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Non chiamatelo normalizzatore, ma comunicatore

Nel primo anno in viola da allenatore per Stefano Pioli da normalizzatore, come era stato appellato inizialmente, ad esaltatore il passo è stato breve. Un campionato in saliscendi, una terribile tragedia come quella di Astori nel mezzo alla stagione, una qualificazione in Europa vanificata ma tanti giocatori  della Fiorentina che hanno trovato un rendimento soddisfacente come Chiesa, Veretout, Simeone, Milenkovic e un gruppo difficile da sfaldare ma ben unito per intenti e spirito di gioco. Il merito di tutto questo è basato senza dubbio su una figura in particolare, ovvero quella del tecnico di Parma, bravo a livello umano a capire le esigenze e le situazioni di tutti, a gestirle con sapienza, creare uno spogliatoio poliglotta dove tutti parlano adesso una lingua soltanto, e una facoltà nel gestire la comunicazione ben diversa dai precedenti visti con il suo predecessore, ovvero Paulo Sousa. Su questo Pioli eccelle senza dubbio su tutta la linea.

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