PERCHE’ LA FIORENTINA E’ LA FIORENTINA

Forse con la musica – come sostengono in molti con «leggero» sarcasmo – ormai c’entra davvero poco, ma televisivamente parlando, il Festival di Sanremo coincide senz’altro con la settimana più importante del palinsesto italiano. Share alle stelle, look improbabili, introiti pubblicitari più alti del PIL di Lussemburgo, cachet da inchiesta, discussioni a non finire e poi… certo… ci sono anche le canzoni. Insomma, la 67esima edizione della kermesse promette questo e molto altro. Ma cosa succederebbe se sul palco dell’Ariston i protagonisti fossero giocatori e dirigenti viola?

CARLOS CONTI E TATIA DE FILIPPI

Impossibile non partire dai conduttori dell’evento. Stavolta dei veri e propri big. Anzi. Il Messi e il Ronaldo della tv. Per Carlo Conti, rischiamo l’accostamento a Sanchez, benché il colombiano avrebbe bisogno di un paio di lampade in più poter per raggiungere il colorito giusto. Per la signora Costanzo – anche se a questo punto è più Maurizio il signor De Filippi – il numero 1 romeno: bravo, di rendimento costante (a parte qualche gaffe) e con la stessa espressione perennemente carica di gioia. Una retroguardia a prova di polemica.

DELLA VALLEIRA – «NO TENGO DINERO»

«Vamos alla playa», «L’estate sta finendo» e, appunto, «No tengo dinero»: questi i più grandi successi dei due artisti torinesi, famosi in particolare durante gli anni ’80 per gli arrangiamenti elettronici e l’outfit stravagante. Tuttavia, per loro, anche una presenza al Festival di Sanremo con «Innamoratissimo». Il risultato? Un anonimo quindicesimo posto. I fratelli marchigiani restano comunque più facilmente paragonabili al duo musicale quando si tratta di centellinare le spese durante la campagna acquisti. E quindi… vai di prestito secco…

PAULO E CHIARA – «AMISCI COME PRIMA»

«Amisci come prima, mi coshta una panchinha, riuscire ad ammettere che, è stato solo un giuoco, un mercatu da poco, ma sono emosionale di te». Transizioni, intensificazioni, piano cognitivo, percezioni, ritagli settoriali della squadra: bisogna ammettere che il rapporto fra la società ed il mister poteva vivere di incomprensioni già partendo dalle sue conferenze stampa, spesso accostate alle supercazzole del Conte Mascetti. Se poi ci si mette una mai celata ambizione del portoghese per obiettivi più prestigiosi… divorzio imminente a giugno. Ma è stato bello lo stesso.

GONZALO DRUPIGUEZ – «VADO VIA»

«Vado via, questa volta ho deciso che vado…». Nel 1973 Drupi, con la sua caratteristica voce «nera», presenta questo brano al Festival di Sanremo. È un disastro. Il pezzo arriva ultimo in classifica. Drupi pensa già di tornarsene a fare l’idraulico, ma il pubblico sorprendentemente ribalta il verdetto del Casinò Municipale, dove allora si teneva l’evento, e la canzone scala le classifiche. Un destino che si spera possa accadere anche per il capitano viola Gonzalo Rodriguez. È ancora presto, in fondo, per andarsene… anche se il rinnovo appare quasi impossibile.

TOLEDO GRANDI – «LA COMETA DEL FRANCHI»

Festival di Sanremo 2010. La cantante fiorentina Irene Grandi duetta con Marco Cocci, classificandosi all’ottavo posto con il suo brano dedicato alla più famosa e brillante delle comete periodiche. Insomma, non proprio come Toledo, che sempre una cometa rimane, ma di quelle non particolarmente luccicanti. L’esterno offensivo non si è veramente mai visto. Roba che – se fosse stato sul serio una cometa – i re Magi sarebbero arrivati per il diciottesimo di Gesù Cristo. «Io ti dico addio, tu mi dici ciao». Ma la sensazione è che l’argentino non mancherà a nessuno.

GIANNI FREITAS, UMBERTO CORVINO, ENRICO COGNIGNI – «SI PUÒ RISPARMIARE DI PIÙ»

«Si può risparmiare di più, perché è dentro di noi, si può ammortare di più, senza essere eroi». Il trio Morandi, Tozzi e Ruggeri vincitore del Festival di Sanremo 1987 rivive nell’organigramma societario della Fiorentina, sempre intento a cercare di far rispettare il fair-play finanziario e non scalfire il sacro bilancio. Una missione ogni anno più tosta, fra cessioni importanti ed il solito malcontento della piazza. Il recente acquisto di Saponara? Un’eccezione che pare confermare la regola. A giugno Kalinic, Ilicic e Badelj sono dati in partenza. Autofinanziamento come stile di vita.

CATERINA DRAGOWSKI – «NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE»

Al Festival di Sanremo del 1966, con la sua tipica acconciatura a caschetto biondo, Caterina Caselli riesce a guadagnarsi il secondo posto in classifica. Nel brano, la cantante chiede scusa ad un ipotetico fidanzato, dopo averlo tradito, pregandolo di tornare insieme e concludendo con il celebre «Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu». Certo, un po’ come il portiere Dragowski, benché con una lieve differenza: nessuno può giudicarlo, perché nessuno l’ha mai visto un minuto fra i pali. Altro desaparecido pagato a caro prezzo.

VASCO OLIVERA  – «VADO AL MAXIMO»

Premettiamo subito una cosa: Maxi Olivera non va né al massimo, né a gonfie vele su quella fascia sinistra. L’unica cosa che lo avvicina a questa vecchia canzone di Vasco Rossi è il piazzamento della stessa al Festival di Sanremo del 1982: un ultimo posto nella serata conclusiva deludente quanto la stagione dell’uruguaiano in viola. C’è però da dire una cosa: dopo quel Festival la carriera del Blasco, già lanciata, decollò definitivamente ed oggi, «Vado al massimo», è uno dei suoi lavori più apprezzati. Speranze anche per l’esterno mancino? Al Franchi tutti se lo augurano.

NICOLA DI BADELJ – «IL CONTRATTO È UNO ZINGARO»

Nonostante le sferzate di Corvino, il procuratore di Milan Badelj è tutt’altro che disinnescato ed alcune recenti dichiarazioni fanno ancora pensare ad un suo scontato addio a giugno. Niente di strano. Dopotutto stiamo parlando di professionisti e, quando ci sono di mezzo i soldi, è facile che il cartellino di un calciatore diventi un gitano sempre alla ricerca del miglior offerente. Per Di Bari trionfo al Sanremo del 1971, ma era una questione di cuore. Per Badelj invece bisognerà attendere: chi va via da Firenze raramente fa un affare. Jovetic, Ljajic e Montolivo insegnano.

LUCIO BERNARDESCHI – «NON SARÀ UNA CLAUSOLA RESCISSORIA»

«Fino a quando gli occhi miei, avran luce per guardare la clausola tua»… Un’unica apparizione in terra ligure per Battisti, arrivato nono nel 1969 con «Un’avventura». La canzone, firmata da Mogol, è una vera e propria dichiarazione d’amore eterno. Be’, difficile pensare che nel calcio di oggi possa avverarsi il lieto fine, ma sognare non costa niente. E se poi arriverà davvero il momento dell’abbandono di Fede è già pronta la versione alternativa di un altro brano di Lucio. «Come quell’altro è biondo però, non è Bernardeschi, era vestito di rossonero lo so…».

SALCEDO E LE STORIE TESE – «LA TERRA DEI PACCHI»

«Fiorentina sì, Fiorentina no, Fiorentina porc… s’è preso due gol. Fiorentina sob, Fiorentina prot, la terra dei pacchi. Una svista con De Maio, una svista da solo. Un totale di due sviste e il risultato è questo qua». Polemiche a piovere, nel 1996, per il brano di Elio e le storie tese, arrivato secondo dopo un dubbio conteggio dei voti. Resta nell’immaginario collettivo, la pittura argentata che ricoprì gli artisti della band nella serata conclusiva. Quanto a Salcedo, l’accostamento più che con la terra dei cachi è con quella dei pacchi.

RON VALERO – «VORREI VEDERTI GIOCARE FRA CENT’ANNI»

Ron e Tosca in coppia al Festival del ‘96, con vittoria finale, per questo brano romantico e malinconico. Si parla, ovviamente, di amore e quindi spazio a Borja Valero. Il centrocampista è ormai un fiorentino d’adozione e sembra destinato a restare in città anche dopo aver concluso la carriera. Che purtroppo sta inesorabilmente volgendo al termine. Quest’anno Borja compie infatti 32 primavere e, nonostante ancora un paio di stagioni da giocarsi ad alti livelli, la sensazione è di tramonto. Un peccato. Perché il Franchi lo vedrebbe volentieri in campo pure nel 2117.

NENAD GAETANO – «NUNTEREGGAE PIÙ»

In realtà il mitico Rino Gaetano partecipò a Sanremo con un altro suo capolavoro, ovvero «Gianna», ma quando si va a parlare del difensore serbo resta più facile fare il paragone con «Nuntereggae più». Arrivato a Firenze nel 2012, Tomovic è alla quinta, disastrosa stagione da titolare con la maglia viola. Un ragazzo d’oro. Peccato che i piedi non siano dello stesso materiale. «Eya alalà, nuntereggae più, Tomovic, PSI, nuntereggae più, DC DC, nuntereggae più, Tomovic, PSI, PRI, PLI, DC, DC, DC, DC…».

LUIS CHIESA – «NOI, RAGAZZI DI OGGI»

Era il 1985 quando l’allora giovanissimo Luis Miguel si piazzò secondo al Festival con la canzone «Noi, ragazzi di oggi» scritta da Toto Cutugno. Federico Chiesa sarebbe nato soltanto dodici anni dopo, mentre il padre Enrico dribblava terzini su terzini con la maglia del Parma. Oggi è lui il ragazzo del momento. Il campione del vivaio che fa sognare i tifosi della Curva Fiesole. «Devi venire con noi, siamo i ragazzi di oggi noi, dai coloriamo questa città…». Sperando che il colore in questione sia il viola.

ADRIANO CELENTANIC –  «24 MILA DRIBBLING»

Secondo posto nel 1961 per Adriano Celentano. Qui però i baci non c’entrano, ma piuttosto i dribbling, quelli di Josip Ilicic, da sempre allergico al passaggio e propenso ad esibirsi in numeri e veroniche di gran classe, ma non sempre di altrettanta concretezza. «Con 24 mila dribbling, felici corron le partite, di un giorno splendido perché, ogni secondo palla a me. Niente assist meravigliosi, cross in mezzo all’area appassionati, ma solo finte intorno a me, ye, ye, ye, ye, ye!». Ecco quindi che risulta facile immaginare un Ilicic in versione molleggiato.

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4 commenti

  1. ….forse un po’troppo sarcastico, ma quella di sanchez che gli mancano un paio di lampade per raggiungere il colorito di carlo conti è da pulitzer !!! 😀 😀

  2. tempo perso …

  3. Claudioviola

    Spettacolo allo stato puro!!! Questa è l’ironia di Firenze… il resto è noia

  4. Dopo aver letto questo articolo posso morire felice. SARRA IDOLO!

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