Si va a Rakow: una squadra talmente inaffidabile da rendere superflua la ‘fortuna’ a Nyon. Il fattore comune dei ribaltoni europei
Non si può dire che non l'avessimo già visto il film di giovedì ma proprio perché non trattavasi di film da Oscar ma di mediocre sceneggiato da festival di paese, avremmo serenamente evitato il rewatch. E invece la Fiorentina ci ha voluto riproporre una rivisitazione dei match del recente passato, con Braga, Lech Poznan o Polissya, dove il brivido della rimonta subita ha sempre accompagnato poi passaggi del turno assurdamente rocamboleschi.
Come assurda è l'attuale Fiorentina, talmente inaffidabile da rendere superfluo perfino il potenziale vento favorevole di un sorteggio che ha mandato dalla parte opposta di tabellone la squadra numero uno del torneo, lo Strasburgo. Un gruppo di lavoro, quello di Vanoli, che più e più volte ha tradito le attese e, giunti ormai a marzo, non ha più alcun credito da spendere.
C'è un fattore comune però che caratterizza le Fiorentine protagoniste in questi anni di clamorosi ribaltoni europei, in negativo ed è la linea societaria, al tempo rappresentata ancora da Commisso, Barone e Pradè, oggi dalla famiglia del presidente, con Paratici, Ferrari e Goretti: vuoi per l'attuale priorità, rappresentata dalla corsa salvezza, fatto sta che tutt'oggi, il messaggio trasmesso dal club alla squadra è sbagliato e la Fiorentina continua a prendere alla leggera sfide di ritorno chiuse solo sulla carta. Ed è proprio il principale salto di qualità che è chiamato a dare il neo DS.



