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Morfeo: “Io non ho mai messo in mora la Fiorentina”

Da quando ha lasciato Firenze non ha mai voluto parlare di Fiorentina. Non ha più rilasciato interviste, né dichiarazioni. Oggi, a distanza di 10 anni dal suo addio alla maglia viola, in occasione di Fiorentina-Atalanta, ha aperto al Brivido Sportivo la porta del suo accogliente locale nel centro di Parma (Dolce Vita dinner club), città nella quale ha deciso di fermarsi a vivere insieme alla bellissima moglie Francesca e ai figli Leonardo e Martina. Ci ha raccontato le sue verità. Stiamo parlando di Domenico Morfeo, doppio ex della sfida di questa sera, che solo pochi giorni fa è stato definito da Mondonico “il talento più puro che abbia mai sfornato il settore giovanile dell’Atalanta”. Tra un servizio al tavolo e l’altro ci ha svelato un particolare che mai era venuto fuori: «Io non ho mai messo in mora la Fiorentina». E poi tanti pensieri su Cecchi Gori, Mihajlovic, Montolivo, Prandelli. Un Morfeo a 360° da leggere tutto d’un fiato.

Morfeo e Bergamo. L’inizio della sua carriera, dal settore giovanile al calcio che conta. I suoi ricordi dell’Atalanta.

«Di Bergamo ho solo ricordi belli anche perché me la sento come una seconda casa. Sono andato via dall’Abruzzo che avevo 11 anni, quindi il periodo della vera giovinezza l’ho passato proprio a Bergamo. Anche se con delle regole perché vivevo in un convento. Però, ripeto, Bergamo la sento come una casa, là sono cresciuto, ho esordito, là sono poi tornato e ho pensato di viverci».

Un ricordo particolare vissuto sul campo con la maglia dell’Atalanta?

«Ricordo la partita seguente alla scomparsa di un nostro compagno, Federico Pisani. Perse la vita nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 1997 in un incidente stradale, insieme alla fidanzata.  Le persone che lo frequentavano di più, quelle con le quali aveva un rapporto di amicizia particolare, eravamo io e Paolo Foglio. Ricordo che la domenica dopo la sua morte (il 16 febbraio 1997), io e Paolo fummo tra i protagonisti in Vicenza-Atalanta finita 1-3: io gli feci un assist, lui fece gol, quello che sbloccò il risultato cui seguì una doppietta di Pippo Inzaghi».

Qual è secondo lei il segreto del settore giovanile dell’Atalanta?

«Il segreto è Mino Favini (responsabile del settore giovanile dell’Atalanta ndr), una persona che crede molto nel settore giovanile. Così come la società crede molto nei ragazzi. L’Atalanta è sempre stata una squadra dove, nonostante ci siano pressioni più o meno come da tante altre parti, non ha l’obbligo di vincere campionati o accedere alle coppe. Allora la società può mettere in atto ancora meglio la sua politica basata sui giovani. Finché ci saranno squadre che faranno di questa politica il loro credo, nasceranno sempre grandi giocatori».

Mondonico l’ha definita il talento più puro che abbia mai sfornato il vivaio dell’Atalanta. Cosa si sente di dire in proposito? Si sente davvero così? E cosa ci dice di lui?

«Lui mi ha allenato, lui può giudicare. Non è che mi posso giudicare da solo. Lui ha visto tanti giovani, tanti talenti, tanti giocatori e per quello che ha detto lo ringrazio. Tra me e lui c’è un legame particolare in quanto, dopo l’esordio con Prandelli (Morfeo era in Primavera quando a 17 anni ha debuttato in A nella stagione 1993-94), fui aggregato in pianta stabile alla prima squadra proprio da Mondonico. Quindi posso considerarlo come il mio primo allenatore. Mi ci sono trovato bene, abbiamo avuto alti e bassi, entrambi, a livello comportamentale, ma il bello di quell’uomo è che è un uomo vero. A fine gara finisce tutto. Non è uno che porta rancore. Non è uno permaloso. Non è un caso se il nostro legame ha avuto seguito anche quando non ero più allenato da lui. E se, dopo aver deciso di smettere di giocare a calcio, sono tornato ad indossare gli scarpini a Cremona solo ed esclusivamente perché lui era l’allenatore della Cremonese».

Vi siete sentiti ultimamente?

«Sì l’ho chiamato per sentire come stava e per stargli vicino anche prima dell’intervento. Il calcio sul rettangolo verde è bello ma quando ci sono i rapporti, quando c’è un’amicizia che va oltre il campo, è giusto stare vicino alle persone nel momento del bisogno, in momenti particolari come quello che ha passato Mondonico».

Ricorda il palo colpito nella finale di andata di Coppa Italia con la maglia dell’Atalanta (con Mondonico in panchina) al Franchi contro la Fiorentina?

«Ricordo che era una serata di pioggia. Ricordo che per noi era già un’impresa essere arrivati in finale. Ricordo che ci mancava Vieri. Ma ricordo anche che la Fiorentina era superiore a noi, quindi le nostre chance erano poche, indipendentemente dal palo».

Prima di parlare di Fiorentina, ci dà un parere su Montolivo e Pazzini, due veri talenti nati, come lei, nel vivaio bergamasco?

«Sono giocatori molto bravi, che stanno dimostrando tutto il loro valore. Si parla già molto di loro ma sono sicuro che se ne parlerà per molto tempo ancora».

Montolivo, oggi, è un separato in casa. Entra in campo e, quando lo speaker legge il suo nome nella formazione il pubblico di Firenze fa sentire il suo disappunto con i fischi. Lui sta convivendo con un rapporto finito. Quanto è difficile giocare tra i fischi dei propri tifosi?

«Sinceramente la situazione di Montolivo non l’ho seguita. Però ascoltando quello che mi stai dicendo, sicuramente non è facile per lui giocare così. I tifosi devono capire che se vogliono qualcosa di importante dai propri giocatori o se vogliono costruire una grande squadra, determinati giocatori li devono far stare bene, devono stare loro vicini, soprattutto nei momenti di difficoltà».

Da Montolivo a Gilardino: il bomber non segna dall’11 settembre. Una provocazione: per tornare al gol avrebbe bisogno dei suoi assist?

«Gilardino i gol li ha sempre fatti. So che è stato infortunato, che ha avuto dei problemi. E quando rientri da un infortunio non è sicuramente facile. In una situazione delicata come quella che oggi sta vivendo la Fiorentina tutti poi ne risentono. Anche un bomber come lui».

Il miglior talento viola di oggi?

«Jovetic».

Che ricordo ha dell’esperienza in viola? Il momento migliore, se c’è stato, qual è stato?

«L’anno con Malesani (1997-98, 5 gol in 26 presenze ndr). Poi ci furono problemi con l’arrivo di Edmundo. Nonostante stessi facendo bene, e continuando a farlo sarei potuto arrivare in Nazionale visto che ero già in Under 21, ci furono delle pressioni per farlo giocare. E questo mi dette fastidio».

7 reti segnate in serie A con la maglia della Fiorentina in 46 presenze. Quale ricorda con piacere?

«Sicuramente quella contro il Parma in casa in notturna. (Era il 7 dicembre 1997, la partita finì 1-1 ndr)».

Prima ha parlato di Mondonico. Ora le chiedo dei tecnici conosciuti a Firenze: Malesani, Trapattoni, Terim (questi ultimi conosciuti di passaggio), Mancini. Tre parole per ognuno di essi…

«Con Malesani mi sono trovato bene anche se giocavo in un ruolo non mio, però i primi anni pur di giocare mi andava bene. Terim era un tecnico che faceva vivere bene i giocatori e quindi gli volevano tutti bene. Trapattoni era ed è conosciuto da tutti per quello che ha fatto e che sta ancora facendo. Mancini era un allenatore giovane al quale a Firenze non hanno dato tempo di lavorare. Se i tifosi hanno urgenza, se non danno il tempo a determinati elementi della squadra di potersi mettere in mostra (e parlo di Mancini, ma questo vale anche per i giocatori) non riusciranno mai a creare un ciclo vincente».

A proposito di Mancini, cosa pensa del suo addio burrascoso a Firenze?

«So che ha avuto dei problemi anche con la famiglia, che non riusciva più a stare in una situazione che nessuno più riusciva a reggere. Una situazione dalla quale tutti volevano scappare, perché non c’erano più le condizioni neanche durante la settimana, neanche durante gli allenamenti, di poter lavorare serenamente per preparare bene le partite».

Da Mancini a Mihajlovic. Che idea si è fatto di lui e del suo esonero?

«Ho saputo che lui è stato uno di carattere che ha affrontato la gente. Questa è la cosa più bella: quella di affrontare a testa alta chi hai davanti, di spiegare i problemi. Se poi la società non vede più la necessità di avere un allenatore del genere è libera di poterlo cambiare».

Ma secondo lei, in base a quanto ha sentito e letto, la società si è sentita “libera” di cambiarlo oppure si è lasciata condizionare dalla piazza: cioè il malcontento dell’ambiente ha influito sull’esonero di Sinisa?

«Sì. Certo».

Ci dice, a distanza di tanti anni, quanto ha ostacolato il suo exploit a Firenze la presenza di Rui Costa? In molti hanno pensato che lei non trovasse spazio a causa della presenza del portoghese.

«Dipende dal gioco. Quello mio e di Rui erano due ruoli diversi, quindi potevamo sicuramente coesistere. Io ho sempre fatto la mezzapunta e quindi potevo giocare dietro Batistuta. Mentre lui faceva il mediano avanzato con a fianco Cois, Schwarz o chi per loro. Volendo potevamo giocare insieme. Non l’ho mai vissuto come un problema».

Qual è il più forte giocatore col quale ha giocato?

«Batistuta».

E di Vittorio Cecchi Gori cosa si sente di dire?

«Persona generosa, ha pagato sulla sua propria pelle i problemi extracalcistici che suo malgrado si sono ripercossi anche all’interno della squadra e che lo hanno portato, addirittura, a non poter più vivere a Firenze. Il brutto di questo gioco è che la gente purtroppo si ricorda sempre la fine, gli ultimi mesi, mai la storia della persona, quello che ha fatto per la squadra, per la società. Questa cosa vale per Vittorio Cecchi Gori, ma in generale per tutti: giocatori, dirigenti, allenatori. E’ il mondo del calcio».

Due parole sulla vicenda clou che l’ha fatta mal volere dalla gente: la messa in mora della Fiorentina. Ci racconta come andò? Fu un gesto spontaneo vostro o suggerito da altri? Agirebbe ancora così?

«Approfitto della possibilità che mi viene data oggi per dire la verità dopo tanti anni. E’ una cosa che non ho mai fatto perché non mi andava di raccontare come erano andate le cose effettivamente. Ma oggi come oggi, ripeto, visto che ho la possibilità di farlo, dico realmente com’era la mia vera situazione. Parlo a livello personale, non di squadra. Io ero a scadenza di contratto e penso di essere stato l’unico giocatore a non aver fatto la messa in mora. Essendo a scadenza di contratto, la mia messa in mora non avrebbe avuto valore. Io non ho assolutamente messo in mora la Fiorentina. La gente questo lo deve capire. Sono stato attaccato perché credo nelle amicizie e presi le difese di un mio compagno di squadra che era in difficoltà. Parlo di Nuno Gomes. Uscivo con lui, parecchie volte mi sono trovato in mezzo a situazioni particolari e non ero certo una persona che lo avrebbe lasciato in pasto ai leoni. Quindi ho preso sempre le sue difese finendo per andarci di mezzo pure io. Ma la situazione reale, ripeto, è che non ho mai fatto la messa in mora, sono andato via da Firenze due mesi prima che finisse il campionato perché ero stato l’unico giocatore ad aver preso solamente un mese di stipendio. Non c’era bisogno che facessi la messa in mora in quanto non sarebbe valsa a niente perché a fine stagione mi svincolavo a parametro zero. Questa è la verità che Firenze fino ad oggi non ha mai conosciuto».

Il suo pensiero sulla piazza di Firenze?

«La città è bellissima, non sono io a doverlo dire e non sono certo io che la scopro. Per quanto riguarda, invece, la Firenze calcistica funziona così: se vai bene è tutto bello, tutti ti osannano. Se vai male non ti lasciano vivere, non ti lasciano modo di recuperare la tranquillità per poter cercare di rientrare sulla strada giusta. Non ti danno modo di lavorare serenamente».

Cosa risponde a chi dice che se avesse avuto più testa sarebbe stato un fuoriclasse di altissimo livello e invece in qualche modo si è accontentato di quello che ha ottenuto?

«La conferma di questo non è possibile averla. Se dovessi rinascere e fare quello che gli altri dicono, allora potremmo avere il risvolto della medaglia e verificare se è veritiero il giudizio di queste persone. Ma siccome questo non è possibile posso anche rispondere che se non avessi avuto questo carattere non sarei neanche arrivato a giocare in serie A…».

Lei non ha mai segnato alla Fiorentina da ex: ha mai pensato a come avrebbe esultato se fosse accaduto?

«Non ho mai preparato delle esultanze perché sono una persona molto istintiva e vivevo la gara e tutto quello che la riguardava al momento. Forse non avrei esultato, o magari l’avrei fatto in modo rabbioso oppure in modo tranquillo. Sinceramente non lo so come avrei reagito ad un gol segnato alla Fiorentina da ex».

Potesse cambiare il passato, cancellerebbe la sua esperienza fiorentina nell’era Cecchi Gori per giocare sotto la gestione-Della Valle con Prandelli in panchina?

«Dico che se non avessi giocato nella Fiorentina di Cecchi Gori mi sarebbe stato possibile arrivare a Firenze con Prandelli perché è un allenatore che ho seguito ovunque, che mi ha fatto esordire in A. Purtroppo avendo avuto un’esperienza negativa precedente, non mi sono sentito nelle condizioni di chiedere al mister di portarmi con sé, non ho mai voluto metterlo in difficoltà».

Un parere sul calcio di oggi.

«Non è più un bel calcio perché adesso è tutto troppo fisico e si vedono sempre meno giocate. È meno bello guardare una partita oggi rispetto a dieci anni fa».

Lei adesso ha attività che non hanno niente a che vedere col calcio. Ha mai pensato di rimanere nel calcio? Le manca?

«Adesso non mi manca questo calcio. Non mi manca né giocare, né stare in questo ambiente. Avendo staccato la spina non ho mai pensato di poter rientrare o fare qualcosa in ambito calcistico. Mentre giocavo ho messo su delle attività che oggi preferisco seguire personalmente. E sto bene così. A livello televisivo lo seguo ancora. Mi hanno anche chiamato per fare qualcosa in tv ma sono uscito da casa a 11 anni, ho fatto lo zingaro per troppo tempo e oggi come oggi non vedo la necessità di fare ancora quella vita».

L’Italia di Prandelli…

«Mi auguro che i suoi giocatori abbiano iniziato a capire che persona è e soprattutto il suo modo di intendere il calcio e far giocare la squadra. Poi, per quanto riguarda il prossimo Europeo… faccio il tifo per l’Italia perché sono un italiano ma faccio anche il tifo per Prandelli. Mi auguro che vinca».

E un pronostico su Fiorentina-Atalanta, tra una squadra in crisi e una in forma, protagonista assoluta di questo inizio di stagione?

«La partenza dell’Atalanta era scontata perché per recuperare dalla penalizzazione doveva fare una preparazione diversa per essere avvantaggiata rispetto agli altri, per la fame di punti. Bisognerà vedere alla fine se riesce a mantenere questi ritmi. Per quanto riguarda la partita di stasera, fare  pronostici è estremamente difficile, ogni gara fa storia a sé». (Intervista pubblicata su Il Brivido Sportivo)

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10 commenti

  1. Morfeo=ennesima vittima della Fiorentina.
    Fiorentina=azienda comprata e rivenduta da impresari allo scopo di farte soldi senza il minimo intertesse per la squadra e i tifosi.
    Tifosi=fessacchiotti che spendono soldi per la VIOLA sperando che qualcuno faccia altrettanto.
    R.I.P.

  2. Sandro: si si tutto bello,senti ma in termini di risultati io prendo tutti i patrondela viola e quello con il curriculum più dramamtico è cecchi gori. 2 coppe italia,2 retrocessioni,1 fallimento. E’ stato un qualcosa di allucinante,il divertimento ( magro peraltro ) a cui abbiamo assistito ci è valso l’andare a gubbio a spalare la neve,capisci?

  3. ….e Corvino, dimenticavo

  4. Cecchi Gori è stato un ‘tordo’, e i poteri occulti (ma non tanto occulti) e stretti collaboratori traditori lo hanno fatto fuori. Chissà quante volte babbo Mario CG si sarà rivoltato nella tomba. Però è stato il periodo in cui ci siamo divertiti di più, arrivavano giocatori forti , anche ottimi allenatori, qualcosina s’è vinto. Insomma, diamo merito a Vittorio per quel che di buono ha fatto a Firenze, e non ci ricordiamo solo del finale. Ricordo come tutti noi tifosi, d’estate, aspettavamo con ansia la ‘ciliegina sulla torta’, e quasi sempre arrivavano ottimi giocatori. Chi critica quel periodo si merita Mihajlovic, Munari, Silva & Co.

  5. PER TIFOSO – Se vogliamo essere sinceri, Cecco Grullo, ha investito tanto nella Fiorentina e con lui ci siamo divertiti, anche se abbiamo vinto poco. Il suo male è stato non capire una m…a, perchè personaggio “bonaccione” (per non usare altro termine), e si è affidato a certe personaggi che lo hanno portato dove è poi finito. Per la serie B, c’erano squadre molto, ma molto più indebitate della Fiorentina e non sono state neanche sfiorate. Se dovevano usare il solito metro, la Roma, la Lazio e tante altre sarebbero dovute sparire dal mondo del calcio. Morfeo non mi è mai piaciuto, però ha detto una cosa giusta: ci ricordiamo solo del finale e non di tutti i campioni che Cecco Grullo ci ha portato e ci ha fatto gioire. Una volta tanto un minimo di obbiettività ….

  6. peccato anche per la testa di belva umana,”w cecco grullo”,sigh poerannoi!

  7. ….mai piaciuto piu di tanto. Attaccabrighe.

  8. In questa fiorentina farebbe un figurone. Anche lui peccato per la testa perchè sennò l’era bono, dimorto bono. Ps.: w cecco grullo!

  9. le storie e le decisioni,caro Morfeo,si giudicano dal finale che hanno!!! Cecchi gori è cnsiderato quello che è per ciò che ALLA FINE ha ottenuto ed è giusto sia cosi!!! Inutile giudicarlo per un quarto posto ed una coppetta italia se alla fine ci ha fatto finire in C2!!!

  10. talento raro, grande palleggiatore, piedi finissimi, il suo limite era una discontinuita` da rabbia e pochezza in fase di conclusione. molto lezioso.

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