Ma allora a cosa servono giovani e pianticelle?

Capezzi Carpi

I disastri che la Fiorentina ha compiuto negli ultimi anni con diversi suoi calciatori nei pressi della scadenza del contratto sanno proprio di spreco economico, imperdonabile per una società che predica con così tanta attenzione l’esigenza del rispetto del bilancio e del fair play finanziario. Un paradosso inspiegabile, ed insopportabile, scattato quattro anni fa con Montolivo, proseguito con Neto, Ljajic (che non se ne andò a zero ma costrinse la Fiorentina a cederlo a prezzo contenuto) e con enormi difficoltà sui prolungamenti di Babacar, Bernardeschi ed Alonso. Tutti calciatori arrivati a Firenze molto giovani, in alcuni casi veramente da bambini, a prezzi ridotti: tutti i presupposti insomma per fare anche degli ottimi affari in uscita, dopo averne sfruttato buona parte del potenziale. Invece ecco la puntuale distrazione che sfocia nella frenesia, in alcuni casi senza via d’uscita, in altri con una soluzione ben più onerosa rispetto al previsto. L’ultimo caso, come sappiamo, è quello di Capezzi, un’altra possibile promessa, o pianticella come le chiama Corvino, che rischia di non sbocciare in viola. Viene da domandarsi allora a cosa serva il lavoro sul settore giovanile e sul mercato della linea verde se poi la Fiorentina non è in grado di tutelarsi e legare a sé il calciatore che ha scoperto, finendo quasi puntualmente per sperperarne il valore…

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6 commenti

  1. Giovanni Galli aiutaci tu.

  2. Articolo INECCEPIBILE. Complimenti all’autore, ha ragione, si predica risparmio e si piange miseria poi si fanno questi scempi economici. Dirigenti dilettanti disastrosi…

  3. viola a bestia

    La questione è semplice…siamo in mano a dei marchigiani a cui non interessa praticamente nulla della nostra fiorentina…e che oltretutto di calcio non capiscono NULLA!!…sono venuti qui per meri interessi economici..presa a 0 e promesse di stadio e cittadella…ma della fiorentina a loro non importa nulla..0 PASSIONE!..

  4. Se anche Capezzi finisse in maniera negativa, come alcuni casi ben noti, non saprei proprio come giusticarlo. La Società cerca di contenere le spese in maniera spasmodica, poi inspiegabilmente non capitalizza niente da giovani calciatori cresciuti nel suo vivaio e persi a zero Euro.
    Sembra che i nostri ADV si divertino a fare così, in considerazione che per Diego la Fiorentina, come da lui a suo tempo dichiarato, è un obby. Non è questo sicuramente il motivo, la mia è una esternazione dovuta a tutti i flop fatti recentemente dalla Società. Comunque di una cosa ormai sono certo: la Società in tutti quest’anni ha dimostrato di non sapere fare calcio. Mi chiedo anche come hanno fatto i Fratelli ad avere successo in campo imprenditoriale, visto quanti errori pacchiani hanno commesso nella gestione della nostra amata Fiorentina. “Ai posteri l’ ardua sentenza”. Piero

  5. La risposta è semplice.SIAMO DIRETTI DA UNA MADDA DI INCOMPETENTI E INCAPACI.escluso corvino.altro che nuova Udinese come dice Beha.l Udinese e’diretta da professionisti capaci.scaltri che sanno vendere a caro prezzo i loro prodotti

  6. Detto che nel caso specifico alcuni si stanno stracciando le vesti per un giocatore normale se non mediocre, i giovani (altro che “pianticelle”, chiamiamoli una buona volta con il loro nome, basta con queste metafore corviniane da Bacio Perugina) servirebbero eccome. Non solo ad essere a norma con le nuova regole federali, ma anche a migliorare la squadra, se fossero più forti di Capezzi.

    Il problema è sempre il solito, ci vuole una società professionistica che sia grado di gestirli e di programmarne l’impiego, mentre qua non c’è nemmeno una società professionistica. Prima c’era Pradè, ora c’è Corvino, e le mammolette incompetenti che credevano che bastasse cambiare il direttore sportivo per evitare altre FIGURE DA PELLAI sono state sistemate.

    Evidentemente, a questo punto spero che se ne siano accorte perfino le suddette mammolette, le colpe sono da ricercare più in alto. Ovvero tra i due Fratelli Tomaia e il loro tuttofare con tanti “-gni”.

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