Sono ancora pochi, ma sempre di più, coloro che sostengono che il calcio sia una delle prossime bolle finanziarie destinate ad esplodere. Questo significherebbe un crollo improvviso del mercato, sovralimentato da bilanci non realistici e capitali precari. Così che già da più tempo, il calcio mondiale guarda ai capitali d’investimento soprattutto di società multinazionali e di recente provenienti soprattutto dai Paesi Arabi.

Sembra invece assai minoritaria una proposta di risoluzione che poggi sul modello dell’azionariato popolare. Almeno qui in Italia, e dopo che è fallito il progetto di alcuni tifosi vip dell’Inter, rappresentati in qualche modo da Carlo Cottarelli, di affiancare l’attuale proprietà cinese, resasi però del tutto indisponibile all’entrata degli stessi nel capitale azionario della società.

Successi più unici che rari

Ma se lo scopo è tutelare e salvaguardare l’identità civica e culturale dei club mediante l’ingresso dei tifosi in società, occorre però dire che il modello dell’azionariato popolare gode di successi più unici che rari. Nel calcio tedesco, il modello per eccellenza è quello del St. Pauli, squadra della periferia di Amburgo, che attualmente conta circa 15.000 soci. Diversa invece la situazione che riguarda il più blasonato Bayern di Monaco, che conta sì 300.000 soci, ma il cui 25% del capitale azionario è nelle mani di Allianz, Adidas e Audi, che pertanto fanno il bello e il cattivo tempo e quindi determinano per intero le sorti della squadra. Né più né meno di quello che accade con la proprietà di squadre altrettanto famose, come il Real Madrid, il Barcellona e altre società professionistiche soprattutto spagnole.

Un disegno di legge che giace da un anno in Senato

In Italia, da un anno, giace in Senato un disegno di legge in materia (https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/Ddliter/56740.htm), il cui iter però non ha avuto alcun inizio. Il disegno di legge in questione riguarda per l’appunto la proposta d’introdurre forme di azionariato popolare nello sport professionistico e dilettantistico. Per quanto riguarda il calcio italiano, attualmente si contano circa 100 società professionistiche e circa undici mila società dilettantistiche; nel testo del disegno di legge, uno degli scopi espressi è la trasformazione delle società dilettantistiche in società di capitali, Spa o Srl, “per ridurre l’esposizione debitoria delle stesse società e garantire loro stabilità finanziaria nel lungo periodo”. E quindi la garanzia e la tutela di uno scopo che, più che civico e culturale, ha natura finanziaria.

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