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Fabio Paratici
Fabio Paratici. Foto: Vicario/Fiorentinanews.com

Effetto Paratici o semplice coincidenza? La resurrezione della Fiorentina – per ora solo abbozzata, in attesa di conferme nelle prossime gare – può davvero essere attribuita al nuovo direttore sportivo? Una risposta definitiva non c’è. Però i fatti raccontano che da quando Fabio Paratici è entrato nell’orbita viola, ben prima dell’ufficialità in organigramma, la squadra ha iniziato a mostrare segnali di miglioramento.

Cambio di passo

Il cambio di passo – ancora lontano dall’essere una svolta – nasce da una combinazione di fattori: gli innesti del mercato di gennaio (certamente orchestrati proprio da Paratici), il ritorno alle ali nel modulo di gioco (scelta resa possibile dai nuovi arrivi), e una gestione più prudente delle sostituzioni da parte di Paolo Vanoli.

Tutta farina del sacco di Vanoli?

Proprio quest’ultimo aspetto resta delicato: troppo spesso i cambi hanno complicato le partite invece di risolverle. Nelle ultime uscite, però, Vanoli ha talvolta rinunciato perfino a utilizzare tutte le sostituzioni disponibili, evitando di alterare equilibri finalmente trovati. È farina del suo sacco o il frutto di un confronto serrato con il nuovo dirigente? L’ipotesi della “moral suasion” societaria appare tutt’altro che peregrina.

Anche l’atteggiamento in campo sembra leggermente più combattivo. Permangono errori madornali, un gioco spesso asfittico e le consuete difficoltà sotto porta, ma almeno si intravede una squadra che ha compreso la gravità della situazione. Nella lotta salvezza servono determinati codici comportamentali: intensità, pragmatismo, capacità di soffrire, astuzia. Averlo interiorizzato è già un primo passo verso l’obiettivo.

Un direttore sportivo non gioca, ma incide

Un direttore sportivo non scende in campo, ma incide, eccome: supporta (e talvolta sopporta) allenatore e giocatori, orienta le scelte, costruisce il clima giusto nei momenti critici. E, nel caso della Fiorentina, deve anche preparare il rilancio di una squadra che, per storia e ambizioni, non può pensarsi da bassa classifica.

Se l’effetto Paratici sia reale o solo una suggestione momentanea lo diranno le prossime settimane. Per ora, qualche segnale c’è. E non è poco.

 

 


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