Tra smazzata, piccola turbolenza e carezza

Il direttore sportivo Pradè ha un contratto in scadenza il 30 giugno 2016 e pochi segnali a proposito del rinnovo, una situazione condivisa con altri dirigenti all’interno della Fiorentina in un momento in cui il clima ondeggia fra la possibile smazzata, la piccola turbolenza e una carezza, come scrive La Nazione. Eppure Pradè continua a lavorare come se tutto fosse già chiaro, compreso il verdetto che lo riguarderà, perché ci sono da seguire trattative nate in passato (Pavoletti, Mario Rui, Verre, Missiroli, più da lontano Praet e Lisandro Lopez) e comunque il sentimento verso i Della Valle è di riconoscenza a margine di un bilancio calcisticamente positivo: tre quarti posti e un quinto, l’opportunità di lavorare a livelli alti rappresentando una proprietà solida, la fiducia concessa all’inizio per la scelta dell’allenatore (Montella invece di Ranieri, già opzionato dalla società), alcuni colpi che hanno formato l’ossatura della squadra (Borja Valero, Gonzalo, Ilicic, Vecino, ma anche Pizarro e Cuadrado che non ci sono più). E’ andata meno bene con altri (e Benalouane rappresenta il simbolo probabilmente insuperabile del flop), perché negli scorsi mesi il pool di mercato ha agito in modo non esattamente fulminante e anche Pradè si è misurato con i rimbalzi, più che con i successi. Pradè dopo quattro anni resta il senso di un’esperienza da completare – comunque – con professionalità fino al 30 giugno, anche perché eventuali nuovi datori di lavoro molto apprezzerebbero chi fino al termine del mandato tiene fede all’impegno. O magari i datori di lavoro potrebbero restare gli stessi. Tutto è possibile mentre volteggia il ritorno di Corvino.

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