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Mutu: “Sarei rimasto a vita a Firenze, però…Una parte del mio cuore è viola e ho anche un grande rimpianto”

Nel bene e nel male, Adrian Mutu è un pezzo di storia recente della Fiorentina. Il romeno ne parla a La Gazzetta dello Sport, a cominciare dal caso doping che lo ha tenuto fuori tutta la seconda parte della stagione 2009/10: “Del Chelsea non parlo. A Firenze in quel momento ho toccato il punto più basso della mia carriera: ho sbagliato, è stata una leggerezza. La rissa col cameriere kosovaro? Quando senti certe offese dagli spalti fai finta di nulla, dette di fronte a te hanno un effetto diverso. Mi sono sentito offeso come romeno”. Capitolo Fiorentina: “Pensavo di chiudere la carriera a Firenze. Mi sentivo stimato in campo e fuori, con i tifosi avevo un rapporto straordinario. Sarei rimasto a vita. Poi ho capito che si era chiuso un ciclo, non c’erano le condizioni per restare: il club aveva deciso di fare altre scelte ed era giusto lasciarsi…Mi emozionerò, parte del mio cuore è viola. Ma il mio compito è segnare e portare a casa i tre punti. Prandelli, Gilardino… Ho ricordi bellissimi. Ero forte, mi sentivo importante e protagonista. Ho una sola ferita aperta: la semifinale persa ai rigori in casa coi Glasgow Rangers nel 2008. Sì, più quella che la sconfitta col Bayern in Champions (2009-’10: clamoroso gol irregolare di Klose all’andata, ndr). Se c’è un rimpianto nella mia carriera è l’aver segnato tanto (96 gol in A, 54 in viola, ndr) senza vincere niente”.

Foto: LF/Fiorentinanews.com

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