Prandelli: "Quando mi dimisi dalla Fiorentina andai in tilt e non guardai partite per sei mesi ma ne sono uscito e sono un nonno e contadino felice. Indimenticabili i giorni di Calciopoli"

Una nuova vita quella di Cesare Prandelli che a La Nazione ha raccontato la sua quotidianità, nei dintorni di Firenze, dopo aver chiuso la sua carriera proprio alla Fiorentina nel 2021:
"Io amo il calcio. E certi sentimenti non li metti mai da parte. E’ vero, quando mi dimisi dalla Fiorentina andai in tilt. Non volli guardare una partita per almeno sei mesi. Provavo troppo dolore. Poi sono uscito da quel tunnel e ho riscoperto la bellezza di questo sport.
La mia (prima) Fiorentina? L’altro giorno ripensavo a uno di quei momenti indimenticabili. E non era una partita, ma quel giorno in cui in ritiro venimmo a sapere che la sentenza di Calciopoli ci aveva condannati alla serie B. Io dovevo salire sul palco per la presentazione della squadra. Mi piangeva il cuore per i tifosi. Mi feci forza, dissi che sarei rimasto al mio posto e compresi che i giocatori erano tutti con me. Questo mi dette l’energia per parlare con grande passione e positività del nostro futuro. Poi la B si trasformò in una penalizzazione e il nostro fu un campionato fantastico. Non posso dimenticare quel giorno.
E la vita di ora? Quella del contadino. Sono tornato alle mie origini. Io quando salgo sul trattore sono felice. E la sera quando ho finito provo quella stanchezza sorridente che senti addosso quando sei soddisfatto della tua giornata. Il lavoro manuale toglie di mezzo ansie e stress.
Ruolo da nonno? Ho cinque nipoti, io adoro fare il nonno. A volte li porto a vedere un museo e a scoprire personaggi storici, artisti. Il genio di Leonardo da Vinci li ha conquistati. E ha conquistato anche me".