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Un miracolo da Vangelo al ‘Franchi’. Montella, i piazzamenti non vanno in bacheca, altrimenti Prandelli sarebbe il nuovo Ferguson

MontellaAndreaDellaValleDiego Della Valle e John Elkann continuano a polemizzare a distanza. Il primo accusa il rampollo della famiglia Agnelli dicendogli che dovrebbe occuparsi solo di discoteche e sciate, il secondo respinge al mittente le accuse scendendo dallo skilift e replicando: “I don’t care! I love it!”. Nel frattempo i viola fanno un passo falso che potrebbe sintetizzarsi in un laconico “ICARDI, ALZATI E CAMMINA!”. Non c’è niente da fare, questa squadra è capace solo di imprese. Dalla finale di Coppa Italia ribaltando il risultato di Udine, al miracolo da Vangelo di resuscitare un giocatore che finora aveva collezionato più tweet che minuti in campo e che a forza di fartlek e ripetute con Wanda Nara aveva contratto una forma di pubalgia cronica. Pubalgia cronica, peraltro, da cui tutti vorremmo essere affetti, ma questo è un altro discorso.
Certo, non si può negare che il gol in questione sia viziato da un leggero fuorigioco. Rivedendo le immagini, infatti, è chiaro come Maurito segni direttamente da Viale Paoli, ma resta un fatto: l’Inter conquista tre fondamentali punti per raggiungere la quota salvezza e, probabilmente, il terzo posto ambito dalla Fiorentina se ne va in direzione Cascine. Le attenuanti alla sconfitta contro i nerazzurri sono tante: la voglia di rivalsa dei bauscia meneghini, la stanchezza per la partita con l’Udinese, la formazione un po’ leggerina schierata a sorpresa da Montella, prevedibile come un convegno nazionale dell’Arcigay all’Excelsior di San Donnino. Comunque al di là degli alibi – c’è pure da sottolineare l’assenza di Borja – restano alcune note positive in una serata storta anche per gli acciacchi di Gonzalo, Vargas e Cuadrado. La prima è che l’Arno non è esondato nonostante le lacrime di Mazzarri. La seconda è il ritorno in campo del panzer Mario Gomez. L’ultima volta che aveva giocato, Matteo Renzi era ancora sindaco di Firenze. Ora c’è da sperare che Rossi torni prima che diventi Presidente della Repubblica.
Con il campionato in salita diventa così essenziale puntare in particolare alle Coppe. Ovvio: no ai proclami di vittoria anticipati. Anche Musso Lini – come lo scriverebbe un deputato grillino – ci ha provato a suo tempo, da Palazzo Venezia, e le cose non sono andate proprio bene. Però bisogna che la Fiorentina cominci ad abbandonare l’atteggiamento un po’ decoubertiano del genere L’importante non è vincere, ma partecipare. Sentire la musica della Champions è affascinante e porta nelle casse della società diversi soldi, ma è anche vero che qualificarvisi e pensare di alzarla per le orecchie è un po’ come avere il numero di telefono di Elisabetta Canalis, fissare un’uscita e andare a prenderla con una Panda 4X4. È necessario provare a vincere qualcosa di concreto, perché i piazzamenti non vanno in bacheca, altrimenti Cesare Prandelli sarebbe il nuovo Sir Alex Ferguson. Benissimo, dunque, la finale di Coppa Italia. Ora sotto con l’Europa League che potrebbe portare alla squadra quell’autostima e sicurezza nei propri mezzi indispensabili per il definitivo salto di qualità. L’ultimo trofeo viola risale al Giugno 2001. Fra un po’ Michael Jackson era ancora nero, le Torri gemelle erano al loro posto, la mucca pazza metteva in ginocchio un’altra fiorentina e, pensate, Silvio Berlusconi era il leader del centro-destra.

Foto: LF/Fiorentinanews.com

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