Il Parisi snaturato: c'è realmente futuro tattico diverso nel percorso del mancino viola?

Claudio Masini  | 

E' capitato, e capita, spesso che i nuovi volti del mercato arrivino in un contesto tattico per poi ritrovarsi catapultati in scenari del tutto nuovi. E' forse una delle storture principali che fanno da trait d'union delle varie campagne acquisti di questi anni: calciatori presi per interpretare ruoli a cui poi forse non erano così adatti. Tralasciando i perché e i percome si sia andati su determinati profili, un caso che rischia di aggiungersi alla lista è quello di Parisi.

Nel suo caso però non per inadeguatezza al ruolo del terzino sinistro, che è il suo a tutti gli effetti, ma più per risolvere magagne provocate da altri. Detto che quella era una delle poche posizioni con un titolare indiscusso e affermato da anni, il buon Parisi è stato prima dirottato a destra, con risultati piuttosto rabbrividenti, e poi in proiezione più offensiva. L'ex Empoli le doti per attaccare e dribblare le ha ma non è un esterno offensivo. Il paradosso ad oggi è che l'idea di impiegare lui e non chi sarebbe del mestiere, da Sottil a Brekalo, tutto sommato non dispiace. 

I numeri dicono che fin qui Parisi ha giocato da terzino sinistro appena 12 gare su 20: c'è realmente la possibilità di far di necessità virtù e renderlo un jolly? L'importante è che a forza di snaturarlo non lo si confonda troppo.

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