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Un altro modo di vedere il mercato della Fiorentina. Anderson è solo una questione di consonanti e la straziante separazione da Iakovenko

AndersonGenoaC’era una volta la Serie A che era l’NBA del calcio. Negli anni ’90 il Milan si permetteva di fare turnover in Coppa Campioni schierando riserve come Boban. Ad inizio secolo il Brescia poteva mettere in campo Baggio, Toni e Guardiola. Le società spendevano sul mercato più di Adriano nel privè dell’Hollywood e – pure nella finestra di Gennaio – arrivavano dall’estero giocatori come Ivan Cordoba, Thierry Henry e Clarence Seedorf. Oggi il mercato di riparazione è ai livelli di quello in Piazza delle Cure. Il magnate indonesiano Thohir – grande intenditore di pallone – rinforza l’Inter con Danilo D’Ambrosio e con un Hernanes a fine contratto, dopo i no di Kobe Bryant ed Allen Iverson. Il Milan si assicura la riserva di Julian Ross nella nazionale giapponese e la Juve prende Osvaldo che a Roma è stato la fortuna degli urologi per la quantità di gonadi fratturate ai tifosi e che in Inghilterra si è contraddistinto come ottima controfigura di Johnny Depp.

In mezzo a tale grigiume, la dirigenza viola si merita un bel 7 in pagella. Pradè e Macía hanno saputo fare di necessità virtù, sostituendo lo sfortunatissimo Giuseppe Rossi con Alessandro Matri, bomber col fiuto delle veline, e ritoccando la rosa nei punti giusti. C’è da dire, comunque, che lo stop del fenomenale Pepito non è stato l’unico motivo di dolore gigliato. Grande commozione generale, infatti, per l’addio degli indimenticabili Munúa, Alonso, Vecino e per il collezionista di tibie Olivera. La tifoseria viola ha patito soprattutto il distacco da quest’ultimo e – proprio in queste ore – è partita una petizione per convincere il comune di Firenze ad intitolargli una piazza, una statua, una via o almeno una scuola elementare. Degna di nota pure la straziante separazione da Iakovenko – abbandonato a Malaga come un frigorifero rotto nel casertano – la cui partenza viene tuttavia compensata dall’opzione con diritto di riscatto per la moglie.

In ogni caso, onde cercare di riempire questo buco incolmabile, sono stati prelevati il numero 12 Rosati, il colosso d’ebano Diakité ed Anderson. Purtroppo – come hanno già ironizzato molti supporters fiorentini – non si tratta di Pamela ma di Luìs de Abreu Oliveira, ex promessa brasiliana del Manchester United, oggi forse un po’ appesantito da qualche churrasco di troppo. Curioso episodio proprio su di lui che – secondo molte voci – doveva essere il primo giocatore in attività ad aver fatto coming out dichiarando la propria omosessualità. Prima conferenza stampa e si scopre non solo che Anderson non è gay, ma che ha pure più figli e donne di Enrico VIII ed una predisposizione alla monogamia degna di Rocco Siffredi. Poco male: i tifosi, invece di preoccuparsi di sue eventuali nottate allo Yag, dovranno temere eventuali notti brave allo Yab. Questione di consonanti. Anderson – per la cronaca – ha scelto il numero 88. Fortunatamente ancora nessuno gli ha dato del nazista.

Per adesso questa Fiorentina 2014 è ancora una macchina in rodaggio. Eccellente prestazione in Sicilia – contro un Catania però in versione The walking dead – e partite deludenti con Genoa e Cagliari. Attenuanti, nella gara interna coi grifoni, per un direttore di gara probabilmente sposato con coniuge fedifraga. Zero alibi per il match in Sardegna, dove si è vista una squadra spenta e un Ilicic ormai maturo per sostituire Boris Karloff nel cuore degli appassionati di film horror. Lento ed abulico, lo sloveno mi sta sempre più facendo pentire di aver speso 17 fantamilioni per tesserarlo nel mio Atletico Per Nulla. Pazienza. Bisogna avere pazienza. Aspettando Gomez – le cui possibilità di un prossimo rientro in squadra sono ormai le stesse che ho io di soffiare Federica Nargi a Matri – non resta che sostenere i ragazzi di Montella, autori fino ad oggi di un buonissimo campionato. Martedì c’è la Coppa Italia. Nel frattempo, intrattenetevi con gli emozionanti aggiornamenti sulla legge elettorale.

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25 commenti

  1. marcolucania1973

    SE UNO E UNN’E’ FORTE E UN RIMANE SETT’ANNI A I’ MANCHESTER E UN DIVENTA UNO DEI PUPILLI DI UN CERTO FERGUSON. QUESTI SONO FATTI E NON CHIACCHIERE !!!!!!!!!! ANDERSON E GLI’E’ FORTE. E BASTA !!!!!!!!!!!!!!

  2. Davvero arguto. E il povero antichissimo viola approva e plaude, ma il sorriso è amaro.

  3. cmq è un articolo ironico , poi può piacere o meno(a me piace) ma non una critica feroce, e giudica cmq positivo il mercato ,da voto 7, 7 su 10 non è affatto male , strano leggere delle critiche all’articolo anche perchè le battute sulla panza? di anderson e sul buon Ilicic frankstein già eran state fatte da tanti. e di matri pure si sa che i gola migliori li segna furi dal campo di giuco.

  4. Gli articoli di Lorenzo Sarra sono sempre mitici. Complimenti!

  5. Senza offendere nessuno, ma tifosi come Marcolucania si accontentano veramente di poco, forse sarà per questa mentalità che non vinciamo mai nulla?

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