sua firma su acquisti importanti, primi tra tutti quello di Borja Valero e Gonzalo Rodriguez dal Villareal, seguiti sei mesi più tardi da quello di Pepito Rossi.

Con il suo addio la Fiorentina perde sicuramente qualcosa a livello di mercato europeo e ciò porta inevitabilmente nella direzione di un’italianizzazione della rosa viola: l’attenzione verterà soprattutto sul mercato italiano e sugli italiani, in quanto nella squadra gigliata al momento ne sono presenti ben pochi (Pasqual, Rossi, Aquilani, Diamanti, Gilardino, Rosati, Lupatelli, Bernardeschi e Lazzari), viste anche le nuove regole del campionato che obbligano i club ad avere rose composte da 25 giocatori di cui 4 cresciuti in Italia e 4 nel vivaio del club.

© RIPRODUZIONE RISERVATA