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Un business planetario ma anche la fonte dei guai di Conte e Bonucci

Un vero e proprio business planetario. E’ quello delle scommesse sportive ed in particolare quello delle scommesse legate al calcio. Un giro d’affari in costante crescita e che non conosce crisi di sorta, in agenzia, oppure on-line c’è voglia di giocare, con gli scommettitori accecati dalla possibilità di fare soldi facili.

Nel nostro Paese ovviamente la parte del leone la fa il calcio, che genera un giro d’affari intorno ai 4 miliardi di euro ogni anno, almeno secondo alcune stime. Anche perché non è possibile quantificare il fiume di denaro che viaggia per canali che non sono quelli ufficiali.

Per capire meglio di quale fenomeno stiamo parlando, citiamo il fatto che in un recente intervento ad un workshop sul tema del match fixing nel calcio, il vice segretario Lega Pro, Michele Paolucci, ha dichiarato: “Pensate che il 70% delle scommesse avviene nel mercato asiatico, laddove la principale società di scommesse vanta lo stesso fatturato di un gigante industriale come la Coca Cola”.

Italia è anche terra di scandali legati alle scommesse. Molte società e molti tesserati sono finiti nei guai, ci ricordiamo tutti Scommessopoli, che ha coinvolto anche personaggi eccellenti. E non solo la Serie A, ma anche le serie minori vengono monitorate con continuità: “Analizziamo costantemente i flussi delle scommesse delle partite di Lega Pro e della relativa Coppa Italia – ha detto ancora Paolucci – In caso di anomalie e segnalazioni procediamo ad avvisare la Procura Federale”.

E a proposito di scommesse, nei guai ci sono finiti parecchi personaggi famosi del nostro calcio, a cominciare da Antonio Conte, attuale allenatore del Chelsea, ma in passato anche tecnico della Juventus e selezionatore della nazionale italiana, il quale è stato squalificato per dieci mesi a seguito di fatti risalenti alla sua esperienza al Siena. Meglio invece è andato al difensore centrale del Milan, Leonardo Bonucci, prosciolto nonostante fosse stato chiamato in causa da alcuni giocatori ‘pentiti’.

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