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Fabio Paratici
Fabio Paratici. Foto: Vicario/Fiorentinanews.com

Il futuro si sta già disegnando ed è in mano all'uomo che è stato portato a Firenze dalla famiglia Commisso per ricostruire la Fiorentina: Fabio Paratici

Un contratto lungo, quattro anni e mezzo, come a dire: è tutto nelle sue mani. E, volenti o nolenti, nonostante un mercato di gennaio che ha prodotto poco o nulla, la Fiorentina si sta salvando con grande anticipo rispetto alle previsioni. Segno che il nuovo dirigente viola ha inciso, magari più al Viola Park che con gli acquisti, ma ha inciso. 

No ad anni di transizione

Il prossimo anno, per forza di cose, la Fiorentina senza Coppe avrà il compito di tornare in Europa. Quale Europa lo vedremo, ma andrà costruita una squadra che ricominci un nuovo cammino. Basta parlare ancora di anni di transizione, non sarebbe accettabile, e non sarebbe stato ingaggiato altrimenti un dirigente di questo calibro. E poi, sinceramente, da quando la famiglia Commisso è proprietaria della Fiorentina sono state più le stagioni in down che quelle in up

La prima scelta

La prima scelta dovrà sicuramente essere quella dell'allenatore. Impensabile che si riparta da Vanoli, che ha fatto benissimo in campionato ma che in Europa ha dimostrato di non essere all'altezza. Allenatore da salvezza, che Paratici non ha scelto essendo arrivato dopo. E' chiaro ed evidente che, ringraziando Vanoli, dovrà arrivare un tecnico di livello che riparta a braccetto con il nuovo ds. Un big, ma anche un giovane tipo Grosso. Insomma, serve una linea, una strategia, per interrompere con un passato che poteva andare decisamente peggio ma che per forza di cose andrà cancellato, per evitare scorie e false partenze. 

Progetto a metà

Ripartire con Vanoli, ad esempio, potrebbe portare già dopo poche giornate del prossimo campionato a cambiare allenatore e a ritrovarsi nuovamente con un progetto a metà. Questa Fiorentina non può e non vuole permetterselo. Per questo, al di là di mille voci, siamo sicuri che Paratici (più di noi) abbia ben chiaro questo. Se così non fosse, e non vogliamo nemmeno immaginarlo, il segnale sarebbe chiaro e definitivo: ridimensionamento e sogni chiusi a doppia mandata nel cassetto. Questa volta la cartina tornasole del progetto non è più il centravanti o il portiere o il regista: è l'allenatore.


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