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Paolo Vanoli
L'allenatore Paolo Vanoli. Foto: Vicario/Fiorentinanews.com

Alla Fiorentina di questi tempi manca la capacità di prevedere… l’imprevedibile. Un ossimoro che intendo spiegare. 

La squadra viola, sia nel periodo piolesco sia in quello vanoliano, appare sostanzialmente uguale a se stessa per tutta la durata della gara. È vero: in alcune partite si sono alternati momenti di abulia ad altri di maggiore intensità; gare affrontate con più o meno concentrazione, con più o meno agonismo, con un’organizzazione talvolta efficace, talvolta approssimativa.

C’è però un minimo comun denominatore che, a mio avviso, le accomuna tutte: la totale mancanza di imprevedibilità. La Fiorentina non sorprende mai l’avversario e, di riflesso, nemmeno i propri tifosi (se non negativamente). Non lo fa al calcio d’inizio, non accade durante lo sviluppo della partita, tanto meno attraverso le scelte dalla panchina. Le azioni si susseguono secondo uno spartito prevedibile, con uno sviluppo spesso monotono.

Manca, come dicevo all’inizio, l’imprevedibilità. Che dovrebbe esserci per l’avversario, non certo per i giocatori viola e, soprattutto, per il loro allenatore.

Perché l’imprevedibile, sul campo, non nasce dal caso. Al contrario, deve essere preparato con cura maniacale durante la settimana, studiato nei dettagli, provato e riprovato. È lì che si costruisce la sorpresa. Nell'ultima partita contro il Cagliari, per esempio, l'allenatore dei sardi ha sorpreso i viola incaricando un attaccante (Esposito) di francobollare il nostro regista (Fagioli). Ha così inaridito il gioco viola, senza che Vanoli riuscisse a trovare le contromisure.

Il valore aggiunto di un allenatore sta anche nella capacità, da vero prestigiatore, di tirare fuori il coniglio dal cappello, suscitando la meraviglia del pubblico e, su un campo di calcio, il disorientamento degli avversari.

Finora, di conigli dal cappello ne abbiamo visti uscire parecchi, di colori diversi. Ma mai, purtroppo, a tinte viola.


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