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Vitor Hugo: “Ora giochiamo per Astori e non per qualcosa. E’ una brutta sensazione guardare e sapere che non sarà più qui. Il giorno della sua morte, Gil Dias…”

Il difensore della Fiorentina, Vitor Hugo, è stato intervistato da UOL Esporte. Nel corso di questa intervista il centrale viola ha toccato molti temi: “Il primo anno è stato l’anno delle scoperte e dell’apprendimento. Ho imparato molto sulla lingua e sul modo in cui si gioca in Italia. Ho ricevuto molto supporto dall’allenatore e dal nostro capitano, Astori. Poi gli è successo quello che gli è successo ad inizio 2018. E’ stato un duro colpo per tutti ed era mia responsabilità sostituirlo. Da allora le cose stanno accadendo, mi sono evoluto giorno dopo giorno, ho acquisito sicurezza e in questa stagione ho iniziato più pronto, sapendo anche parlare la lingua fatto che mi ha aiutato molto fuori dal campo. Ho ancora molto da imparare, ma ho già visto il calcio nel modo in cui gli italiani lo vedono, non come un principiante”.

Su Astori: “Ora giochiamo per qualcuno, per lui, per la sua memoria, per tutto ciò che ci ha trasmesso, non per qualcosa. Quindi, in ogni vittoria o anche quando otteniamo un pareggio in una partita difficile, andiamo dai fan e facciamo il gesto di riverenza al capitano proprio come ho fatto dopo aver segnato un gol nella partita successiva alla sua morte, per far sì che sia sempre ricordato Ha segnato la nostra vita e merita questo affetto e questo ricordo. Ecco perché abbiamo giocato per lui. Mi emoziono solo a ricordarlo. E’ stato molto difficile tornare al centro tecnico, perché tutto ciò che guardavo mi ricordava lui: il posto nello spogliatoio, la sedia nella sala video, in palestra. E’ una brutta sensazione guardare e sapere che non sarà mai più lì”. Poi aggiunge: “Ero nella camera da letto, vicino alla sua quando è morto. Siamo andati a fare colazione e nessuno sapeva niente. Dopo colazione, siamo tornati in camera. Ci è voluto un po’ e Gil Dias, un portoghese che era nel gruppo l’anno scorso, mi è venuto a bussare e ha detto “Stanno dicendo che Astori è morto”. Io gli ho risposto: “Sei pazzo? Puoi smettere di dire queste cose, perché non è un qualcosa su cui scherzare”. Fu allora che vidi il dottore nel corridoio e l’allenatore alla sua porta. Ma non ci hanno lasciato entrare nella stanza per vedere. Alcuni giocatori stavano già piangendo nella hall. Non potevo credere che stesse succedendo. Ma non l’abbiamo più visto”.

Su Giovanni Simeone: “Lui è un buon giocatore, ha qualità e personalità. Non sta attraversando un ottimo momento, ma fa parte della carriera di ogni calciatore. È una fase. L’anno scorso è stato molto importante per la squadra (capocannoniere con 14 gol). Quando tornerà a segnare tutti ritorneranno a parlare di lui”.

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