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Nicolò Fagioli
Nicolò Fagioli. Foto: Vicario/Fiorentinanews.com

La vittoria contro il Como ha un peso enorme nella sempre complicatissima lotta della Fiorentina per la permanenza in Serie A. In primis, perché in qualche modo pone rimedio allo scivolone casalingo contro il Torino (due punti persi nel finale contro una diretta rivale, inutile girarci intorno) andando a prendere bottino pieno su un campo dove solo il Milan era riuscito a imporsi; in secundis perché è un piccolo grande segnale, da parte della squadra, di presa di coscienza della situazione. I giocatori a Como hanno “toccato l’erba con mano”, hanno capitalizzato le occasioni, hanno fatto una partita comprendendo come non ci sia più margine per le superficialità e serva attenzione, nonché grande carica agonistica, per portare a casa quelle vittorie oggi indispensabili.

Una pedina fondamentale, questa volta anche in fase difensiva

Nonostante siano in tanti ad aver meritato encomi per la prova del Sinigaglia (ad esempio un Parisi ritornato al suo ruolo di terzino sinistro, nonostante la macchia dell’autogol), sugli scudi c’è soprattutto Nicolò Fagioli, la cui prima rete stagionale ha spostato la bilancia della sfida contro i lariani. Il regista della Fiorentina, al tempo stesso elegante e caparbio in occasione del gol del vantaggio, ha fatto una partita encomiabile sul piano dell’applicazione e della disciplina, calandosi appieno nel ruolo di “guida” tecnica ed emotiva per la squadra. La sua prestazione è da sottolineare soprattutto per quella che resta un’evidente contraddizione (necessaria e irrisolvibile) nell’utilizzo del numero 44: la posizione di playmaker, se da un lato gli permette di assumere quella direzione del gioco che nessun altro può prendersi nella rosa gigliata, dall’altro lo obbliga a una serie di compiti difensivi e senza palla, limitandone al contempo la presenza nella sua zona di azione preferita, ovvero la trequarti. Era già successo in passato che per superficialità o eccesso di confidenza Fagioli, nonostante la sua messa a disposizione, avesse commesso errori proprio nel lavorare a protezione della nostra linea difensiva: sabato non è stato così, e contro un cliente difficile come Nico Paz e una ricerca ossessiva da parte del Como di sfondamento nella zona centrale (soprattutto nel primo tempo), Nicolò è stato impeccabile tanto negli interventi quanto nella gestione degli spazi senza palla. 

Carro armato sì, ma non privazione del talento

Precisiamo una cosa: la Fiorentina non è nei marasmi della zona retrocessione per “colpa” di Fagioli, giocatore che, nonostante il percorso di carriera accidentato, per qualità tecnica non dovrebbe mai ritrovarsi nel pantano della bassa classifica. Ma proprio perché lui non merita di stare in un contesto oggi così malmesso, la sua crescita come giocatore passa anche dall’aiutare la sua squadra ad uscire da questa situazione. La famosa “testa nel carro armato” non è, né deve essere, compressione del talento, rigetto del gioco, sangue e disperazione: dev’essere lucidità, comprensione della situazione, disciplinato adattamento senza perdere il modo di mostrare le proprie qualità con costrutto. Quello che ha fatto Fagioli sabato a Como. Quello che, alla Fiorentina, oggi serve per provare a salvarsi.


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