L’era del Corvino 2.0 in attesa del definitivo sviluppo

L’estate 2016 in casa Fiorentina si è contraddistinta soprattutto per l’inizio della seconda era di Pantaleo Corvino in viola. La prima, quella iniziata nel 2005 dopo una salvezza ottenuta all’ultima giornata, aveva visto il dirigente di Vernole protagonista assoluto nel piazzare, durante il corso del suo mandato, importanti colpi di mercato a livello d’importanza come quelli di Luca Toni e Adrian Mutu, scovare giovani promesse internazionali del calibro di Stevan Jovetic e Adem Ljajic e tentare scommesse azzardate anche se non andate a buon fine come ad esempio Cacia e Bolatti. Allo stesso tempo non è mancata l’attenzione per il settore giovanile e per le varie dinamiche in società facendo valere la sua autorità ed esperienza nel settore. In questo senso la famiglia Della Valle ha sempre apprezzato le sue qualità sia da uomo di sport che di affari, e al momento dell’addio di Daniele Pradè e di altri membri dello staff come Pedro Pereira e Valentino Angeloni la scelta non poteva che ricadere su chi nel corso degli anni aveva ispirato una incrollabile fiducia per quello che riguarda il metodo di lavoro. Così, dopo la rottura con il Bologna dove comunque Corvino era riuscito a dare un’impronta ben definita di organizzazione di squadra e grazie alla quale aveva riconquistato anche la Serie A, il ritorno nella Firenze che gli aveva dato modo di affermarsi totalmente da dirigente e di vivere momenti indimenticabili anche a livello internazionale è stato immediato. C’è da dire che dopo la gestione Pradè, durante la quale le gerarchie si erano suddivise in più ruoli tra i suoi collaboratori, ci si aspettava che il dirigente pugliese riunisse tutti i ruoli in un’ unica figura accentratrice, ovvero la sua. E invece no: ha preferito affidarsi ad un’altra spalla, ovvero quella del ds portoghese Carlos Freitas, forse anche per avere un contatto ancora più chiaro con il suo connazionale e tecnico gigliato Paulo Sousa. Diciamocela tutta: il nuovo direttore generale dell’area tecnica viola questa volta è arrivato in un momento dove ancora non era in atto una rivoluzione e poche possibilità di investire. C’è quindi da aspettarsi, se non a gennaio, che nella prossima estate possa dare il via ad un vero e proprio valzer di cambiamenti, forse a cominciare dall’allenatore o forse no, forse cedendo giocatori da più tempo in viola di altri, e magari blindandone altri. E sicuramente avrà più tempo e modo di pianificare un mercato diverso da quello visto in estate, più ricco di sorprese e investimenti importanti, sempre magari indirizzato sull’est Europa e in Sudamerica, ma anche, perché no, in Italia. Staremo a vedere.

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2 commenti

  1. tenere zarate via tello ilicic tomovic dentro chiesa hagi oliveira.

  2. basta difendere a spada tratta questo dirigente che ormai da quasi dieci anni non ne azzecca più una…inoltre anche gli acquisti poi rivelatesi vincenti sono stati quasi sempre impegnativi se si considera che Jojo e ljaic sono costati 7/8 mln per portarci in dote buone plusvalenze ma zeru tituli…al confronto gli acquisti di pradé e Macia sono stati molto meno esosi alonso (0 €), vecino (2 mln), gonzalo (1,5 mln), borja (6 mln), kalinic (5 mln) e badelj (5 mln). Qualche strombazzatore di regime proverà a tirare in ballo Gomez o rossi…ma vogliamo allora parlare dei 18 mln totali spesi per felipe e d’agostino?

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