Fiorentina, il gioco è una risorsa: non aver paura di usarla. Vanoli cambia e il 2026 sembra più incoraggiante, ora la prova del nove

Il nuovo anno sembra aver portato un po’ di aria fresca e di fiducia in casa Fiorentina. Cinque i punti ottenuti in questo 2026, che diventano 8 nelle ultime cinque gare, accompagnati da prestazioni rassicuranti (seppur non scevre da approcci timidi, vedasi la sfida all’Olimpico) contro avversari non semplici. Si vede anche una crescita netta di alcuni tra i singoli più importanti -Fagioli su tutti- e una classifica che finalmente si muove, sganciando la squadra dall’ultimo posto pur al momento rimanendo in piena zona rossa. Se è vero che le vittorie sfumate nel finale contro Lazio e Milan suonano amaro e rischiano di essere punti pesanti persi, è vero anche che un mese fa era difficile immaginarsi una squadra così brillante e capace di spaventare avversari ben più quotati.
Un atteggiamento diverso della Fiorentina
Mister Vanoli è stato bravo nell’individuare quali fossero i giocatori più importanti per la squadra e i più bisognosi di aiuto, soprattutto nel capire di cosa avessero bisogno in campo per rendere al meglio. Al di là del cambio di modulo, è evidente come la Fiorentina dalla sfida contro l’Udinese abbia radicalmente cambiato atteggiamento tattico e principi di gioco da seguire rispetto a tutto il 2025: ha ridotto molto la sua tensione verticale per cercare piuttosto di lavorare sull’ampiezza grazie agli esterni, con molta più propensione alla risalita ordinata del campo tramite il possesso e un baricentro decisamente più alto.
Adesso una cura c'è e va seguita
Un vero ribaltamento concettuale, utile non solo dal punto di vista dell’ordine in campo ma anche da quello psicologico. Pur tenendo conto delle storture che rimangono nella rosa (difficile da rendere coerente e non a caso in fase di profonda ristrutturazione), la “cura” oggi per la Fiorentina è scrollarsi di dosso le paure e affrontare la partita con la consapevolezza che ci sono i mezzi per governarla tramite il controllo del gioco.
Nell'evoluzione del mercato, ora arriva Bologna
Ufficializzato l’arrivo di Paratici a febbraio (con un non detto su chi stia effettivamente operando in questa finestra di gennaio) e attendendo ulteriori novità dal mercato in entrata, nel mirino c’è la sfida con il Bologna al Dall’Ara. Partita che sarà un test importante non solo per provare ancora a dare continuità di risultati su un campo difficile, ma anche per verificare la tenuta, mentale e organizzativa, di questa nuova Fiorentina.
Un'importante prova di maturità
Nelle ultime partite, la squadra ha risposto bene alle nuove consegne soprattutto contro avversari, seppur molto diversi per caratura tecnica, simili per un approccio attendista alla gara, ovvero Milan e Cremonese. Già nella partita contro la Lazio, la maggior abitudine della squadra di Sarri nel contendere controllo del pallone e mantenere un pressing alto organizzato aveva spaventato i viola, soprattutto nella prima metà di gara. Proprio in questo il Bologna –squadra pur in crisi di risultati e lontana dalla miglior brillantezza atletica– si presenta come una “prova del nove”, vista la consolidata asfissiante intensità della squadra di Italiano nella fase di non possesso. Guai a sottovalutare la situazione; il pari a Como può esser stato un primo segnale di inversione di tendenza per i rossoblù.



