Soldi, ricavi, proclami, obiettivi ma quante mosse da Champions League ha fatto realmente la Fiorentina?

Claudio Masini  | 

Non c'è dubbio che la Champions League faccia gola e lo farà ancor di più con il nuovo format e i ricavi più alti sul piatto. Trattasi di torneo che mette d'accordo le ambizioni sportive con quelle economiche, realtà non sempre andate di pari passo negli ultimi anni (per usare un eufemismo). E non sorprendono le parole del dg Barone di ieri (ma anche di puntate precedenti) con la Champions nel mirino. A maggior ragione dopo l'enfasi sull'ultimo bilancio, massimamente rafforzato proprio dal lungo percorso in Conference.

Sì ma, giunti al dunque e messi da parte i proclami verbali, quante mosse tecniche ha messo in atto realmente la Fiorentina? Nella gestione Commisso si è registrato l'acquisto record della storia viola, con i 27 milioni investiti su Gonzalez. Si è però, per motivi vari, rinunciato anche a pezzi pregiati, mal sostituiti per ora. E si è più volte andati a peggiorare il precedente titolare, con la promozione magari della riserva: concetto valido soprattutto a centrocampo, dove Amrabat è passato da vice Torreira alla titolarità. Un po' come ha fatto Duncan con Mandragora.

E che dire della porta, dove il migliorato ma basilare Terracciano continua ad interpretare il ruolo da titolare, con dei presunti competitor via via messi da parte. In difesa si è agito soprattutto sugli esterni ma i centrali restano gli stessi del biennio Iachini mentre l'attacco merita il suo capitolo a parte, già ampiamente trattato e ben poco lusinghiero. Insomma, la sensazione è che di concreto per tramutare le ambizioni ai microfoni in punti e classifica da top 4 non si sia fatto ancora abbastanza. O non lo si sia fatto nel modo giusto.

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