QUELLA VOLTA CHE…Al Franchi entrarono 70 mila persone. I primi segnali di Scudetto

Che il campionato che portò per la prima volta lo scudetto in riva all’Arno, sarebbe stato vincente lo si intuì fin dall’inizio, dalla preparazione estiva. L’8 settembre 1955 infatti la squadra viola vinse a sorpresa al Comunale, come allora si chiamava l’attuale stadio Franchi, nientemeno che contro l’imbattibile Dinamo di Mosca, la squadra più blasonata dell’Unione Sovietica, difesa in porta dal mitico Lev Yashin. I russi arrivavano a Firenze sulle ali del successo per 4 a 1, riportato qualche giorno prima, contro il fortissimo Milan fresco di scudetto.
La sfida merita di essere raccontata. Non solo come verifica delle potenzialità di una squadra giunta quinta nel campionato precedente, ma rafforzatasi in estate con gli acquisti di Miguel Montuori e Julinho, ma anche per la sua valenza politica. La partita va infatti inquadrata nello spirito del tempo. Soffiavano gelidi i venti della guerra fredda tra gli Usa e l’Urss. E tra il pallone e il partito in molti, a Firenze e in Toscana, scelsero il Pci. L’invasione sovietica dell’Ungheria,che squarciò le certezze di molti comunisti italiani, sarebbe avvenuta solo un anno dopo, ma in quella fine estate del 1955 i militanti comunisti mantenevano una fede incrollabile per il mito dell’Urss.
Giuliano Sarti, 83 anni, portiere viola dal 1954 al ’63, tra una briscola e l’altra, in una Casa del popolo, alla periferia di Firenze, ancora oggi si stropiccia gli occhi al ricordo di quella partita: “Mamma mia, sembrava che giocassimo in trasferta tanto il tifo fiorentino era per i russi. A dire il vero anche noi giocatori eravamo curiosi di conoscerli. Una curiosità umana ma anche politica. Tra noi c’erano giocatori, come Chiappella, che erano comunisti, io stesso ero di sinistra, tendenza socialismo di Saragat. Tra l’altro da quell’incontro iniziò la mia amicizia con Jashin, un mito”, racconta il portiere del primo scudetto.
La Firenze che si identifica nella Fiorentina in quell’occasione si divise come in politica. I comunisti si mobilitarono in massa: “Compagni, domani tutti allo stadio”, incitavano i manifesti che alla vigilia i militanti appesero in molte case del popolo di Firenze. Lo stadio si riempì fino all’inverosimile, 70mila gli spettatori paganti (oltre 46 milioni di lire l’incasso), in gran parte contadini e operai, alcuni addirittura in tuta, provenienti da tutta la Toscana e dalle regioni più vicine come l’Emilia Romagna e l’Umbria. Molti di loro era appassionati tifosi della Fiorentina, ma quel giorno però incitavano i giocatori della Dinamo Mosca.
A sorpresa la Fiorentina vinse, gol del centravanti Virgili, ma la Dinamo di Mosca uscì tra gli applausi e lo sventolìo delle bandiere rosse con la falce e il martello. Il sindaco Giorgio La Pira, non certo amante del pallone, presenziò all’incontro, in tribuna d’onore, seduto accanto al deputato del Pci Orazio Barbieri, presidente dell’associazione Italia-Urss. L’allora assessore allo sport, il repubblicano Sergio Giachetti, ha raccontato che alla fine della partita, La Pira si alzò e salutò tutti e quando lo vide, esultante tra tante facce mogie, lo prese sotto braccio, se lo portò in auto e sbottò in una fragorosa risata: “Firenze ha battuto Mosca! Povero Fabiani, povero Mazzoni , che giornataccia! Firenze ha battuto Mosca!”. Mario Fabiani era il predecessore di La Pira, personaggio molto popolare mentre Guido Mazzoni guida la federazione fiorentina del Pci. (Dal libro di Mario Lancisi e Marcello Mancini – La Fiorentina è molto più che una bistecca – Giunti editore, euro 10)

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16 commenti

  1. Comunque, politica a parte, oggi succede uguale quando si gioca con i sudici: tanta gente che viene dal contado con trattori e carri trascinati da buoi per tifare giuventus

  2. …i soliti comunisti…

  3. praticamente come i livornesi ora

  4. Redazione la partita fu contro la Dinamo Mosca (unica squadra di club in cui abbia militato il mitico Jashin)
    Guido hai ragione, noi abbiamo messo il pezzo così come passatoci dagli autori del libro. Verificando si capisce che hanno commesso un errore. Un saluto Redazione

  5. Michele da Milano

    Mi piacerebbe anche se la politica tornasse ad essere molto più sentita e un fatto molto più serio rispetto all’attuale

  6. Michele da Milano

    Mario non è obbligatorio commentare tanto per farlo. Una pagina di storia va presa per quel che è ed erano anche altri tempi in cui la guerra fredda c’era e aveva spaccato in due l’Italia

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