Nuova Mercafir: la situazione Quaracchi e Osmannoro

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La Nazione analizza in un articolo la situazione sulla nuova Mercafir. All’indomani della presentazione del sindaco all’assemblea dei soci Mercafir delle due aree da selezionare per poter trasferire i mercati generali, i tempi per l’acquisto o per l’esproprio delle aree già si allungano. Il consiglio d’amministrazione del centro alimentare polivalente farà la sua scelta, entro un mese, al termine della valutazione tecnica (al via lunedì) che prenderà in esame pro e contro dei terreni di Quaracchi, ad oggi 9 ettari dislocati a uncino fra via della Treccia, il torrente Fosso Macinante e via di San Piero a Quaracchi, che potranno crescere fino a 13 e, addirittura a 16, e di quelli di Osmannoro, 14 ettari tra via di Brozzi, via Pistoiese e via Curzio Malaparte. «Se dovessi scegliere così con la palla di vetro, prima delle verifiche, direi Osmannoro». La soluzione di Brozzi che si estende su un’area più lineare rispetto a quella di Quaracchi è quella preferita dai grossisti; e la voce del vicepresidente Mercafir (rappresentante dei soci privati della partecipata del Comune) fa da eco al tam tam che si è diffuso fra le settanta aziende che lavorano al mercato. Ma nei tempi tecnici propedeutici all’inizio dei lavori per la realizzazione della nuova Mercafir, nel 2017, non è stato tenuto di conto che alcuni terreni sono di aziende in fallimento o in concordato preventivo. Sicuramente acquistabili o espropriabili dal Comune ma con tempi più lunghi rispetto a quelli ipotizzati. E’ il caso della porzione più grande del terreno dell’Osmannoro, di proprietà della Costruzioni 1934, ex Grazzini, passata nelle mani di Letizia, nipote del fondatore, cavalier Fortunato. Uno dei due rami dell’azienda di famiglia, quello dedicato allo smaltimento dei rifiuti inerti è in fase di concordato preventivo. La richiesta è stata presentata dalla ditta il 30 settembre scorso e il tribunale valuterà la concessione nelle prossime settimane. Il legale che segue la procedura fallimentare Giovanni Sensi spiega che non ci sono ostacoli alla vendita al Comune, ma che il terreno non «sarà disponibile prima dell’estate», sempre che «la proprietà sia d’accordo a vendere» e che dall’alienazione del terreno «si possa ottenere una cifra robusta per accontentare i creditori». Sensi non si sbilancia su cosa voglia significare in termini di euro una cifra robusta, ma il Comune aveva fatto sapere di aver valutato, a cazzotto, di poter acquistare i terreni di Brozzi – di cinque proprietari diversi – a una cifra che si aggira sui cinque milioni di euro. «Si tratta di terreni agricoli che non hanno un grande valore», avevano spiegato i tecnici di Palazzo Vecchio giovedì. In realtà Sensi precisa che non si tratta di meri terreni agricoli, ma di terreni che hanno un valore commerciale più elevato in quanto si può anche edificare se si demolisce da un’altra parte: in buona sostanza si tratta di un terreno di atterraggio, secodno quanto previsto dal nuovo regolamento urbanistico. «Se voglio vendere? Io ho saputo dai giornali che al Comune interessa il terreno della società Costruzioni 1934, nessuno mi ha contattata», dice Letizia Grazzini. E il problema delle aziende in fallimento è un ritornello anche sui terreni di Quaracchi. Dove due piccoli appezzamenti per completare il puzzle ora formato da 35 proprietà provengono da fallimenti: lì sembra che la procedura sia in stato più avanzato.

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