Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia…

Tello contrastato da Peres. Foto: Luca Fanfani/Fiorentinanews.com

E allora, senza tanti preamboli, dopo la prova contro il Qarabag (che è stata solo un’elevazione a potenza delle precedenti buone apparizioni), chi volete all’ala destra: Federico Chiesa o Cristian Tello? Prendo per buone le indicazioni in musica date ormai molti anni fa dalla celebre canzone di De Gregori (“La leva calcistica della classe ’68”).
Prendiamo il coraggio. Chiesa entra in campo, lo ha fatto in Azerbajgian come allo Juventus Stadium, con il piglio di chi non è disposto a subire prepotenze. Il contatto fisico non lo spaventa. La battaglia lo vede a suo agio (magari pecca di ingenua irruenza, come nella gara di ieri). Se c’è una possibilità di tirare in porta, non se la fa scappare. E Tello? Un alito lo sposta. Un’entrata rude lo anestetizza. Quando il gioco si fa duro e i duri iniziano a giocare, lui alza le mani.
Poi c’è l’altruismo. Non che lo spagnolo non lo sia, anzi, talvolta fin troppo fino a sconfinare nella mancanza di coraggio (e qui torniamo alla caratteristica precedente). Ma è una generosità che si esprime solo in fase offensiva. La linea di centrocampo alle sue spalle è per lui un segnale di stop. Da lì in poi tocca a chi sta dietro. Chiesa rincorre, combatte e pressa in qualsiasi zona del terreno di gioco. Se Tomovic con il Qarabag non ha sbandato è anche perché il giovane viola gli ha dato man forte.
Infine la fantasia. Tello ne possiede quanto una catena di montaggio. Quando ha la palla fra i piedi tutti sanno già cosa farà, a maggior ragione gli avversari. Il movimento da tenere d’occhio è sempre il solito: palla avanti e accelerazione bruciante. Talvolta, nonostante la prevedibilità, sortisce effetti; più spesso viene neutralizzata da un raddoppio di marcatura. Chiesa è imprevedibile, anche perché il suo raggio d’azione è assai più ampio. Può tentare il dribbling o una triangolazione, galoppare allungando la falcata o suggerire per un compagno.
Tello in campo ha l’aria di un pulcino bagnato, Chiesa di un falchetto a caccia di prede. Tello è frizzante come una minerale aperta da una settimana, Chiesa ha le bollicine di uno spumante.
Il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette, quest’altro anno giocherà con la maglia numero sette. E magari anche quest’anno.

Ps: la favola di Chiesa (come quella di Donnarumma e Locatelli del Milan o di Cataldi della Lazio, per non parlare delle squadre estere) dimostra che se si è bravi, il salto diretto dalla Primavera alla prima squadra non è impossibile come molti sostengono.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

14 commenti

  1. OSCAR,codesta è la parabola del 98% dei giocatori del mondo,non soltanto di tanti giocatori della Fiorentina.

  2. Visto che avete citato questa canzone continuiamola,
    E chissà quanti ne hai visti quanti ne vedrai, di giocatori tristi che non hanno vinto mai ..
    Ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro a un bar……
    La parabola di tanti giocatori della fiorentina in versione De Gregoriana.

  3. supercannabilover

    Drak.. scusa l’osservazione ma ti sei dimenticato di citare Diego Armando Zarate, il giocatore piu’ infamato da tutte le societa’ e tifosi dove e’ andato ma che qua credono sia il fenomeno represso… per fortuna hanno cambiato musica con la new entry Chiesa (piu’ accettabile)

  4. Oh Drak te nel tuo lavoro se ti impegni come tello o babacar o spesso ilicic non ti richiamano a un maggior impegno…siamo abituati a coccolare gente che guadagna oltre un milione e mezzo ..che gira in macchine che io vedo solo nei film..poi in campo passeggiano..te fai come vuoi ma a me da molto fastidio

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*